ROMA – La Russia starebbe fornendo all’Iran informazioni di intelligence utili a colpire le forze statunitensi in Medio Oriente, incluse indicazioni sulla posizione di navi da guerra e aerei militari americani. Lo scrive il Washington Post, citando tre funzionari a conoscenza della questione.
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Secondo il quotidiano statunitense, le informazioni sugli obiettivi rappresenterebbero il primo segnale di un coinvolgimento, anche se indiretto, di un’altra grande potenza mondiale nel conflitto in corso nella regione.
Anche CBS News conferma che la Russia sta fornendo all’Iran informazioni sulle posizioni degli Stati Uniti, citando tre fonti anonime, tra cui un alto funzionario statunitense.
La Russia è in dialogo con i rappresentanti della leadership iraniana, ha dichiarato oggi il Cremlino. La Reuters riferisce che il Cremlino si è rifiutato di fornire dettagli quando i giornalisti gli hanno chiesto se Mosca stesse aiutando Teheran.
“4-6 SETTIMANE”
Intanto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che la campagna militare degli Stati Uniti contro l’Iran potrebbe durare dalle quattro alle sei settimane, aggiungendo che gli Stati Uniti sono sulla buona strada per controllare lo spazio aereo iraniano.
Anche Trump aveva precedentemente ipotizzato che la guerra avrebbe richiesto dalle quattro alle cinque settimane, ma anche che potrebbe durare “molto più a lungo”. Pete Hegseth, il suo segretario alla Difesa, ha invece affermato che l’operazione continuerà “finché sarà necessario” per raggiungere i suoi obiettivi.
Leavitt ha detto ai giornalisti che gli Stati Uniti hanno scorte di armi sufficienti a soddisfare tutte le loro esigenze operative. E che gli Stati Uniti stanno valutando diversi potenziali candidati per guidare l’Iran. “So che ci sono diverse persone che le nostre agenzie di intelligence e il governo degli Stati Uniti stanno tenendo d’occhio, ma non mi dilungherò oltre”.
“Ciò che il presidente intende dire quando parla di resa è che quando lui, in qualità di Comandante in Capo delle Forze Armate statunitensi, determinerà che l’Iran non rappresenta più una minaccia per gli Stati Uniti d’America e che gli obiettivi dell’Operazione Epic Fury saranno stati pienamente realizzati, allora l’Iran si troverà sostanzialmente in una situazione di resa incondizionata, che lo dica lui stesso o no“.







