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Sport e cuore, il cardiologo: “L’Italia all’avanguardia nello screening per l’idoneità sportiva”

Lo spiega, in occasione della giornata internazionale dello Sport, il dottor Andrea Spampinato, Presidente dell'Associazione Nazionale di Cardiologia del Territorio e medico dello sport (Ance)

07-04-2022 01:16
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ROMA – Quanto l’attività fisica fa bene al cuore? Prima di approcciare ad una disciplina sportiva, a qualsiasi età, è bene sottoporsi ad uno screening di questo importante organo e in cosa consiste? L’agenzia di stampa Dire, in occasione della giornata internazionale dello Sport che ricorre oggi 6 aprile, ha approfondito questo aspetto con il dottor Andrea Spampinato, Presidente dell’Associazione Nazionale di Cardiologia del Territorio e medico dello sport (Ance).

A che punto siamo Presidente?

“L’Italia è un Paese all’avanguardia in fatto di screening per l’idoneità alla pratica sportiva. Gli atleti devono infatti sottoporsi ad un elettrocardiogramma, prima e dopo lo sforzo. Nei soggetti, di età inferiore ai 30 anni l’esame consiste in uno ‘step-test’ cioè l’atleta deve salire e scendere da un gradino per un certo tempo stabilito dal protocollo medico. Per gli atleti invece di età superiore ai 35-40 anni è bene eseguire un ‘test massimale da sforzo’. Si prosegue con una visita cardiologica ed un’anamnesi accurata per indagare la possibilità di patologie cardiache, la familiarità e se ci sono stati eventi cardiaci importanti tra i consanguinei di primo grado come aritmie e morti improvvise in età giovanile. Successivamente viene eseguita una spirometria per valutare la presenza o meno di eventuali deficit respiratori ed infine un esame delle urine; infatti, attraverso esso, è possibile evidenziare una eventuale, se pur rara, malattia renale, che può decorrere molte volte in maniera asintomatica spesse volte congenita. In questi casi un’attività fisica ad alto impegno fisico è assolutamente controindicata. Mentre nel caso di soggetti che praticano sport a livello amatoriale, che frequentano le palestre o eseguono jogging all’aria aperta è sufficiente prevedere una visita cardiologica, con una precisa anamnesi, insieme ad un elettrocardiogramma per valutare o meno la presenza di un rischio cardiovascolare”.

Le implicazioni positive dello sport sono note ma coloro che soffrono di problemi cardiaci e vascolari possono praticare l’attività fisica? Se si quali sono le discipline più indicate?

“Le persone che hanno fattori di rischio cardiovascolari possono comunque fare attività fisica anzi è assolutamente consigliata dalle linee guida internazionali. Chiaramente va cucita in maniera sartoriale, caso per caso, secondo la cardiopatia e l’età del paziente. Una camminata prolungata, andare in bicicletta in piano, nuotare: sono attività salutari poiché aumentando la capillarizzazione periferica, diminuiscono le resistenze periferiche migliorano la capacità della pompa cardiaca e negli ipertesi diminuisce la pressione arteriosa. Nei diabetici l’attività fisica fa bene perché diminuisce i livelli di glicemia nel sangue e contrasta l’aumento di peso. Mentre quei pazienti che hanno avuto un evento cardiovascolare (infarto o un deficit cardiovascolare maggiore) un’attività fisica è assolutamente consigliata. La camminata, il nuoto e altre discipline aerobiche sono le attività ginniche più indicate poiché migliorano la capacità funzionale, prevengono le recidive, riducono la progressione della malattia cardiovascolare e infine migliorano la sopravvivenza”.

Abbiamo già sfiorato l’argomento ma è bene forse sfatare un altro mito e cioè che i giovani e giovanissimi (in età scolare) non si possono ammalare di cuore. Quali sono i fattori di rischio per questa fascia d’età? Quali sono i test per verificare lo stato di salute dell’organo prima che ragazzi e ragazze si dedichino a sport magari anche ad alto impatto?

