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Di Maio indietro tutta, il messaggio è arrivato forte e chiaro

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'Agenzia di stampa Dire, per DireOggi | Edizione del 5 dicembre 2019
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ROMA – «Non vedo motivo di alimentare tensioni inutili all’interno del Governo – afferma Luigi Di Maio in una nota – e non comprendo i toni duri usati negli ultimi giorni da parte di qualcuno».

Quando alcuni parlamentari Dem leggono le parole del Capo politico del M5S scoppiano in una risata: «Ma se era proprio lui ad alimentare ogni giorno tensioni con il Pd, si vede che gli è stato recapitato un messaggio dall’alto (Beppe Grillo, garante supremo?), un segnale forte e chiaro di finirla», dicono.

Insomma, a quanto sembra, dopo le ultime ore che hanno visto la maggioranza di Governo ad un passo dalla crisi, è spuntato il sereno. Quanto durerà? Anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, nella lettera inviata a Repubblica aveva mandato l’ultimo avviso: o si pensa a governare o si va a votare, il senso delle sue parole.

Nel Movimento la discussione in corso ha toni accesi, anche se corre sotto traccia. Si svolgono riunioni convocate da questo o quel parlamentare, senza che il Capo politico possa far niente per ricondurre tutti ad obbedire. Il problema è, dicono alcuni parlamentari ‘grillini’, «che non si capisce la linea politica, tra di noi quasi nessuno vuole andare a votare o pensa di far cadere il Governo. Abbiamo bisogno di tempo per riorganizzarci».

Serve tempo. Bisogna vedere che cosa farà il leader della Lega, Matteo Salvini, che non può aspettare troppo a lungo. Il consenso che ancora oggi, nell’ultimo sondaggio, vede la Lega crescere sempre più, ha bisogno di trovare presto uno sbocco elettorale. Per questo continuano a rincorrersi le voci dentro i Palazzi della politica su senatori ‘grillini’ già pronti a trasferirsi nella Lega per mandare sotto la maggioranza. Al Senato, infatti, lo scarto è di pochi voti e mercoledì prossimo ci sarà una votazione ad alto rischio sulla comunicazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in vista del vertice europeo del 12 e 13 dicembre.

Non solo. C’è anche un altro segnale che certifica come il rischio di crisi sia sempre in primo piano. Molti dipendenti dei gruppi parlamentari, che volevano andare in settimana bianca tra febbraio e marzo, sono rimasti in bianco: in quel periodo tutti devono essere presenti.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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