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Capitani, nani, giganti: parte la carovana di Cateno De Luca in corsa per le elezioni europee

Il fantasma di Vittorio Sgarbi, il numero d'illusionismo di Giulia Moi, nani e giganti: iI 'circo' De Luca è in città: "Non siamo in vendita- avverte lui presentando il listone Libertà- il 9 giugno il vero terzo polo saremo noi"

Pubblicato:06-04-2024 18:01
Ultimo aggiornamento:08-04-2024 09:26

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ROMA – Venghino signori, venghino. Il circo De Luca è in città. “Accorrete, pubblico, gente grandi e piccoli- cantava Claudio Baglioni- al suo numero magico vedrete mille e più incantesimi”. Il capitano Ultimo che si scopre il volto dopo 31 anni, l’europeista che danza con quello che vuole “distruggere l’Unione europea”, il fantasma di Vittorio Sgarbi, il numero d’illusionismo di Giulia Moi, nani e giganti.
Il teatro al posto del tendone a strisce. Al Quirino ci stanno più di mille persone in una sala gremita e una ventina di simboli. Sono 18 per la precisione, tra movimenti e partiti, i cerchi finiti dentro al listone Libertà animato dal leader di Sud chiama Nord. Oggi si sono aggiunti ‘Noi ambulanti liberi’ e domani chissà, potrebbe esserci posto per Sgarbi. “Ci siamo incontrati- racconta Cateno De Luca- gli ho detto che se si vuole candidare non gli dico no”. Aggiungi un posto a tavola. Anche un po’ musical: “Il simbolo può ancora ospitare tante altre stelle“.

L’elenco è lungo: euroscettici, animalisti, no vax, ex leghisti, ex cinquestelle, civici. La storia inizia a febbraio, quando De Luca firma un patto con Gianni Alemanno e Marco Rizzo. È davvero la lista rossobruna, poi tutto s’incasina perché fanno a gara a chi lo vuole più grosso, il cerchio col simbolo. Si tirano indietro. “Sospetto che non hanno voluto rischiare il culo– osserva oggi il leader di Sud chiama Nord- pensavo fossero giganti, erano nani“. Da lì De Luca ha costruito il listone che oggi è Libertà. “È stato bello e complicato- dice Laura Castelli, ex viceministra col M5S e oggi presidente di Sud chiama Nord- ma oggi abbiamo un programma concreto, che dice cose che uniscono”. De Luca ci scherza su: “Ci hanno chiamati caravanserraglio, armata Brancaleone, frigorifero, matrioska… ne riparliamo il 9 giugno quando il vero terzo polo saremo noi“.

Al Quirino, teatro a due passi dai palazzi della politica, salgono sul palco i protagonisti dello spettacolo. Vito Comencini è il primo, ex deputato della Lega: “Popoli italici buongiorno”, esordisce. Dice che è stato “il green pass ha farci capire che dovevamo ribellarci all’Unione europea e all’Oms”. Sbraita contro “le pagliacciate di Zaia per fomentare la gente a stare a casa e mettere la mascherina”. Regala una bandiera col leone di San Marco a De Luca. Foto di rito e via, avanti il prossimo. Tocca a Giuseppe Lombardo di Sicilia Vera, il primo partito fondato da De Luca. E poi Sergio Pirozzi, primo cittadino di Amatrice ai tempi del terremoto, che fa un po’ il tifo perché Zelensky si arrenda: “Io da sindaco vedendo i giovani morire, il Paese distrutto, smetterei di combattere e mi siederei a un tavolo”.


Il numero più applaudito è quello del capitano Ultimo, il carabiniere Sergio De Caprio che arrestò Totò Riina. “Oggi, dopo 31 anni, tolgo la copertura al mio volto, la mia ultima difesa dalla mafia, perché a viso aperto voglio continuare a servire il popolo italiano con lo stesso coraggio, con la stessa umiltà che ho avuto da carabiniere della gente. Lo faremo insieme e non c’è cosa più grande, per me”. Standing ovation.
Si sente un “bonjour à tout le monde” del rappresentante dell’Union Valdôtaine. Il rappresentante degli agricoltori finisce sul palco col modellino di un trattore in mano. “Senza di noi non si mangia”, ricorda a tutti. Il tempo corre. L’assemblea è iniziata alle 11, finirà poco prima delle tre, l’intervento di De Luca dura quasi due ore. Gli stomaci borbottano. Il bossiano Roberto Bernardelli, oggi leader di Grande Nord, coglie il senso di una lista che vuole unire l’Italia, garibaldina. “State realizzando un sogno- dice- Roma è ladrona al Nord e al Sud”.

