MILANO – La sanità privata che ‘fa della salute un affare’; i giovani apatici nella crisi demografica vittime degli adulti e che cercano ‘difesa nello sballo, un anestetico per l’angoscia’. Le case usate ‘per fare soldi, invece che per ospitare persone’; La Costituzione della Repubblica italiana ‘tradita per le pessime condizioni dei carcerati e per la formazione e il trattamento del personale della Polizia penitenziaria’. Indurire le condizioni di detenzione non serve: ‘persone così maltrattate in carcere saranno persone più pericolose fuori dal carcere’; una finanza ‘che arricchisce i ricchi e deruba i poveri’, rendendo la città ‘appetibile per chi ha molto denaro da riciclare’. Denaro ‘sporco, che con il suo fetore di morte invade la città’. La casa non cadrà, dirà alla fine della sua omelia per i Vespri di Sant’Ambrogio l’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Non cadrà grazie all’impegno, alla ‘responsabilità di donne e uomini di ‘fede’ e di ‘ogni appartenenza’, ‘abitati dalla gioia di essere vivi, di essere insieme, di essere in cammino verso un futuro desiderabile’.
Ma sono pennellate dall’inferno-terra le pagine dell’Arcivescovo dedicate questa sera alla ricorrenza più sentita dai milanesi. Delpini vede nero, come vedeva nero Ambrogio, nel suo tempo- riletto in un saggio dello storico Cesare Pasini- in cui visse ‘sconfitte clamorose, violenze fratricide dentro la famiglia imperiale e nello scontro con usurpatori’ che diffondevano ‘segnali di allarme, con la percezione dell’imminente crollo dell’Impero Romano’. Di fatto poi l’Impero continuò ad essere ‘potente, ricco, e anche aggressivo e corrotto’. Ma Roma sopravvisse perché c’erano ‘cittadini onesti disposti al sacrificio’. Gli stessi a cui si appella Delpini, anche se il lavoro non manca per ‘aggiustare il mondo’: ‘Possiamo anche oggi riconoscere segni preoccupanti e minacce di crollo e possiamo domandarci: veramente il declino della nostra civiltà è un destino segnato? Ci sarà una reazione, una volontà di aggiustare il mondo, un farsi avanti di uomini e donne capaci di sognare, di impegnarsi, di contribuire a una vita migliore per la casa comune?’.
Nel frattempo il capo della Chiesa ambrosiana ammette di sentire anche personalmente l”impressione del crollo imminente della civiltà, della rovina disastrosa della città’. Un fatto non inedito, che ha segnato ‘non raramente anche la storia di Milano. Il rischio è quello di essere tutti travolti da un crollo rovinoso che lascerà solo macerie’. Ma un pastore deve indicare la strada, mai limitarsi a temere il vicolo cieco. E la strada di Delpini è quella della ‘responsabilità personale‘, ‘fascino e rischio della democrazia’. Esercitarla non è di moda, non porta consenso. ‘Nel nostro contesto culturale contemporaneo, detto post-moderno, chi assume responsabilità avverte di essere circondato da uno scetticismo che si esprime in vari modi: l’afasia sul senso della vita, la convinzione dell’inutilità di essere fiduciosi, la professione di agnosticismo come sintomo di intelligenza. Ma la casa non cadrà perché ci siete voi, responsabili delle istituzioni, sindaci, forze dell’ordine, magistrati, imprenditori, medici, educatori, donne e uomini, anziani, adulti e giovani, voi tutti che vi fate avanti ogni giorno e che mettete mano all’impresa di aggiustare il mondo’.
Detto dei giovani, la cui dipendenza ‘da droghe, dal gioco, dall’alcol, dal sesso’ è un fenomeno dalle ‘proporzioni drammatiche e troppe persone e istituzioni non ne sono adeguatamente consapevoli’, Delpini attacca con durezza inedita due ampie fette della società milanese e lombarda: il mondo del turismo e quello della sanità privata. ‘Chi cerca casa in città si vede chiudere la porta in faccia. Non di rado si trova davanti persone (o agenzie) senz’anima e senza scrupoli: ‘Non hai abbastanza soldi, né credito’; ‘Non sei abbastanza italiano’; ‘Non voglio fastidi, preferisco lasciare la casa vuota’; ‘Dare casa a te e alla tua famiglia mi rende meno che darla per affitti brevi…’. Sembra che la città non voglia cittadini. Forse poi i cittadini rimasti si lamenteranno per la mancanza di operai, di infermieri, di insegnanti, di camerieri, di tranvieri’.
