Il Ghana compie 60 anni, da leader africano. L’intervista all’ambasciatore Favilli

Il 6 marzo 1957 Kwame Nkrumah entrò nella storia al governo del primo Paese subsahariano capace di emanciparsi dalle potenze coloniali
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ROMA – E’ un anniversario importante, per un Paese che si conferma “modello e simbolo d’Africa”: Giovanni Favilli, ambasciatore d’Italia in Ghana, parla con l’agenzia DIRE mentre da Accra a Cape Coast, sotto la fortezza da dove gli schiavi partivano per le Americhe, si festeggiano i 60 anni di indipendenza.

Un’indipendenza speciale, il colloquio comincia da qui. Il 6 marzo 1957 Kwame Nkrumah entrò nella storia al governo del primo Paese subsahariano capace di emanciparsi dal dominio delle potenze coloniali.

“Già allora il Ghana assunse una funzione di guida per il resto del continente grazie alle idee del panafricanismo” sottolinea Favilli. Che di Nkrumah ricorda una frase: ”L’indipendenza del Ghana è completamente inutile se non è collegata con la totale liberazione del continente africano”. Una lezione che resta valida e assume oggi significati nuovi. L’ultima conferma sono state le elezioni del dicembre scorso, con il giuramento da presidente ad Accra dello sfidante Nana Akufo-Addo. “Il Ghana – sottolinea Favilli – è divenuto un esempio positivo per l’Africa anche perché negli ultimi 25 anni il potere è passato più volte dal partito di governo a quello di opposizione sempre in modo pacifico“.

Dal National Democratic Congress (Ndc) al New Patriotic Party (Npp) e ritorno, e poi ancora alternanza. Con l’aggiunta, è cronaca recente, di un capo di Stato pronto ad accettare la sconfitta elettorale e a difendere anche all’estero le ragioni della liberal-democrazia. E’ accaduto a gennaio, protagonista John Mahama, in prima fila nel tentativo di persuadere il presidente gambiano Yahya Jammeh a lasciare rispettando la volontà degli elettori. “E’ stato un esempio convincente”, sottolinea l’ambasciatore, “perché Mahama era ancora in carica e riconoscendo la propria sconfitta stava già dimostrando nei fatti l’impegno per la pace e la stabilità”.

L’alternanza, dunque, come regola d’oro e modello di riferimento. Celebrato anche da Barack Obama, che nel 2009 aveva scelto proprio Accra come tappa iniziale del suo primo viaggio in Africa da presidente degli Stati Uniti. E conquista rinnovata, rilancia Favilli, in occasione delle ultime elezioni: “Il voto è stato certamente soggetto a una certa dose di ‘abuse of incumbency’, quei condizionamenti indebiti da parte della macchina amministrativa del partito al potere denunciati dagli osservatori dell’Unione Europea, ma, anche e soprattutto, da un dibattito su giornali, radio e tv assai libero e vivace; e alla fine il partito all’opposizione ha vinto con un margine del 10 per cento”. Un’esperienza che si trasferisce, su un piano politico-diplomatico, anche al di là dei confini nazionali. L’ultimo caso è stata la soluzione pacifica della crisi in Gambia, suggerisce Favilli, “grazie a un fermo intervento degli Stati dell’Africa occidentale reso più facile dalle dimensioni limitate del Gambia ma comunque testimonianza di un attaccamento crescente ai principi democratici”. Una base sulla quale costruire ancora, secondo l’ambasciatore. Convinto che un passaggio importante sia stato, sempre a gennaio, il vertice ad Addis l Free Trade Area, Cfta, un acronimo senz’anima che però potrebbe significare molto. In gioco c’è un mercato comune con oltre un miliardo di persone e una produzione stimata in 3400 miliardi di dollari.

Dal Cairo a Città del Capo, da Dakar a Dar es Salaam, senza barriere per il commercio, gli spostamenti, i servizi. “E’ un modo per rafforzare il continente” sottolinea Favilli, “adeguando il panafricanismo al XXI secolo”.

Un impegno che se ne aggiunge ad altri, pure decisivi sul piano economico e sociale. Ad Accra, nei giorni scorsi, in vista dell’anniversario dell’indipendenza, se ne è parlato, se ne è scritto e si sono tratti bilanci. Una domanda su tutte, sui giornali o in modulazione di frequenza: si sarebbe potuto fare di più? “Certamente” risponde Favilli, citando statistiche sul reddito pro capite secondo le quali nel 1957 il Ghana stava meglio della Corea del Sud e ora invece il rapporto è ampiamente rovesciato. E allora, ambasciatore, quali sono le priorità? “Far diventare il Ghana un Paese a reddito medio che sviluppa l’agricoltura, utilizza al meglio il petrolio, il cacao, l’oro e le altre risorse naturali, riduce la povertà e passa a una fase nuova. Per dirla con uno slogan anglosassone, ‘from aid to trade’, dagli aiuti al commercio; con l’Italia pronta a fare la sua parte”.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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