INTERVISTA | Tenente Colonnello Vinciguerra: “Su pari opportunità modello italiano avanzato”

"Lavoriamo sulle linee guida e sulle indicazioni di policy che lo Stato Maggiore della Difesa dà in tutte le sue attività", dice il Capo della Sezione Pari Opportunità e prospettiva di genere della Difesa
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ROMA – “Lavoriamo sulle linee guida e sulle indicazioni di policy che lo Stato Maggiore della Difesa dà in tutte le sue attività, per contemperare l’organizzazione con i principi delle pari opportunità”. A spiegare all’agenzia Dire il lavoro della Sezione Pari Opportunità e prospettiva di genere della Difesa, è il Tenente Colonnello, Rosa Vinciguerra, Capo della Sezione.

“Svolgiamo un ruolo di supervisione, più che di vigilanza- ha spiegato il Tenente Colonnello, che ha parlato di come vengano “svolte costantemente attività di ascolto con le unità che si occupano per le Forze Armate di pari opportunità”. Un “processo in corso” quello dell’inclusione delle donne in un mondo professionale ancora connotato al maschile, “ma 20 anni sono nulla rispetto al fatto che per secoli gli eserciti sono stati esclusivamente maschili” ha puntualizzato Vinciguerra che ha ribadito che “anche rispetto all’esterno c’è ancora da costruire un’immagine della donna in uniforme“. Al 30 giugno 2019 ricordiamo che la popolazione delle donne soldato è di 16.607 unita’ su 280.139: il 5,93% del totale e di queste 1.720 sono ufficiali.

“La prospettiva di genere- ha spiegato ancora Rosa Vinciguerra- viene riportata in una serie di risoluzioni delle Nazioni Unite su ‘Donne, pace e sicurezza‘ in cui si parla nello specifico dell’impiego del personale militare femminile nelle operazioni di pace come strumento moltiplicatore d’efficacia della missione per l’empowerment delle donne locali. Le donne in uniforme hanno quindi questo compito in più”. Un compito ulteriore che incide nella vita delle donne soldato, come del resto per tutte le professioni, è quello di conciliare la vita privata con quella professionale tenendo conto che “le missioni all’estero portano fuori almeno per semestri”.

Quanto al welfare della maternità valgono per le donne arruolate tutti i servizi previsti nei contratti della Pubblica Amministrazione con alcuni “accorgimenti, come quello di non partire in missione se si ha un bambino con meno di tre anni o evitare le guardie per le famiglie monoparentali. Un tentativo importante, partito anni fa e che sta portando buoni frutti- ha aggiunto- è quello di dotare le infrastrutture militari di asili nido”.

In 20 anni sono stati fatti passi avanti e possiamo dirci soddisfatti. Il modello di reclutamento italiano è assolutamente avanzato in termini di parità; all’esterno- ha puntualizzato Vinciguerra- ci sono ancora curiosità nella mente di chi ti guarda”. Succede ancora adesso al Tenente Colonnello Rosa Vinciguerra che qualcuno le faccia domanda sull’uniforme, il grado e il lavoro che svolge. “Ho vinto un concorso bandito nel marzo del 2000- ha raccontato alla Dire- e il 4 settembre del 2000 ero già alla Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino”. Laureata in sociologia è entrata nelle Forze Armate negli anni in cui veniva abbandonata la leva e si passava ad un modello interamente professionale e si “aveva bisogno di professionisti per reclutare risorse umane esterne che rimanessero. La legge 380 del 1999 aveva anche previsto un organismo consultivo sul personale militare femminile del Capo di Stato Maggiore della Difesa e del Comandante Generale della Guardia di Finanza e- ha ricordato- sono stata presidente di questo Comitato. Successivamente è nata una sezione, quella che adesso guido, che insieme al Consiglio Interforze delle Pari Opportunità e sulla Prospettiva di genere, il cui presidente è il generale C.A Francesco DE LEVERANO, primo comandante del RAV di Ascoli Piceno e ora Sottocapo di SMD, istituito nel 2014, di cui sono vicepresidente, si occupa di questi temi ed entrambi sono bilanciati per genere”. Quella del Tenente Colonnello Rosa Vinciguerra è stata una scelta di professione che è diventata una vera e propria scelta di vita:”e dopo 20 anni- ha concluso- non mi sono mai pentita”.

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5 Dicembre 2019
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