Il doppio colpo del Comune di Roma agli asili nido convenzionati

Per i nidi che si trovano dentro locali di proprietà comunale l'esperienza sembra essere arrivata al capolinea
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ROMA – Dopo la delibera varata la scorsa settimana dalla Giunta capitolina, che obbliga le famiglie che devono iscrivere i propri figli ai nidi a scegliere con priorità tre strutture a gestione diretta del Campidoglio, un’altra tegola si è abbattuta sugli asili in convenzione.

Per quelli che si trovano dentro locali di proprietà comunale, infatti, l’esperienza sembra essere arrivata al capolinea.

L’amministrazione guidata da Virginia Raggi, attraverso le direzioni socio-educative dei Municipi, ha recapitato, a chi gestisce le strutture, lettere di revoca della convenzione.

Centinaia di lavoratori e bambini senza posto e senza lavoro

Gli immobili in questione, che si trovano dentro gli istituti scolastici del Comune di Roma, sono inseriti nella programmazione triennale dell’offerta formativa della scuola in base alla legge dell’autonomia scolastica.

Ora, dopo aver ricevuto interventi di miglioramento e manutenzione per anni, torneranno al Campidoglio con finalità ancora non note.

Ma non potranno tornare a chi le ha gestite a meno che non compaiano “elementi nuovi volti a giustificare a che titolo” le società o cooperative in questione abbiano la “disponibilità dell’immobile”.

Una doppia morsa che interessa circa 15 nidi in convenzione in tutti i Municipi di Roma, e quindi centinaia di lavoratori e bambini che dal prossimo anno perderanno il posto nel primo caso e la continuità didattico-educativo nel secondo.

Per questo sabato, alle 10.30 in Campidoglio, ci sarà una manifestazione organizzata dalle famiglie in difesa di quegli spazi dove vedono crescere i loro figli.

La scelta del Campidoglio è politica

La scelta di non puntare sui nidi in convenzione non sembra poggiare sulla necessità di ridurre i costi, anzi.

La Relazione annuale dell’Agenzia del Comune di Roma per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali (datata dicembre 2016) scrive: “Nel Documento Unico di Programmazione 2016-2018 (…) si propone di avviare un progressivo passaggio dalla gestione diretta del servizio alla gestione in concessione che consentirebbe un sostanziale contenimento dei costi”.

Un bambino, si legge infatti nella stessa relazione, se ospitato in un nido a gestione diretta costa al Comune 13.487 euro l’anno, contro i 7.865 delle strutture in convenzione e i 5.500 di quelle in concessione.

La motivazione dunque è politica, ed è sintetizzata nelle parole dell’assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre: “Rispetto alle richieste degli educatori e delle educatrici come dei presidenti di queste cooperative va detto chiaramente che noi prima di tutto dobbiamo dare la possibilita’ di avere tutte le strutture comunali fruibili da parte di tutti i bimbi e le bimbe. Poi ci sono i nidi in convenzione”.

di Emanuele Nuccitelli, giornalista professionista

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