In tema di diritto alla salute l’arcivescovo di Milano prende nettamente posizione, dicendosi ‘preoccupato per le liste di attesa, la dilatazione insopportabile dei tempi, il privilegio accordato a chi ricorre alla sanità privata a pagamento. Sono tutti aspetti inquietanti. Il privato profit fa della salute un affare. Il privato non profit in ambito socio-sanitario si sente spesso ignorato e perfino mortificato. Gli ospedali pubblici e le loro eccellenze rischiano di essere screditati. L’imposizione di protocolli caratterizzati dall’eccessivo affidamento alla tecnica della cura rischia di rimuovere il ‘prendersi cura’ e il farsi carico. L’indebita identificazione tra ‘curare’ e ‘guarire’ fa sì che a volte ci si dimentichi di chi non guarisce, rendendo le cure palliative non adeguatamente accessibili’.
Su carceri e funzione rieducativa della pena pollice (molto) verso da Delpini: ‘La Costituzione è tradita per la sempre maggiore recrudescenza delle norme. La Costituzione è tradita per la scarsissima accessibilità dei percorsi di reinserimento sociale dei condannati. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni. Si può prevedere che persone così maltrattate in carcere saranno persone più pericolose fuori dal carcere… Hanno imparato a odiare le istituzioni piuttosto che prendersi la responsabilità di essere cittadini onesti’. In questa situazione il monito è secco, e destinataria è la politica: ‘Il rimedio al problema non può essere soltanto l’incremento della spesa di denaro pubblico per costruire altre prigioni. Quando una società fa sì che la detenzione sia il modo più ovvio (e sbrigativo) per sanzionare reati, significa che non è realmente capace o impegnata a prevenire i reati, a favorire la riparazione dei danni e a creare le condizioni per riportare le persone alla legalità. L’orientamento di una mentalità repressiva che cerca la vendetta piuttosto che il recupero- affonda il colpo l’arcivescovo di Milano- segnala una crepa pericolosa nella casa comune’.
In un discorso così risoluto, ancorato con determinazione a ciò che non va, a ciò che mina la civiltà, ambrosiana e non, non poteva mancare un fendente alla Milano ‘capitale finanziaria’, dove ‘si riconoscono i peccati capitali della finanza, intesa come l’astuzia di far soldi con i soldi. Il capitalismo malato è a servizio dell’individualismo e ignora la funzione sociale e la responsabilità morale della finanza. La città diventa appetibile per chi ha molto denaro da investire. Nel mondo in guerra, nel mondo ingiusto, nel mondo del lusso incontrollato, le risorse finanziarie nel sistema creditizio sono impegnate in modo scriteriato per rendere più drammatica l’inequità che arricchisce i ricchi e deruba i poveri’. Poi l’anatema alle mafie, nella loro accezione più ampia, ben oltre le cosche in cravatta contrastate ogni giorno dai magistrati. ‘La città diventa appetibile per chi ha molto denaro da riciclare. Il denaro sporco, con il suo fetore di morte, invade la città grazie a persone contagiate dall’indifferenza, dalla paura o dall’avidità e propizia il diffondersi di virus pericolosi per l’economia della gente onesta’.
Delpini ha finito il suo viaggio-denuncia nell’orrore. Chiama a sè il bene, con ampi gesti della mano. ‘Io mi faccio avanti’, scrive e dice in Sant’Ambrogio, e sprona a insistere, a non arrendersi ‘coloro che sono animati da una passione per il bene comune e avvertono la vocazione alla solidarietà come fattore irrinunciabile per la loro coscienza. Si fanno avanti coloro che custodiscono principi di giustizia, pensieri di saggezza, consapevolezza delle proprie responsabilità, e che non sarebbero in pace con sé stessi se si accomodassero nell’indifferenza’.
La casa ‘non cadrà perché ci siete voi’, sottolinea Delpini, che nomina una per una le figure pubbliche a cui pensa: ‘la sindaca’, ‘allergica al protagonismo e all’esibizionismo’, gli educatori, preti, insegnanti, responsabili di carcere, che devono le creare condizioni perchè chi ha fatto danni alla società ‘sia impegnato a riparare, non a fare ulteriori danni’. ‘Il commercialista, il notaio, l’avvocato’, che non devono cedere alle ‘zone grigie’ in nome del ‘denaro facile’. Le forze dell’ordine. L’imprenditore, consapevole della ‘responsabilità sociale’ della sua attività, che ha un unico programma: ‘dare lavoro e produrre eccellenza’. ‘Il politico’? Deve scansare ‘la tentazione di badare all’immediato e al favore popolare piuttosto che al bene del Paese’. Il ‘cittadino comune’? ‘Provo fastidio- si immedesima Delpini- quando respiro quel clima deprimente che prende la parola per lamentarsi, per accusare, per screditare persone e istituzioni’. Per questo ‘sono sdegnato per gli sperperi del denaro pubblico e la corruzione’.
La casa non cadrà, chiude l’Arcivescovo di Milano, perchè tanti sono ‘convinti che valga la pena considerare la vita come vocazione a servire piuttosto che come pretesa di essere serviti. Non cadrà perché ci siete voi, uomini e donne pensosi, appassionati al cammino dell’umanità e al destino di questa città e di questa terra. E io vi ringrazio’.







