Migranti, a Bologna i medici psicoterapeuti suonano la sveglia alla politica

Il decreto sicurezza voluto dal ministro Salvini di fatto impedisce l'iscrizione all'anagrafe e quindi l'accesso ai servizi sanitari e di salute mentale
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BOLOGNA – Impedire l’iscrizione all’anagrafe dei migranti significa ostacolare “il loro accesso ai servizi sanitari e di salute mentale”. Il che rappresenta “una violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Costituzione e delle indicazioni dell’Oms“. A sostenerlo è la sezione emiliano-romagnola della Società di psicoterapia medica, che oggi a Bologna ha presentato un documento per “denunciare pubblicamente gli effetti del decreto Sicurezza”, spiega il presidente Giancarlo Rigon.

Da questo punto di vista, i medici promuovono l’impostazione data dal Comune di Bologna, che consente l’iscrizione dei migranti all’anagrafe con il solo domicilio. Ma non basta, sostengono, perché senza la residenza e con solo il domicilio i migranti non possono comunque accedere ad alcuni servizi, come ad esempio il sostegno a scuola per i bambini disabili. E resta il problema del permesso di soggiorno. Inoltre “non si può contare solo sulla sensibilità delle singole amministrazioni- avverte Roberto Maisto, componente della Società di psicoterapia medica- così è un’applicazione a macchia di leopardo. Serve un intervento politico, speriamo che il nostro appello alla società civile abbia una ricaduta“. Secondo i medici, dunque, la contromossa al decreto Salvini “non può che essere politica. Se pensiamo di rendere la vita più difficile a queste persone- afferma Maisto- causando nuovi traumi a chi è già stato traumatizzato, nella speranza che non vengano più nel nostro Paese nell’ambito un movimento globale, è pura follia”.

La mancata iscrizione dei migranti all’anagrafe, sostengono dunque gli specialisti, “rischia di ostacolare l’accesso dei migranti ai servizi sanitari e in particolare a quelli di salute mentale”, spiega la Società di psicoterapia medica. Oltre alla carenza di cure, si avrebbe così un “aumento dello stigma e degli atteggiamenti espulsivi” dal punto di vista sociale. Questo “rappresenta una violazione sia della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Costituzione e delle indicazioni dell’Oms”. In altre parole, “la legge espone i migranti a situazioni di esclusione e marginalizzazione” che possono rappresentare un nuovo trauma, “con effetti di malessere psicologico più gravi e invalidanti”.

La mancata iscrizione dei migranti all’anagrafe, sostengono dunque gli specialisti, “rischia di ostacolare l’accesso dei migranti ai servizi sanitari e in particolare a quelli di salute mentale”, spiega la Società di psicoterapia medica. Oltre alla carenza di cure, si avrebbe così un “aumento dello stigma e degli atteggiamenti espulsivi” dal punto di vista sociale. Questo “rappresenta una violazione sia della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Costituzione e delle indicazioni dell’Oms”. In altre parole, “la legge espone i migranti a situazioni di esclusione e marginalizzazione” che possono rappresentare un nuovo trauma, “con effetti di malessere psicologico più gravi e invalidanti”.

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6 Aprile 2019
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