Coronavirus, Di Costanzo (Pa Social): “I giornalisti non rincorrano la notizia”

"Credo sia fondamentale che la stampa, che ha un ruolo fondamentale, eviti di fare allarmismi"
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ROMA – Giornalisti e professionisti del settore della comunicazione sanno quanto sia difficile arginare le ‘fake news’ che spesso circolano in rete. Ma frenare il fenomeno oggi diventa ancora più importante soprattutto per i cittadini che, di fronte al dilagare delle notizie che si stanno susseguendo in questi giorni e in queste ore sul Coronavirus, stanno perdendo la bussola, mentre il Paese cerca di fronteggiare al meglio un’emergenza sanitaria che non ha precedenti. Ma come si stanno comportando i giornalisti italiani? Lo abbiamo chiesto a Francesco Di Costanzo, presidente di PA Social – Associazione nazionale per la nuova comunicazione, fondatore e direttore di Cittadiniditwitter.it.

“Credo sia fondamentale che la stampa, che ha un ruolo fondamentale, eviti di fare allarmismi. I giornalisti sono i primi a doversi rivolgere alle fonti ufficiali, che nel caso del Coronavirus possono essere la presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità, ma anche le aziende sanitarie locali e i comuni stessi. Noi tutti, specialmente in questi giorni, vogliamo subito avere a disposizione la notizia. In questo caso i social, purché comandati da giornalisti, esperti comunicatori o da istituzioni pubbliche attraverso i social media manager, sono importantissimi perché possono informarci in tempo reale su quello che accade”. Il problema di oggi però è la ‘corsa’ alla notizia, con il rischio che i social non facciano altro che amplificare questa mania dell’informare e dell’essere informati 24 ore su 24. Come commenta? “Piuttosto io guarderei alle opportunità dei social, perché i social sono un’opportunità- ha risposto Di Costanzo- sono strumenti di informazione esattamente come lo sono i giornali, la tv, la radio. I social hanno un grande potenziale, una forza eccezionale, una viralità importante e noi dobbiamo cercare di sfruttare le opportunità positive. Le famose ‘fake news’ ovviamente sui social hanno una diffusione forte, ma se sia noi, come settore pubblico, sia i giornalisti facciamo un’informazione corretta e costante cercando di isolare le ‘bufale’ e di dare forza alle notizie corrette, anche sapendo usare bene gli strumenti, la battaglia alla fine la vinciamo. Perché i social hanno la stessa forza nel positivo come nel negativo”. 

In merito ai giornalisti, il consiglio del presidente di PA Social è allora questo: “Non devono farsi prendere dall’ansia di far uscire una notizia a tutti i costi– ha detto Di Costanzo- e lo dico da giornalista, perché banalmente anticipando una notizia, prima che venga diffusa da fonti istituzionali, si rischia di creare il panico tra i cittadini, che hanno tutto il diritto di non conoscere come funziona il mondo dell’informazione. Oggi più che mai è importante che il giornalista abbia pazienza, che aspetti quella mezz’ora in più, dando però una notizia corretta”. Secondo il presidente di PA Social, soprattutto in questo momento di emergenza sanitaria per l’Italia, servirebbe allora un tacito accordo “tra tutti quelli che fanno comunicazione e informazione- ha sottolineato Di Costanzo- per poter mettere di fronte al cittadino poche ma chiare e semplici notizie, offrendogli così una bussola. Anche perché a quel punto il cittadino si organizzerà e avrà più facilità nel portare avanti quei comportamenti corretti che oggi sono decisivi per non diffondere il contagio”.

Oltre a dover fronteggiare l’epidemia legata al Coronavirus, in questi giorni l’Italia deve tenere alta l’attenzione anche su un altro ‘virus di massa’ che si sta diffondendo sulle piattaforme social e che andrebbe isolato. Ma quali sono state le principali ‘fake mese’ circolate in rete sul Coronavirus? “Ce ne sono state tante- ha risposto ancora Di Costanzo- ma quello che mi preme dire è che i professionisti della comunicazione devono cercare di superare i ‘fabbricatori’ di fake news: dobbiamo tutti lavorare al meglio sulle varie piattaforme, da Facebook a Twitter e Instagram, utilizzando un linguaggio chiaro. Le ‘bufale‘ sono sempre esistite, anche prima dei social, ma dobbiamo cercare di combatterle e isolarle”, ha concluso.

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