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Violenza minorile. Emergenza per il futuro

Di Vanna Iori, senatrice Pd
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ROMA – I fatti sono noti. Nella notte tra venerdì e sabato scorsi il rider Gianni Lanciato, un cinquantenne napoletano disoccupato che consegna pizze a domicilio per le vie di Napoli, è stato brutalmente aggredito da sei ragazzi armati. Lo hanno accerchiato, pestato a calci e pugni con una brutalità inaudita, poi hanno provato ad investirlo e, infine, gli hanno sottratto il motorino.  Poco più tardi, quando si sono resi conto che la rapina era diventata un caso nazionale grazie al filmato dell’aggressione, lo hanno abbandonato in strada nei pressi dell’abitazione di uno di loro. La vicenda ha scatenato una gara di solidarietà commovente perché, una volta viste le immagini e conosciuta la storia, tanti cittadini si sono mobilitati, dando il via a una raccolta fondi spontanea per ricomprare il motorino al rider. Nel giro di poche ore sono stati raccolti circa 11 mila euro, molti di più di quelli necessari per l’acquisto di un nuovo scooter. E gli sono arrivate molte offerte di lavoro. Gesti che hanno mostrato il volto più bello di una comunità ferita. Una comunità di cittadini solidali, generosi, empatici che meritano gli sia restituita la speranza di non essere soli. Nel frattempo il branco è stato individuato: quasi tutti minorenni, uno addirittura di dodici anni, alcuni legati a famiglie della criminalità organizzata. Di fronte agli inquirenti si sono messi a piangere, dichiarando che quella fosse la loro prima rapina. La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni ha emesso provvedimenti di fermo. Agli indagati si contesta, a vario titolo,  il reato di rapina aggravata in concorso con altri quattro minori. I sei giovani hanno picchiato la vittima e usato anche una pistola e un coltello per costringerla a consegnare il mezzo. Il fermo è stato emesso poiché gli inquirenti hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di fuga.

Un dramma nel dramma. Parliamo di ragazzini.

La violenza cieca messa in atto da questi adolescenti non può lasciarci indifferenti e deve farci riflettere seriamente. Anche perchè non si tratta di un episodio isolato. Se da una parte è vero che la pandemia ha provocato la desertificazione di molte città, in alcune delle quali molti territori  sono diventati luoghi di azioni criminali; dall’altra c’è un tema di vuoto etico, morale, di prospettive con la mancanza di reti sociali e culturali, servizi, relazioni. Tutto ciò che concorre -insieme alla famiglia- alla formazione di un giovane individuo. Ma dove non c’è la scuola, dove non c’è lavoro, dove non ci sono servizi, chi può farsi carico di indirizzare la vita di questi ragazzi? Come possono costruire opportunità che li sottraggano dalle mani della criminalità e li aiutino a costruire una loro esistenza dignitosa, anche in assenza della famiglia?

Gli episodi violenti ormai si stanno diffondendo in modo preoccupante tra gli adolescenti. Ragazzi che mostrano di non avere alcun rispetto per le regole della collettività e sempre più indifferenza nei confronti dei modelli educativi ispirati alla solidarietà e alla dignità umana. Quella attuale è una generazione di giovani che sembrano non avere punti di riferimento, né valori positivi. E la chiusura forzata delle scuole sta inevitabilmente peggiorando il quadro. 

Mi hanno molto colpito le parole del rider aggredito: “Li ho già perdonati, nel momento stesso in cui si accanivano come belve su di me. La colpa non è loro, ma dei genitori che evidentemente non li hanno seguiti abbastanza. A quei ragazzi dico: non scegliete la strada dell’illegalità e della violenza. Avete la facoltà di scrivere il vostro futuro”. Parole semplici che descrivono un programma pedagogico chiaro.

 Le istituzioni sono oggi chiamate a consentire ai giovani di scrivere il loro futuro. La situazione di emergenza educativa, soprattutto per chi proviene da famiglie più fragili o disagiate si combatte soltanto costruendo opportunità. E le opportunità costano. Senza un reale investimento su scuola, servizi e occupazione la situazione di vuoto e degrado sociale, culturale, emotivo sarà inevitabilmente destinata a peggiorare. Per questo, ritengo che sia necessario andare oltre la stagione dei bonus e delle politiche di piccolo cabotaggio e corto respiro per avviare quella della crescita in cui una parte sostanziosa sia destinata agli adolescenti di oggi e adulti di domani. Il futuro del Paese, inteso come comunità sociale, culturale e economica, dipende da quanto e come investiremo. Credo che le scelte che faremo oggi cambieranno i prossimi anni: i segnali che abbiamo sono devastanti. È il caso di riflettere bene sulla strada che vogliamo prendere. 

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