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Scuola, le ‘sardine’: “Braccio di ferro su aperture è presa in giro”

"Non stiamo parlando di scuola o di virus ma di diritto all'istruzione e diritto alla salute"
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ROMA – “Per dire qualcosa di sensato bisogna parlare con la scuola, non di scuola. Bisogna parlare con studenti, insegnanti, genitori, fratelli, sorelle, medici e molte altre persone che la scuola, direttamente o indirettamente, la vivono, ogni giorno. Da Trieste a Palermo. Prima di pronunciarci sul tema della scuola abbiamo avvertito il bisogno di confrontarci, portando il dialogo interno su scala nazionale. E la nostra posizione e’ questa: Sulle ragazze e sui ragazzi non si mercanteggia. Non possono essere carne da macello della politica”. Cosi’ il portavoce delle Sardine, Mattia Santori.

Non stiamo parlando di scuola o di virus ma di diritto all’istruzione e diritto alla salute. I diritti in gioco- aggiunge Santori- sono di grande portata perche’ in mancanza di uno dei due non si rinuncia a una porzione di futuro, si rinuncia al futuro. Il tema e’ complesso e spostare l’apertura dal 7 all’11 gennaio, con ulteriori varianti regionali, e’ un pessimo segnale, un braccio di ferro che sa di presa in giro. Giovedi’ o venerdi’ saranno resi noti i numeri relativi alla curva pandemica post-festivita’. Affrontiamo il tema della scuola con equilibrio e non apriamo le scuole se non ci sono le condizioni. Tutti i nodi, presto o tardi, vengono al pettine. Quali sono questi nodi? L’edilizia scolastica: perche’ la scuola e’ luogo di relazione. Ove questa sia negata o messa in pericolo, non si puo’ parlare di formazione. La DAD e’ un surrogato temporaneo da mandare giu’ in questi tempi eccezionali. Non certo la soluzione alla quale abituarsi; I trasporti: perche’ se per recarti a scuola devi accalcarti e salire su una littorina a gasolio e ti chiedi se te lo puoi permettere, evidentemente un problema c’e’. Anche piu’ di uno; La connettivita’ internet: perche’ di rete unica nazionale si fa un gran parlare, prevalentemente in relazione ai dividendi generati da fusioni societarie, ma alla fine della fiera le lezioni in DAD vanno a scatti; Le disuguaglianze economiche: perche’ se oggi un genitore non puo’ permettersi il/la baby sitter e deve rinunciare al lavoro, non lo ritrovera’ magicamente quando il virus sara’ debellato e la DAD un ricordo; Le disuguaglianze territoriali: perche’ frequentare una scuola a Trento o a Vibo Valentia e’ molto diverso, nel bene e nel male. Inutile girarci attorno”.

“Iniziamo ad avere il coraggio di proporre 4 visioni, con 4 prospettive temporali chiare- aggiunge Santori- A 60 giorni: dotiamo il personale scolastico di mascherine Fpp2, non di finte mascherine chirurgiche senza il ferretto per il naso. In modo che il diritto al lavoro possa andare a braccetto con quello alla salute, oltre che con quello all’istruzione. A 6 mesi: assumiamo sempre piu’ personale docente e stabilizziamo gli organici. A 60 mesi: realizziamo e attuiamo un piano nazionale per l’edilizia scolastica e per riaffermare l’identita’ delle scuole come luoghi di relazione. A 6000 mesi: non vi chiediamo tanto. Ma di sognare si’. In fondo, non costa nulla”.

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