ROMA – In Spagna c’è una catena di ristoranti dal nome piuttosto esplicito: “La Mafia se sienta a la mesa”. La Mafia si siede a tavola. Un marchio costruito sull’immaginario italo-criminale che ora rischia seriamente di sparire dal menu. Perché l’Ufficio spagnolo brevetti e marchi ha infatti accolto le obiezioni presentate dal governo italiano, stabilendo che quel nome viola “sia l’ordine pubblico che la moralità”. La mafia non può essere un tema da branding gastronomico.
L’Italia combatte questa partita da anni. L’argomento è sempre stato lo stesso: usare la parola mafia per vendere pizza e pasta banalizza la criminalità organizzata e ignora il prezzo pagato da chi la combatte. Una linea già riconosciuta nel 2018 dall’ Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale , che bocciò il marchio perché trasmetteva un’“immagine globalmente positiva” della mafia. Secondo quella decisione il brand era “idoneo a scandalizzare o offendere non solo le vittime dell’organizzazione criminale e le loro famiglie, ma anche chiunque nell’UE si imbatta nel marchio e possieda una sensibilità media”.
Otto anni dopo è arrivata la stessa conclusione anche da Madrid. Il nome, ha stabilito l’ufficio brevetti, richiama direttamente “una vera organizzazione criminale, la cui attività non è un fenomeno remoto o meramente letterario, ma una realtà persistente”. La decisione ricorda anche l’argomentazione italiana: la mafia è una rete criminale internazionale attiva anche in Spagna, coinvolta in traffici di droga e armi, riciclaggio di denaro, corruzione e omicidi.
La società non ci sta e prepara il ricorso. La linea difensiva è curiosa: il nome, sostiene l’azienda, deriverebbe da un libro di ricette , non dall’organizzazione criminale. Inoltre, secondo i gestori, la parola “mafia” oggi avrebbe assunto anche un significato culturale e popolare, usato in ambito audiovisivo o letterario. Una tesi che non ha convinto le autorità.
La catena sottolinea anche un altro punto: il marchio è stato rinnovato più volte negli ultimi vent’anni e il verdetto rappresenterebbe una decisione “senza precedenti in Spagna”. L’azienda sostiene di aver provato più volte a spiegare l’origine del nome, persino cercando un confronto diretto con l’ambasciatore italiano. “Nel corso degli anni abbiamo tentato in numerose occasioni di chiarire il significato del nostro nome, ma non abbiamo mai avuto una reale opportunità di farlo”, fanno sapere fonti interne. “Prendiamo le distanze da qualsiasi connotazione negativa. Il nostro obiettivo resta quello di costruire il futuro dell’azienda, offrendo una proposta culinaria italo-mediterranea di alta qualità e un’esperienza gastronomica distintiva”.







