BOLOGNA – “La vita di Andrea Barion, il caro Svarion, è stata più breve e più dolorosa di quanto uno possa accettare. L’unica consolazione è che è stata spesa bene, che ha lasciato un segno. E non era un segno su un pezzo di carta, ma nelle vite di molte persone. È stato un onore condividere anche solo un pezzetto di questa preziosa esistenza, purtroppo afflitta dalle tenebre. Ed è un dispiacere che condivido con tanti non essere riusciti a riempirla di luce. Grazie, caro”. Si conclude così il ricordo che il fumettista ed esperto di comunicazione Francesco Casoni ha voluto dedicare ad Andrea Barion, l’artista di 44 anni che è stato trovato morto, domenica, nella sua casa di Borsea, in provincia di Rovigo. Stando a quanto scrive anche lo stesso Casoni, Barion (chiamato da tutti ‘Svario‘ o ‘Sva‘) aveva incontrato diverse difficoltà negli anni della sua vita, in particolare dopo il periodo del Covid.
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Francesco Casoni e Andrea Barion, che insieme avevano pubblicato diversi lavori il più famoso dei quali è la graphic novel “Herschel & Svarion” (uscita nel 2017) si conoscevano da tanto tempo e avevano lavorato insieme a più progetti. Negli ultimi anni, spiega lo stesso Casoni nel, non erano molto vicini. Si sentivano, ma con conversazioni ‘frettolose, a brandelli’. E lui sapeva di un malessere che affliggeva ‘Sva’ a partire dal Covid in avanti. Nel suo testo parla di “tenebre“. Il motivo che ha spinto Casoni a scrivere un ricordo dell’artista di 44 anni che è venuto a mancare, è l’aver letto, sul suo conto, notizie e racconti che definisce “riduttivi”. Nel titolo dell’accorato racconto dedicato a ‘Svario’ e pubblicato sul suo blog Basso Veneto, accompagnato da tante fotografie del passato, Casoni lo definisce “la mia metà artistica migliore di me“. È con grande umiltà che Casoni lo pubblica (dice di farlo “in punta di piedi”), con questa premessa: “Sono consapevole che è un minuscolo ritratto, che non rende le mille sfaccettature di Sva. L’ho scritto, riscritto, corretto, integrato trenta volte. E sento ancora che è incompleto. Se volete aggiungere cose sensate, scrivetemi magari in privato”. Il titolo è questo: “Andrea ‘Svarion’ Barion, la mia metà artistica che era meglio di me“.
Ecco il teso scritto da Francesco Casoni:
“Lo sapevamo bene entrambi: si può ridere di tutto, anche della morte, ma occorre il giusto distacco. Ed è anche per questo che non riesco a salutare Svarion con una vignetta.
Da qualche tempo avevo ripreso a pensare alle cose che disegnavamo insieme, io e Svarion. Gliene avevo anche parlato di recente, in quelle che purtroppo erano conversazioni frettolose, a brandelli. C’erano varie cose rimaste in sospeso da prima della pandemia e, soprattutto, sentivo che c’erano demoni da tentare di esorcizzare con la risata.
Ma forse avrei solo pasticciato e quei demoni, chissà, li avrei magari resi più feroci. Non che abbia molto senso chiederselo adesso.
In un paio di articoli usciti poche ore dopo la sua morte, Andrea Barion, Svarion, è definito “fumettista”. E io sono felice di questo titolo e talento, tra i tanti che gli si possono attribuire, perché mi fa sperare che questa cosa dei fumetti sia stata in qualche modo importante anche per lui. Di certo, tutte le cose che abbiamo scarabocchiato in questi anni non sarebbero state possibili senza di lui, che dello strano duo Herschel & Svarion era qualcosa di più della metà.
Forse in superficie io e Svarion non ci assomigliavamo molto, eppure a me è sempre sembrato che ci assomigliassimo in molte cose, ma che gli accidenti della vita ci avessero sbattuti su binari differenti.
Lui era attivissimo nelle più nobili battaglie civili e politiche, con un coraggio che io non ho mai avuto. Fu uno di quelli che corsero a prendersi cura di un gruppo di migranti abbandonati a sé stessi nell’atrio della stazione dei treni, portando loro teglie di cibo e trovando un posto più caldo in cui farli dormire. Vorrei che fosse ricordato anche per questo.
Avevamo in comune la creatività, anche se lui era ben più geniale di me: la musica, ad esempio. Nel suo canale Youtube ci sono un po’ di brani nati dal suo talento, che ogni tanto tornavo ad ascoltare e che a me sembravano strepitosi. Così come strepitosi mi sembravano gli scatti che realizzava con la sua fotocamera.
Significherà qualcosa se le nostre strade si sono incrociate. Si incrociavano già in piazza, alla manifestazioni, ad esempio (vedi foto sopra) e forse si erano incrociate senza saperlo in molti altri contesti frequentati fin da giovani.
E hanno finito per incrociarsi su “Scarafaggi”, il libro di vignette per il quale gli avevo chiesto una mano come grafico e che è diventato alla fine il nostro libro di vignette. Svarion di quel libercolo e di tutto ciò che è venuto dopo è stato molto più di una spalla. Era, anzi, il mio alter ego: impegnati entrambi, creativi entrambi, ma lui più coraggioso, intrepido, fumantino.
Io ero e sono lento, lui agiva, faceva cose.
Come per “Polleggiao”, che mi sono trastullato per le mani per 13 anni, prima che la collaborazione con Sva lo trasformasse nelle coloratissime strisce uscite su REM per un paio di numeri, seguite da un’infinità di vignette sempre su REM, ma non solo. Ci siamo tolti anche qualche soddisfazione, come la campagna #umani di Medici Senza Frontiere, la partecipazione a “In arte DUDU” di Voci x la Libertà e qualche vignetta sul Manifesto (presenza cessata più per lune mie, che sue).
Quei demoni di cui parlavo sopra avevamo cercato infine di esorcizzarli con le storie di Bartolomeo Barbelli, che parlavano di morte, depressione, fallimenti e altre cose allegre, ma buttando tutto questo in caciara (c’era un tizio che trasformava i sensi di colpa in una crema spalmabile, per mangiarli a colazione ogni giorno dalla sua vita, per dire).
Ne facevamo un vanto, del saper buttare in ridere le cose, di non “prenderci sul serio”. Fummo schiacciati dalla realtà, lui più di me: da una serie di problemi esasperati poi dagli anni della pandemia, dalla quale nessuno è uscito migliore di prima.
Mi piace ricordare, però, che nel nostro “periodo sabbatico” dai fumetti, trovammo modo di lavorare insieme in un paio di occasioni: fu fotografo al lancio di Zico e mi affiancò come videomaker e fotografo in un progetto di Arcisolidarietà (trovate il video qui e le foto qui). Tengo a dirlo: entrambi lavori-lavori, cioè lavori retribuiti.
Avevo ripreso in mano proprio Bartolomeo, in tempi recenti, con l’idea di parlarne a Sva. Ma sono stato lento anche in questa occasione.
La vita di Andrea Barion, il caro Svarion, è stata più breve e più dolorosa di quanto uno possa accettare. L’unica consolazione è che è stata spesa bene, che ha lasciato un segno. E non era un segno su un pezzo di carta, ma nelle vite di molte persone.
È stato un onore condividere anche solo un pezzetto di questa preziosa esistenza, purtroppo afflitta dalle tenebre. Ed è un dispiacere che condivido con tanti non essere riusciti a riempirla di luce.
Grazie, caro”.
Il ricordo di Francesco Casoni, ricco di immagini e ricordi, si può vedere a questo link




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