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È bastata una sfuriata, la Lega è Matteo Salvini. O no?

salvini lega
L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Il ministro Giancarlo Giorgetti voleva aiutarlo a ragionare, a non condannare la Lega all’isolamento e all’irrilevanza riposizionandola politicamente, ma il Capo gli ha gridato contro e lui si è subito scusato, tornando al suo posto. Adesso Matteo Salvini gongola, ieri sera il suo Consiglio federale all’unanimità, quindi pure Giorgetti, gli ha detto: “Il Capo sei tu, vai avanti e noi siam tutti con te”.

Non poteva che andare così visto e considerato che nella Lega c’è solo Salvini capace di acchiappare voti e fare comizi in ogni parte d’Italia, anche più volte al giorno. Non è una tregua armata, spiega un leghista della prima ora “perché Giorgetti non è uno che lotta, poi non ha truppe, anche in passato nel partito si è sempre districato, non è mai passato attraverso un voto ma solo su proposta del Capo di turno”. Insomma, nella Lega Giorgetti sembra valer uno, ma il percorso politico alternativo che ha lanciato, quello di aderire al Partito popolare europeo, per una Lega pienamente europeista che rompe coi sovranisti e parafascisti europei e nostrani, resta sul piatto.

Ieri Salvini lo ha gettato nel cestino delle idee sballate, riconfermando in pieno la sua linea e che mai e poi mai andrà in quello schifo di Ppe che si allea con la sinistra. Tra poco più di un mese si vedrà, perché se Salvini non riuscirà a vincere la partita del Quirinale allora vedrete che, forse, qualcuno alzerà il ditino per dire: adesso cambiamo leader? Perché Salvini, lo si vede ogni giorno con pezzi di partito che se ne vanno con i Fratelli-Coltelli d’Italia, ha bisogno di ‘rompere’ presto con questo governo Draghi, ha bisogno di tornare alle urne per bloccare la scalata di Giorgia (non Giorgetti) e magari approfittando della possibile elezione (hai visto mai) di Silvio Berlusconi al Colle ‘papparsi’ pure Forza Italia con la benedizione del nuovo presidente.

Ma se così non sarà, se al Quirinale sarà eletto Draghi e si troverà comunque la quadra su chi – il ministro dell’economia Daniele Franco – governerà fino al 2023, beh per Salvini saranno guai, ma di quelli grossi, davvero. Farà saltare il banco e passerà all’opposizione con Giorgia Meloni? Magari i suoi lo seguiranno, ma in quei territori dove l’elettorato leghista, quello che produce e che ha bisogno delle risorse governative per rimettersi a correre, a quel punto farà qualche conto e magari deciderà di cercarsi qualche altro leader.


Per ora Salvini si gode il successo, anche il Governatore veneto, Luca Zaia, batte le mani: “È stata una bella riunione di tre ore in cui ognuno ha detto la sua e nessuno è stato messo all’indice. Il nostro segretario, che nessuno ha messo in discussione, ne ha fatto sintesi“. Che è quello che serve, dato che “siamo un grande partito e ci sta che ci sia un dibattito”, continua Zaia. Detto questo, “la Lega non è nata per avere correnti, la nostra forza è quella della graniticità e così deve restare”.

E per dimostrare il pugno duro, in coda al dibattito, ieri sera il Consiglio federale “presieduto dal segretario Matteo Salvini ha provveduto all’unanimità ad espellere in Abruzzo (il presidente della Regione è di Fratelli d’Italia, ndr) il consigliere regionale Manuele Marcovecchio per aver promosso e sostenuto iniziative politiche ed elettorali in contrasto con le decisioni del partito“. Marcovecchio era tra i cinque consiglieri che, pochi giorni fa, si sono autosospesi dal partito con una lettera inviata al leader del Carroccio. Oltre a lui, che ora è fuori dal partito, i consiglieri regionali che si sono autosospesi sono Simone Angelosante, Antonietta La Porta, Fabrizio Montepara, e Antonio Di Gianvittorio. Fratelli d’Italia ringrazia.

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