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In Sri Lanka è stato d’emergenza dopo gli scontri tra comunità

Nell'isola la minoranza musulmana lamenta discriminazioni da parte della maggioranza cingalese buddista. Ambo le parti hanno visto anche il sorgere di frange estremiste
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ROMA – Le autorità dello Sri Lanka hanno proclamato lo stato d’emergenza per dieci giorni, dopo che da giorni nella regione di Kandi si sono riaccese le tensioni tra le comunità etnico-religiose. A febbraio cinque persone erano rimaste ferite, mentre dalla settimana scorsa due persone hanno perso la vita a causa di violenze: prima l’assassinio di un cingalese buddista, “linciato” da un gruppo di sedicenti musulmani, poi il ritrovamento nel fine-settimana del cadavere di un musulmano tra le macerie di un edificio dato alle fiamme.

Dopo il ritrovamento, ieri le autorità avevano già disposto il coprifuoco in questa regione centrale, nota per il turismo e le piantagioni di tè. Stamani, dopo l’annuncio dello stato d’emergenza – revocato in Sri Lanka sette anni dopo la fine della guerra ultratentennale con i ribelli di etnia tamil -, le forze dell’ordine sono state dispiegate massicciamente in tutta la regione per evitare ulteriori scontri.

Nell’isola la minoranza musulmana – che costituisce circa il 20 per cento della popolazione, su 21 milioni di abitanti – lamenta discriminazioni da parte della maggioranza cingalese buddista. Ambo le parti hanno visto anche il sorgere di frange estremiste: tra i buddisti, il gruppo Bodu Bala Sena (Bbs), considerato da alcuni l’istigatore delle violenze degli ultimi giorni. Altri invece, come ricorda l’emittente ‘Al Jazeera’, accusano alcuni musulmani di aver assunto atteggiamenti aggressivi e di praticare conversioni forzate. Tensioni, accuse e violenze sono continuate in Sri Lanka sebbene nel 2015 il presidente Maithripala Siresena abbia fatto della tutela della minoranza islamica una delle priorità di governo.

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