“Anche per loro un elettrocardiogramma può essere sufficiente per stanare quelle malattie nascoste che nei ragazzi spesso sono asintomatiche ed ereditarie”, sottolinea Spampinato. “Un giovane difficilmente può subire un infarto per malattie degenerativa aterosclerotiche– prosegue- ma possono essere affetti da malattie congenite, patologie genetiche, dove a volte, il primo evento può essere drammatico e fatale. Bisogna sfatare il mito della morte giovanile improvvisa poiché è molto rara. È davvero difficile trovare quei ragazzi portatori di anomalia e che, pur avendola, solo una piccola minoranza di essi può andare incontro all’evento drammatico. Per questo una prevenzione secondaria può essere una scelta giusta: in Italia sono presenti defibrillatori automatici salva vita presenti nei circoli sportivi, nei campi di calcio, adesso nella maggior parte delle palestre, insomma come gli estintori presenti in ogni angolo nei luoghi dove viviamo che ogni persona può utilizzare conoscendone il semplice funzionamento, salvando una vita umana. Comunque oggi la tecnologia ci offre la possibilità di diagnosi e cura di queste patologie nei giovani. Possiamo eseguire esami non invasivi come l’ecocardiogramma, la risonanza magnetica e la tac del cuore. Indagini che sono ad oggi il ‘Gold standard’ nella pratica clinica per lo studio di tali patologie nei giovani. Se questi non bastassero si procede ad esami diagnostici più specifici come lo studio elettrofisiologico e il mappaggio elettroanatomico del cuore”.

Assodata la patologia cardiaca questi ragazzi e ragazze possono comunque fare attività motoria?

“Ci sono alcune di queste patologie genetiche dove il rischio di evento acuto non è scatenato dallo sforzo ma piuttosto si verifica a riposo, nella fase recupero o addirittura nel sonno. Se lo specialista identifica questo rischio nel giovane sportivo può ricorrere a diversi presidi terapeutici sia farmacologici che interventistici come l’ablazione del sito che innesca aritmie. I soggetti perciò una volta ‘protetti’ dal verificarsi di questi eventi possono continuare ad eseguire l’attività sportiva”.

In conclusione per quanto riguarda la prevenzione: quanti minuti di sport a settimana bisogna praticare per ‘allungarsi’ la vita? La dieta salva-cuore ‘tipo’ deve cosa essere composta?

“Tutto dipende dall’età. Molti giovani praticano sport agonistico, contraddistinto da allenamenti quasi quotidiani molto intensi ma alcuni recenti studi hanno dimostrato come svolgere degli allenamenti molto faticosi e intensi possa essere più pericoloso che benefico. Direi quindi che l’attività fisica deve essere adeguata e declinata sulle caratteristiche del soggetto e in base alla fascia d’età. Il quarantenne e il cinquantenne che vogliono mantenersi in forma devono praticare almeno mezz’ora di attività fisica, ogni due giorni, per prevenire le patologie cardiovascolari e aumentare il fabbisogno energetico evitando così un aumento di peso corporeo. In fatto di alimentazione direi che la nostra dieta mediterranea è perfetta per l’attività sportiva. È bene prediligere le proteine vegetali come i legumi ed evitare le proteine animali. La carne rossa non va consumata più di una volta a settimana. Se il soggetto è sportivo e si allena molto sarà indicato assumere una buona dose di carboidrati per il bisogno energetico”.

Spesso non siamo posizionati in alto nelle classifiche mondiali eppure in questo caso l’Italia è avanti in fatto di medicina dello sport. È così?

“L’Italia è il fanalino di coda in tante cose ma nel caso della prevenzione, nello screening degli atleti, siamo il primo Paese al mondo. Tanto è vero che i nostri protocolli diagnostici sia per concedere l’idoneità agonistica che non agonistica, sono presi ad esempio e consigliati dalle varie federazioni sportive internazionali come nel caso degli Stati Uniti, della Germania e della Francia”. Conclude il professor Spampinato: “Di prevenzione cardiovascolare, delle aritmie e di tanto altro si parlerà nell’ambito del Congresso Nazionale Ance che si terrà dal 2 al 4 giugno presso l’Autorium Trevi della Pontificia Università Gregoriana. Sabato 3 giugno inoltre è previsto uno screening cardiologico sul territorio e perciò aperto a tutta la popolazione romana su prenotazione”.

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2022-04-07T01:16:05+02:00