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Migranti, l’Italia ai paesi in transito: “Solidarietà e sicurezza”

Oggi a Roma la Seconda conferenza dei Paesi di transito, a cui partecipano circa 40 Governi di Europa e Africa
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ROMA – Solidarietà e sicurezza: sono queste le parole chiave che hanno segnato oggi a Roma la Seconda conferenza dei Paesi di transito, un foro in grado di riunire allo stesso tavolo agenzie dell’Onu e rappresentanti di una quarantina di governi d’Europa e d’Africa. Nella dichiarazione comune diffusa al termine dei lavori si riprende il titolo dell’incontro, ‘A Shared Responsibility for a Common Goal: Solidarity and Security’.

“La formula – ha spiegato il ministro degli Esteri Angelino Alfano – è coniugare il controllo delle frontiere con l’investimento per lo sviluppo dei Paesi africani“. Un obiettivo che avrebbe già prodotto risultati nei sei mesi intercorsi tra la Prima conferenza, il 6 luglio, sempre a Roma, e la nuova edizione di oggi.

“Abbiamo avuto una serie di evidenze che le cose sono andate nella direzione nella quale speravamo” ha detto Alfano, citando le stime sui migranti in transito in Niger: si sarebbe passati dai 330 mila del 2016 ai 60 mila del 2017. Un dato, questo, che rafforzerebbe la bontà della scelta italiana di puntare sulla “relazione strategica” con Niamey. Tra risorse della Cooperazione e Fondo Africa, Roma avrebbe investito per il Niger in un anno oltre cento milioni.

Secondo Alfano, “oggi c’è stata un’importante condivisione sull’investimento politico ed economico nel Sahel, un’area chiave per gestire il fenomeno”. Nel 2017 l’Italia ha inaugurato la propria ambasciata a Niamey e si appresta ora ad aprirne una anche in Burkina Faso.

Vista da Roma, però, la partita è più ampia. Alfano annuncia il rifinanziamento del Fondo Africa con 80 milioni di euro destinati anzitutto a progetti per i giovani. Poi c’è la questione dei diritti. Lo sottolinea anche Thomas Greminger, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce). “Questa dimensione è decisiva” risponde a una domanda sull’accordo tra Roma e Tripoli sulla Guardia costiera libica e i respingimenti dei migranti che tentano la traversata del Mediterraneo. E però, come evidenziano in Farnesina dirigenti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), l’approccio vuole essere multilaterale e multidimensionale. Tra i punti d’accordo figurano allora il “sostegno alle comunità locali dei Paesi di transito”, la “crescente mobilitazione contro le reti dei trafficanti di esseri umani“, le “campagne di informazione sui rischi dei viaggi” e l’appoggio ai “rimpatri volontari assistiti”, che grazie a Oim sarebbero stati finora già 20mila. Il tutto, sembra di capire, nel rispetto del principio di dignità e sovranità.

Un punto toccato ancora da Alfano, in risposta a una domanda della DIRE sulla ricostruzione dell’emittente ‘Radio France Internationale‘, secondo la quale Niamey non sarebbe stata consultata sulla missione militare approvata dal parlamento italiano il 17 gennaio. “Ci giocheremo questa autorizzazione per fare ogni azione richiesta dal governo del Niger” spiega il ministro. Che poi assicura: l’Italia si muoverà solo nel “rispetto profondo della sovranità” e con il “consenso” di Niamey.

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