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Da Fondazione Gates 1,4 milioni a Reithera per vaccini contro le varianti del Coronavirus e l’Hiv

reithera
Quello contro il Covid è fermo per mancanza di fondi. L'Ad Folgori: "Le autorità hanno puntato tutto sui vaccini a mRna"
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ROMA – Reithera, l’azienda di Castel Romano che nei primi mesi della pandemia ha lavorato alla messa a punto del candidato vaccino contro il Covid, tutto ‘made in Italy’, in stretta collaborazione con l’ospedale Spallanzani di Roma –tutt’ora fermo alla Fase II per mancanza di fondi – oggi riparte con lo studio di altri candidati vaccini, uno contro le varianti del Coronavirus e un altro, altrettanto importante, contro il virus dell’hiv grazie a 1,4 milioni di dollari stanziati dalla ‘Fondazione Bill & Melinda Gates’.

stabilimento reithera castel romano

Per capire le ragioni che hanno portato alla battuta d’arresto del vaccino contro il Covid-19, quale sarà il destino dei volontari dei trials fermi alla fase II (e perciò sprovvisti di regolare Green Pass, riconosciuto solo per i vaccini validati dalle agenzie regolatorie) e dei nuovi vaccini a cui l’Azienda lavora grazie alla pioggia di fondi internazionali, l’agenzia di stampa Dire ha raggiunto telefonicamente la dottoressa Antonella Folgori, Ad Reithera.

Il vaccino Reithera rappresentava la possibilità di un vaccino ‘tutto’ italiano poi la corsa è rallentata, perché? E a farne le ‘spese’ ci sono quei pazienti, che per primi hanno riconosciuto il valore della ricerca, entrati per questo nei vostri trial ma che ad oggi non possono usufruire del Green Pass. Lei cosa pensa a riguardo?

‘Il progetto del vaccino contro il Covid-19 era nato qui a Reithera con entusiasmo e dedizione durante i primi mesi dello scorso anno per dare una risposta concreta all’epidemia non solo in Italia ma anche nel resto del mondo. Pensavamo di essere molto adatti, perché nella nostra azienda a Castel Romano possiamo seguire tutti i passaggi dall’idea del vaccino fino alla produzione in quanto abbiamo una officina di produzione specializzata, e alla traslazione clinica e siamo potenzialmente in grado di gestire la fase commerciale’. 

‘Contando anche sul supporto delle Istituzioni- continua- abbiamo iniziato questo programma che ci ha portato a eseguire con successo una fase I di sperimentazione, una Fase II che ha dato risultati buoni tanto che abbiamo ottenuto un pare positivo di un comitato indipendente che ha valutato la sicurezza e la risposta immunitaria del vaccino per poter proseguire nella Fase III. Ora siamo fermi perché senza finanziamenti non si va avanti. La maggior parte degli altri vaccini che hanno raggiunto l’approvazione hanno ottenuto grandissimi investimenti di tipo pubblico nei primi mesi dello scorso anno. Quindi ripeto, questo rallentamento non dipende da noi. Abbiamo contatti con le Istituzioni tutt’ora, ci speriamo ma è chiaro che il fattore tempo non gioca a nostro favore. Per quanto riguarda il green pass per i volontari dello studio, come azienda non possiamo esprimerci a riguardo e la decisione in merito al rilascio dello stesso è competenza delle autorità sanitarie. Non essendo il nostro vaccino ancora approvato le Istituzioni, per i volontari dei nostri trials, hanno optato per delle ‘esenzioni temporali’. L’ultima rinnovata scade però a fine novembre. Approfitto per ringraziare i volontari, che credendo nella ricerca italiana, hanno deciso di partecipare. Peraltro queste persone sono ancora parte attiva dello studio di Fase II di follow-up che è ancora in corso’.

– L’ospedale romano Lazzaro Spallanzani, pilastro sin dagli esordi del progetto, rimarrà ancora vostro partner nello studio di fase III e se sì in quale maniera?

‘L’ospedale Spallanzani con i suoi clinici e ricercatori ha partecipato fattivamente allo studio di Fase I essendo uno dei primi centri dove sono stati vaccinati i volontari e ha messo a disposizione i suoi ricercatori e i suoi laboratori per misurare la risposta immunitaria indotta dal vaccino. Per la Fase II ha partecipato alla stesura del protocollo clinico. Mentre per la Fase III, come dicevo prima, il nodo cruciale sono i finanziamenti per poter mandare avanti il progetto’. 