“Tocca a Giulia Moi”, dicono dal palco. Lei è già stata eurodeputata dieci anni fa, coi Cinquestelle. Ora rappresenta Progresso Sostenibile. Non risponde, in sala non c’è, chissà. Forse è l’ennesimo colpo di scena del direttore Cateno? Quella di Noi ambulanti liberi si collega dal mercato di Torino perché oggi, lei, libera non è. C’è il partito dei Pensionati, senza lo storico leader Fatuzzo, invecchiato e debilitato. “Con una pensione di 500 euro al mese- dice il rappresentante- vanno a raccogliere la frutta che i supermercati buttano via”. Mario Adinolfi schiera il suo Popolo della famiglia: “Stiamo facendo la storia”.

Dopo che parlano i rappresentanti dei partiti restano sul palco a firmare, in un angolo, il manifesto della libertà. È il momento dei numeri di acrobazia più spericolati. Enrico Rizzi, siciliano, animalista duro e puro. Cita Gandhi, si schiera per la chiusura degli allevamenti intensivi, e chiede: “C’è qualcuno che ancora pensa che gli animali non abbiano un anima?”. L’agricoltore, ancora col trattore di plastica in mano, strabuzza gli occhi. Strasburgo non vale un burger di soia. Ecco Paolo Silvagni, Mr Valleverde, titolare dell’omonima azienda di scarpe, con il suo Partito moderato d’Italia. “Sentir parlare di Stati Uniti d’Europa mi fa gelare il sangue”. Marco Mori ha mollato Alemanno per essere qui: “Sovranità è una parola bellissima, vuol dire democrazia”. Anche la rappresentante di Insieme Liberi parla di “sovranità”. Sono in tanti, in teatro, a condannare “un’Europa liberticida”. Lei e Mori si sorridono, capiscono che c’è un terreno comune. Vincenzo Galizia di Fronte Verde, un Robin Hood nel simbolo, li costringe al triplo carpiato: “Io sono per un’Europa nazione”. Acrobazia finale di Giampaolo Bocci, di Italexit: “Io sono per la distruzione dell’Unione europea”. Bene, bravi, bis. La settimana dal 15 al 21 aprile presentazione dei candidati in lista, con cinque conferenze in giro per l’Italia: Palermo, Milano, Roma, Napoli, Verona.

“Giulia Moi? Giulia Moi?”. Le teste si girano verso il fondo sala, ma ancora nulla. Non ci si può fermare. Foto di gruppo con tutti sul palco e poi tocca al padrone di casa, Cateno De Luca. “Datemi una leva e solleverò il mondo“, esordisce. Cita Schlein quando ricorda che alle ultime politiche ha vinto due collegi uninominali in Sicilia: “Non ci hanno visto arrivare”. È uno showman, va detto. Avanti e indietro sul palco, urla, sorride, gesticola. Attacca Renzi e Calenda, Cuffaro, Lombardo e Schifani. Prende in giro Salvini. Poi chiede di Giulia Moi. “È nel traffico di Roma”, gli dicono.
Prosegue allora. Bene gli ideali, ma prova a spiegare a tutti che c’è da sporcarsi le mani: “Donate, finanziate. Date il 2 per mille a Sud chiama Nord, che per ora è l’unico che può prenderlo e l’unico che sta pagando. Spero presto possiate pure voi…”. Apre le porte a Sgarbi, giura sull’integrità sua e di chi parteciperà alla campagna elettorale: “Non sapete quante offerte, ma noi non siamo in vendita“. Ha fatto i conti, perché senza quelli non si va da nessuna parte: “Lo 0,1% sono 30 mila voti nazionali. Ce la potete fare, no?”. Sud chiama Nord, via alle telefonate: “Ci sono milioni di meridionali al Nord- grida De Luca- chiamateli, dite loro che è il momento di riscattare quel dolore che hai provato“. Eccola! All’improvviso entra in sala Giulia Moi. Sale sul palco, si scusa. De Luca: “I giornalisti erano pronti a scrivere la prima defezione…”. Anche l’ultimo numero è riuscito.

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