Piemonte circolare: col Cobat 7 milioni di chili di rifiuti tecnologici nel 2016 VIDEO

Ma illegalità e abbandoni pesano, Torino chiama le associazioni
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TORINO – Non c’è solo la criminalità organizzata dietro lo smaltimento illegale dei rifiuti. In realtà, basta volare molto più basso. Perché resiste un sistema diffuso di pratiche illegali che riguarda tutti: imprese che si affidano ad addetti ai lavori non autorizzati per sbarazzarsi della spazzatura più o meno scomoda, ma anche qua e là gente che smonta il pezzo ‘pregiato’ del rifiuto, ad esempio il motore di una lavatrice, per poi abbandonare il resto in strada. Così si crea un doppio danno.

“Da un lato crescono i costi di raccolta e di riciclo favorendo indirettamente il nero e l’evasione fiscale”, con le imprese virtuose che subiscono la concorrenza sleale di quelle che non si fanno carico dei costi del corretto smaltimento; “dall’altro si consuma la dispersione di rifiuti pericolosi, che rischia di danneggiare seriamente l’ecosistema del territorio”.
La sveglia la suona Cobat (Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo), che dal 1988 opera come protagonista specializzato della green economy italiana raccogliendo, trattando e riciclando rifiuti elettrici-elettronici.

Il direttore operativo e il presidente del consorzio, Claudio De Persio e Giancarlo Morandi, ne parlano al convegno “Economia circolare in Piemonte: riciclo, legalità e best practice per lo sviluppo del territorio”, di scena oggi pomeriggio a palazzo Cisterna a Torino col sostegno di “Panorama d’Italia” e in presenza tra gli altri di Stefania Giannuzzi e Alberto Sacco, assessori all’Ambiente e al Commercio del Comune guidato dal sindaco Chiara Appendino. Spuntano subito dati significativi ai lavori pomeridiani: solo nel 2016, Cobat ha raccolto in Piemonte quasi sette milioni e mezzo di chili di rifiuti tecnologici Raee tra pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici.

Per dare un’idea, si tratta di un macigno che pesa come 535 Caval ‘d Brons, il monumento di piazza San Carlo a Torino.

Ma soprattutto, la ‘montagna’ recuperata rappresenta una vera e propria miniera, che ha generato nuove materie prime (piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e altro) da reimmettere nel ciclo produttivo generando “un beneficio concreto” per l’economia del territorio.

I rifiuti in questione, si puntualizza al convegno torinese, non sono altro dunque che prodotti presenti nelle case e negli uffici di tutti: dalle pile del telecomando alla batteria dell’auto, fino ai moduli fotovoltaici.

Come funziona la raccolta?

I cittadini sono tenuti a portarli nelle isole ecologiche comunali, dove successivamente consorzi come il Cobat li ritirano per avviarli al riciclo; le imprese, invece, devono contattare raccoglitori autorizzati per organizzare il ritiro nella propria sede.

In base alle leggi europee recepite dall’Italia, i costi di raccolta e riciclo sono finanziati da chi quei beni li produce o li importa.

In Piemonte, Cobat offre una raccolta capillare “a chilometro zero” che, evidenziano De Persio e Morandi in sala, permette di ottimizzare la logistica e di abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute al trasporto dei rifiuti.

Risultano otto i Punti Cobat (aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio distribuite in maniera omogenea nel territorio regionale) che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di piccoli e grandi Comuni, dalla pianura alla montagna, avviando al riciclo i rifiuti nei tre impianti di trattamento piemontesi e nei cinque della vicina Lombardia.

In video l’intervento di Alberto Sacco,  assessore Commercio del Comune di Torino


Il punto è che “il tesoro” dell’economia circolare potrebbe essere ancora più ricco, se appunto tutti promuovessero un contrasto più efficace all’illegalità.

Se ad esempio l’assessore Sacco racconta l’impegno dell’amministrazione per sensibilizzare gli operatori dei mercati cittadini, dopo 40 anni di vecchie prassi consolidate, spiega a sua volta la collega Giannuzzi: “Il Comune pone l’economia circolare tra le sue priorità. Qualche settimane fa abbiamo partecipato alla dichiarazione di Siviglia, che impegna i sindaci di tutta Europa a raggiungere gli obiettivi posti dalla Commissione Ue al 2030″.

In video l’intervento dell’assessore all’Ambiente Stefania Giannuzzi


Sui Raee serve un’azione mirata: “I cittadini- continua Giannuzzi- possono conferire il proprio Raee nella grande distribuzione, per i piccoli commercianti invece questo obbligo non c’è. Quello che può fare il Comune quindi, oltre a informare correttamente tutti, è promuovere un accordo con le associazioni di categoria dei commercianti e con le associazioni ambientaliste, che possono occuparsi della raccolta Raee anche per i piccoli commercianti medesimi”.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

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