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La missione è salvare Petra, Italia e Giordania avanti insieme

Dopo la stima dei rischi e l'individuazione delle priorità, l'obiettivo è ora limitare i pericoli di frane
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PETRA (Giordania) – “I rischi ambientali e idro-geologici sono una minaccia intollerabile per il valore culturale del Siq e poi, soprattutto, c’è il senso di un patrimonio che ci unisce“. Lo ha detto oggi Laura Frigenti, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), presentando a Petra una terza fase di interventi a salvaguardia del sito giordano patrimonio dell’umanità.

Il progetto, coordinato dall’Unesco, si avvale di un nuovo contributo del nostro Paese che a partire da un appello lanciato da Amman nel 2011 aveva già sostenuto i primi interventi con un milione di euro.

“Siamo onorati di co-finanziare ora la terza fase” ha sottolineato Frigenti. “Ci si concentrerà sull’installazione di un sistema di monitoraggio integrato e sull’uso di tecnologie avanzate come il laser scanning in 3D, la fotogrammetria e la fotografia panoramica”.

Alla cerimonia, con l’inaugurazione di una mostra sui risultati degli interventi degli anni scorsi, hanno partecipato personalità politiche, esperti e rappresentanti dei due Paesi. Tra loro l’ambasciatore d’Italia Giovanni Brauzzi, il direttore del dipartimento delle Antichità del ministero del Turismo giordano Munther Jamhawi e il direttore del Parco archeologico di Petra, Mohammed Al Nawafleh.

Dopo la stima dei rischi e l’individuazione delle priorità, l’obiettivo è ora limitare i pericoli di frane. Nel canyon di rocce arenarie che conduce al Tesoro di Petra, la meraviglia del Regno nabateo dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1984, sono previsti interventi di sostegno o al contrario di rimozione di rocce e frammenti.

“PROGETTO UNICO GRAZIE ALL’ITALIA”

L’impegno in Giordania è apprezzato. “È un progetto unico possibile grazie al contributo dell’Italia” ha sottolineato Al Nawafleh, convinto del “successo della sinergia” tra il nostro Paese e la Giordania.

Un punto evidenziato pure da Costanza Farina, rappresentante dell’Unesco in Giordania, italiana forse non per caso. “A partire dal 2012 c’è stato un sostegno finanziario dal valore inestimabile, che ha permesso di condividere esperienze e tecnologie all’avanguardia”. Di un “progetto importante perché mette insieme formazione e trasferimento di tecnologie” ha detto Brauzzi. “Italia e Giordania sono insieme sotto la bandiera dell’Unesco, unite per il patrimonio culturale”.

Si spinge più in là Jamhawi, il direttore del dipartimento delle Antichità: “Il progetto è forse il più importante in termini di ‘best practices’ mai realizzato nel nostro Paese; siamo fiduciosi che presto, con i fondi, l’esperienza, le tecnologie e i percorsi di formazione della Cooperazione italiana, ce ne possano essere nuovi altrettanto fruttuosi”.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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