martedì 14 Aprile 2026

“Gravissimo clima mediatico” per il caso del piccolo Domenico: la lettera di 475 medici

"Un processo sommario, senza riscontri oggettivi, e con una narrazione che rischia di delegittimare non i singoli professionisti, ma anche l'intera sanità campana"

ROMA – La “gravità del clima mediatico che si è generato attorno alla nota e tragica vicenda verificatasi presso il reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Monaldi”. C’è questo al centro della lettera che, a quanto apprende la Dire, 475 medici – perlopiù iscritti all’ordine di Napoli, ma anche delle altre province della Campania, e qualcuno a ordini provinciali di Cosenza, Isernia, Latina, Bari, Messina e Potenza – hanno inviato ai presidenti della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, di Napoli, di Benevento e di Cosenza.

A loro viene chiesto “un autorevole intervento istituzionale, in rappresentanza e a tutela dell’intera categoria, affinché venga richiamata l’attenzione dei media al rispetto dei principi deontologici dell’informazione, sia difesa la dignità umana e professionale dei colleghi, sia ristabilito un clima di misura, rispetto e responsabilità comunicativa, sia evitato che la narrazione pubblica generi ulteriori tensioni sociali o atti di violenza verso i sanitari, sia preservata la credibilità delle strutture sanitarie e della professione medica nel suo complesso”.

Nell’evidenziare come “si stia consumando un processo mediatico sommario, nel quale vengono attribuite responsabilità a priori, senza riscontri oggettivi, con una narrazione che rischia di delegittimare non solo i singoli professionisti, ma anche una struttura di eccellenza storica quale l’Unità di Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, con ricadute potenzialmente devastanti sull’intera sanità campana”, i firmatari sottolineano come un tale clima rischi “di favorire ulteriori episodi di violenza contro il personale sanitario, che si stanno già incrementando come riportato dalle cronache, fenomeno purtroppo già frequente e ben noto alle istituzioni. In questo contesto, tutti noi medici ci ritroviamo più esposti, più vulnerabili e più facilmente oggetto di ostilità ingiustificate”.

“Siamo pienamente consapevoli – evidenziano – dell’importanza che emerga tutta la verità, che siano accertate eventuali responsabilità e che sia resa giustizia alla famiglia del piccolo Domenico, alla quale va il nostro più profondo rispetto. Ma riteniamo altrettanto necessario che non venga stravolto il principio cardine della presunzione di innocenza fino a prova certa contraria, e che non si confonda la doverosa ricerca della verità con una condanna mediatica priva di fondamento. Nel nostro lavoro, l’errore umano può esistere – e quando esiste va analizzato, compreso e corretto – ma non può essere messa in discussione, a priori, la competenza, la professionalità, la dedizione e la buona fede di chi opera non solo in un ambito delicatissimo come quello trapiantologico, dove tali qualità rappresentano la base stessa dell’agire medico, ma della professione medica in generale”.

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