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Fake News, Polizia Postale: “Poche denunce, solo 1 su 200”

Cervellini."Serve dialogo, da 15 anni siamo nelle scuole"
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ROMA  – “La prima cosa da fare? È sicuramente quella di segnalare chi diffonde in rete le notizie false. Ma succede ancora troppo poco: stimiamo che per ogni denuncia sporta in un ufficio di Polizia ce ne siano più di 200 che rimangono sommerse”. Lo dichiara all’agenzia DIRE Marco Valerio Cervellini, promotore delle campagne di sensibilizzazione sulla navigazione sicura della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Un’attività svolta principalmente nelle scuole, attraverso incontri e seminari iniziati 15 anni fa.

LA CAMPAGNA ‘UNA VITA DA SOCIAL’

“Più di recente – prosegue Cervellini – abbiamo promosso insieme al Miur una incisiva campagna chiamata ‘Una vita da social’, giunta ormai alla quarta edizione. Andiamo nelle classi, parliamo ai giovani, agli adulti, cercando di dare un nome al problema. Serve infatti maggior dialogo, specie nelle famiglie dove capita troppo spesso che i genitori non parlino con i propri figli. E siccome i ragazzi sono curiosi, pretendono le risposte. Se non le ricevono le andranno a cercare sulla rete”.

L’INFOGRAFICA

LA FAKE NEWS-ONOMICS

Sul web, però, capita sempre più spesso di imbattersi in siti che diffondono fake news, quelle bufale costruite ad arte per ottenere un risultato, che sia quello di fare soldi attraverso i click oppure di danneggiare persone o aziende. La chiamano “fakenews-onomics”, l’economia della menzogna.

Tra gli esempi più noti, in Italia, ci sono state le notizie confezionate ad arte sul terremoto (magnitudo abbassata per non pagare i danni ai cittadini), la meningite (arrivata nel Paese per colpa dell’immigrazione) e le scie chimiche (formate non da vapore acqueo ma da non meglio precisati agenti chimici). Servizi e articoli cliccati, condivisi e commentati da milioni di utenti.

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E per avere un’idea di quanto possano essere “coinvolgenti”, basta attraversare l’Oceano e fare riferimento al caso forse più famoso e discusso di fake news: le elezioni americane. Durante il periodo elettorale, secondo il Reuters Institute, sono stati letti 8,7 milioni di articoli falsi contro i 7,3 milioni di quelli mainstream, provenienti cioè da giornali o siti consolidati.

“Per manipolazione della rete – aggiunge l’esperto – si intente tutta una serie di disinformazioni attraverso cui uno o più soggetti riescono a far credere che alcuni fatti, totalmente o parzialmente inventati, siano veri, autentici. È un fenomeno che colpisce tutte le fasce di età, ma diventa particolarmente pericoloso quando raggiunge i minori o le persone caratterialmente deboli. E può avere diversi scopi: attraverso la rete, ad esempio, si riesce a convincere un adolescente a fare cose che non farebbe mai nella vita reale”.

Infatti, secondo il rapporto della Polizia Postale e delle Comunicazioni, lo scorso anno è stata smantellata “una comunità virtuale pedofila composta da 45.000 iscritti”, con le indagini sui casi di adescamento online che continuano a registrare un progressivo aumento (da 234 nel 2015 a 322 nel 2016).

“È sufficiente ‘reinventarsi’, presentandosi magari come un punto di riferimento rispetto a un determinato argomento. E fa impressione constatare il seguito di vari siti che parlano di istigazione al suicidio, alla bulimia e anoressia, all’autolesionismo e alla cyberbullismo. In molti casi – rivela Cervellini – la maggioranza dei commenti sono a favore di queste pratiche”.

COME SI CADE NEL TRANELLO

Per questo motivo, come sottolineato anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini, è fondamentale fare tanta sensibilizzazione e prevenzione.

“Basta pochissimo – continua Cervellini – per celarsi dietro un’identità falsa. Se poi consideriamo che la maggior parte dei ragazzi ha i profili aperti, accessibili a tutti, dove è quindi possibile scoprire gusti, hobby, preferenze e convinzioni politiche, si capisce come sia abbastanza facile guadagnare la loro fiducia presentandosi come una persona con gli stessi interessi e passioni. Ecco perché è importante parlare del problema”.

A cadere nella rete delle bufale, oggi, è un vasto variegato pubblico. Per Cervellini “i social network, a prescindere dall’età di chi li usa, sono diventati uno straordinario strumento usato come compagno di viaggio da persone che si sentono sole. Che, spesso, proprio perché si sentono capiti o assecondati, tendono a fidarsi troppo dell’interlocutore virtuale. Tramite la rete è infatti possibile influenzare molto più facilmente rispetto a quanto avviene nella vita offline”.

La manipolazione, il più delle volte, avviene a scopo di lucro. Le piattaforme online guadagnano sulla base delle visualizzazioni e delle interazioni che hanno, e tutti i Paesi – senza rischiare di scivolare nella censura – stanno cercando di risolvere il problema, isolando i creatori di fake news. “Sfida difficile – conclude Cervellini – dato che la notizia vera è quasi sempre meno attrattiva di quella inventata”.

di Niccolò Gaetani, giornalista professionista

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