‘Semplicemente ad oggi il progetto è sospeso, non si sono interrotti i rapporti per altri motivi che non siano la mancanza di fondi– specifica Folgori- E’ chiaro che più tempo passa maggiore è la difficoltà di proseguire nel progetto. I finanziamenti sarebbero stati importanti all’inizio così come è successo per tutti gli altri vaccini con paesi come gli Stati Uniti o la Germania che hanno investito miliardi di dollari. Le Istituzioni hanno compiuto una scelta di politica sanitaria molto chiara. In Italia, in Europa e anche negli Usa, in pratica nei paesi più ricchi, si è puntato tutto sui vaccini a mRna e non su quelli ad Adenovirus come ad esempio il nostro‘.

– Da scienziata cosa si sente di dire a chi non è precisamente un ‘no vax’ ma ha paura di vaccinarsi?

‘Per convincere ancora chi non si è vaccinato, un dialogo aperto volto a spiegare ma anche a raccogliere i dubbi e le paure che ci sono penso sia la cosa migliore da fare. L’informazione deve arrivare alle persone tramite i canali giusti; bisogna ricordare che la risposta che leggiamo sul web magari non è la più accreditata ma quella che fa più notizia’.

1,4 milioni di dollari sono in arrivo dalla ‘Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF)’ da dove nasce questo loro interesse e questi fondi serviranno ad andare avanti con lo studio di fase III del vostro vaccino anti Covid-19?

‘L’interesse di questa prestigiosa Fondazione che si dedica da molto tempo a finanziare lo sviluppo di vaccini di cui possano trarre beneficio soprattutto i paesi a basso reddito è quella di riconoscere il valore della nostra piattaforma virale basata sull’Adenovirus di un gorilla. I vantaggi di questa piattaforma sono molteplici- continua Antonella Folgori- e vanno dal basso costo di produzione, ad un processo di produzione consolidato da tempo e che è facilmente trasferibile anche nei Paesi a medio e basso reddito, la termostabilità nonché la capacità, di questo tipo di vaccino, di indurre una risposta immunitaria che non si basa solo sugli anticorpi ma anche di indurre un’altra arma molto importante che è quella costituita dai linfociti T. Quest’ultimi entrano in gioco quando il virus è riuscito ad evadere la risposta anticorpale e consentono di eliminare le cellule infettate consentendo di combattere l’infezione e dunque la malattia. In più questa piattaforma di vaccinazione si adatta facilmente alla generazione di nuovi vaccini contro le varianti del Sars-Cov2. Preciso che quello della ‘Fondazione Gates’ è un riconoscimento importante che è dedicato alla messa a punto e allo sviluppo di nuovi candidati vaccini contro le varianti del Coronavirus e dunque non sono destinabili alla partenza della Fase III del candidato vaccino di cui parlavamo prima. Per tale Fase ripeto ci vorrebbero decisamente finanziamenti molto più consistenti‘.

State lavorando parallelamente ad un altro importante vaccino, quello contro l’Hiv. Può spiegare a chi ci segue, in maniera semplice, quale tecnologia usa e cosa potrebbe rappresentare questa scoperta per i Paesi a medio e basso reddito?

‘Lo sviluppo di un vaccino contro l’Hiv è un obiettivo molto difficile perché questo virus varia molto, è furbo in quanto è capace di trovare le strategie per evadere la risposta immunitaria. Ci sono farmaci contro Hiv ma sono molto costosi perciò avere un vaccino sarebbe fondamentale per l’Africa e tutti questi paesi dove l’Hiv rappresenta ancora una malattia importante da debellare. La prevenzione è più importante sui grandi numeri che la terapia. Arrivare a mettere a punto un vaccino efficace contro questa infezione, significherebbe avere a disposizione un importante strumento di prevenzione, un po’ come succede per tutti gli altri vaccini contro le infezioni virali incluso quello per l’Hpv alle persone sane che serve a prevenire il cancro alla cervice uterina. Chiaro che l’obiettivo principale rimane quello di immunizzare la maggior parte della popolazione dei Paesi poveri dove l’Hiv circola di più. Da qui la possibilità di contare sui fondi della ‘Fondazione Gates’che sta lavorando su questo progetto e ha messo in piedi un gruppo di studio internazionale a cui noi siamo fieri di poter collaborare. Noi siamo parte del progetto con il nostro vettore virale GRAd che deriva dal virus di gorilla ed è in grado di indurre una potente risposta linfocitaria T così da riconoscere le cellule infettate ed eliminarle. Puntando alla risposta T si può compensare alla variabilità dell’Hiv stesso e alla difficoltà di generare anticorpi contro questo virus così mutevole. Si vuole puntare su questa peculiarità dei vettori adenovirali che inducono linfociti T meglio delle piattaforme ad mRna oltre al fatto che il processo di produzione è meno complesso e basato su tecnologie monouso e per questo può essere insegnato e trasferito grazie ad un ‘trasferimento tecnologico’ proprio in quei Paesi a medio e basso reddito’. 

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