La scrittrice Lombardo Pijola: “L’imperfezione e’ un talento”

SPECIALE DONNE E LIBRI | Intervista con l’autrice di ‘L’imperfezione delle madri’
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https://youtu.be/e17ylVWn5_g

ROMA – Raccontare quel “grumo di inquietudini” che lasciano in eredità le famiglie – che si trasmette da madre a figlia e spesso è la causa della vita complicata di tante donne – e il riscatto che è possibile raggiungere attraversando scelte difficili, dolorose, imperfette. E’ il motivo che ha spinto la giornalista e scrittrice, Marida Lombardo Pijola, a scrivere il romanzo ‘L’imperfezione delle madri‘, pubblicato da La nave di Teseo. L’Agenzia Dire l’ha ospitata per il ciclo di incontri ‘Donne e Libri’.

– Nel romanzo lei narra la vita di Agata, Angela e Azzurra, che sono nonna, figlia e nipote. E’ la storia di tre donne che trovano il coraggio di riscattarsi?

“L’idea è stata quella di cercare di capire da dove arrivi questo grumo di dolori, inquietudini, mancanza di autostima che moltissime donne hanno portato con sé per tutta la vita, viaggiando pesanti con questo bagaglio. E come mai questo buco nero fosse così comune tra le donne, come mai le donne attraverso le generazioni riconoscono l’una nell’altra lo stesso genere di malessere. Io mi sono abbastanza convinta del fatto che questo grumo di inquietudini è un’eredità di famiglia che passa di madre in figlia. Ovviamente prendendo forme diverse e avendo intensità diverse, che risalendo sempre più su probabilmente è stato generato dalla vita difficile che hanno fatto le donne nei secoli: i dolori, le frustrazioni, l’impossibilità di esprimere i propri talenti. E così ho voluto raccontare questo percorso nella storia di una famiglia attraverso la voce di tre generazioni. La storia che volevo raccontare era questa”.

– L’imperfezione si annida lì, nelle scelte che prendono le donne per cercare di essere migliori?

L’imperfezione per me è un talento, è uno slancio che ti spinge a cercare di crescere, a maturare. Essere madri è un’impresa talmente difficile che l’imperfezione diventa la consapevolezza delle proprie insicurezze, lo stimolo per cercare di essere migliori. Quindi il titolo del libro in realtà attiene alla perfezione delle donne, perché in realtà il dolore rende belli, migliori, ricchi, sensibili, empatici. Nel concetto di imperfezione delle madri c’è un complimento a tutte le donne e a tutte le madri.

– Lei accosta una delle tre protagoniste del libro a Emma Bovary. E’ una figura di donna che ritroviamo ancora oggi?

“La figura letteraria di Emma Bovary è legata a un contesto che non esiste più. Per fortuna oggi le donne riescono a emanciparsi, ma quello che c’è in comune con il personaggio di Flaubert è la necessità di andarsi a prendere il futuro, di non chiudere mai la partita, di pensare che c’è un altro pezzo di storia da vivere e bisogna riuscire a trovarlo. In generale, l’unica dipendenza da cui le donne non sono riuscite a liberarsi è l’amore, che a volte ti rende fragile e sciocca, anche se sei una persona ricca e straordinaria”.

– Quali sono le scrittrici che l’hanno ispirata? Ha dei modelli femminili di riferimento?

“Amo le scrittrici, ma amo molto anche alcuni scrittori che hanno saputo scrivere bene di donne, Flaubert appunto, ma anche Tolstoj con Anna Karenina, un libro che bisogna leggere almeno una volta l’anno. Poi Emily Dickinson, che incarna il disagio di vivere, Natalia Ginzburg con ‘Lessico famigliare’, ovviamente Elsa Morante. Le scrittrici italiane le sento vicine, raccontano realtà sociali che ci assomigliano. Un’altra è Simone De Beauvoir, in particolare il suo romanzo ‘La donna spezzata’ che un po’ ha ispirato uno dei personaggi del libro, la nonna, che va in fratumi per un marito che la tradisce e l’abbandona in un tempo in cui per la donna il marito era tutto: l’identità sociale, il reddito, la possibilità di sentirsi qualcuno nella società. Quasi tutte abbiamo madri o nonne che hanno subito questa sorte, un matrimonio durato una vita, l’occupazione dei figli, il marito che intanto si creava una vita parallela. Oggi le donne hanno saputo emanciparsi, se ne vanno, a volte vengono ammazzate per questo”.

– Preferisce essere chiamata scrittrice o scrittore? Cosa ne pensa del linguaggio di genere?

“Come vengono definite le donne che rivestono ruoli più o meno importanti a me non interessa, la cosa importante è che li rivestano. Vorrei avere un premier donna, vorrei che fossimo distribuite nei punti chiave di questa società. E’ stato folle non sfruttare il talento delle donne finora”.





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