sabato 18 Aprile 2026

8 Marzo, molestie e violenze in redazione: ecco l’inchiesta delle giornaliste

In uscita l'inchiesta di IrpiMedia che raccoglie 100 testimonianze di giornaliste su molestie, baci forzati, ricatti e violenza sessuale subìti in ambito professionale

ROMA – “Sono stata stuprata dall’editore della redazione per cui lavoravo. Era un padre di famiglia, mi sembrava una persona per bene. Un giorno mi ha aggredita nel suo ufficio”. Adele racconta la violenza sessuale che ha subito quando aveva trent’anni e che l’ha spinta sull’orlo del suicidio. Poi c’è Cinzia una freelance: fin dall’inizio del suo rapporto con la testata per cui lavorava era stata bersagliata con apprezzamenti via WhatsApp dal caporedattore che è arrivato a baciarla contro la sua volontà. Le storie di Adele e Cinzia sono due delle 100 testimonianze coraggiose raccolte nell’inchiesta di quattro colleghe giornaliste, in uscita oggi, venerdì 6 marzo, realizzata con la collaborazione di IrpiMedia. “Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani” è il titolo dell’indagine che porta la firma di Alessia Bisini, Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi.

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DALLE MOLESTIE VERBALI E BACI FORZATI FINO ALLA VIOLENZA: COSA RIVELA L’INCHIESTA

L’inchiesta porta alla ribalta “100 interviste a giornaliste, assunte e freelance, di agenzie di stampa, testate online e cartacee, radio e televisioni italiane. Le testimonianze raccolte compongono un mosaico complesso: dalle molestie verbali ai baci forzati, dai contatti non consensuali ai ricatti, fino a episodi di violenza e tentata violenza sessuale”, spiega Stefania Prandi, co-autrice. “Un lavoro di oltre un anno, faticoso, molto faticoso, spero davvero- è il suo auspicio- che possa aiutare tutte le colleghe giornaliste. Solo a livello collettivo possiamo cambiare qualcosa, gli individualismi non servono a molto”.

DANNI PSICOLOGICI, PROFESSIONALI, DI REDDITO

Secondo l’inchiesta a compiere le molestie e le discriminazioni sono stati, in gran parte dei casi, direttori e caporedattori. A essere colpite, quasi in egual misura, assunte e freelance. Sono state documentate conseguenze sulla salute mentale di chi ha subito violenze e abusi, tra i quali tentativi di suicidio e un frequente ricorso a psicoterapia e psicofarmaci per arginare il malessere. C’è chi ha cercato di togliersi la vita in seguito a uno stupro in redazione ed è stata ricoverata in ospedale. Le molestie sessuali “causano interruzioni di carriera- spiega la nota di presentazione- periodi di disoccupazione e perdita di reddito, costringendo chi le subisce a lasciare il lavoro per evitare maltrattamenti”.

IL PRESSING PER L’USO DEL MASCHILE E DI FOTO ‘SESSUALIZZANTI’

Si riporta anche la stima data da uno studio di consulenza del lavoro a una delle fonti, per il danno economico subito a causa di un ricatto sessuale che le ha fatto perdere nel corso degli anni l’avanzamento di carriera. “La cifra, calcolata su 22 anni di lavoro, supera il milione di euro”. O ancora: si affronta anche la difficoltà incontrata da chi vuole usare un linguaggio di genere. “Mi prendevano in giro perché volevo usare un linguaggio corretto. Mi dicevano che ero una fissata. Le ho provate tutte per sopravvivere”, riporta una delle testimoni. “Interi articoli declinati al femminile riscritti da capi usando il maschile sovraesteso, nonostante le carte deontologiche appese in redazione. Discussioni continue per un titolo o una foto che non sessualizzasse le intervistate”.
Per leggere l’inchiesta integrale: https://irpimedia.irpi.eu/molestie-sessuali-media-italiani/

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