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Milano, alta tensione tra Questura e ‘No Green Pass’ per il percorso del corteo

Dopo il fermo rifiuto dei manifestanti, il questore si è visto costretto a imporre un percorso
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Di Nicolò Rubeis

MILANO – Continua il braccio di ferro tra la Questura di Milano e i ‘No Green Pass’: il percorso proposto da via Fatebenefratelli ha infatti trovato la “ferma opposizione” dei manifestanti. In virtù di questo rifiuto, “l’impossibilità di giungere ad un percorso condiviso” ha indotto il questore a emettere un provvedimento di prescrizione con il quale si “impone” un tragitto predefinito al corteo di protesta che seguirà l’ormai classico ritrovo dei manifestanti in Piazza Fontana: contingentato anche l’orario di protesta, “dalle 17 alle 21” e non oltre.

Insomma da piazza Fontana, secondo le disposizioni della Questura, i manifestanti potranno transitare in piazza Duomo e andare verso via Mazzini, piazza Missori, corso di Porta Romana, viale Caldara, viale Regina Margherita e piazza V Giornate. Da lì poi in viale Bianca Maria, corso XXII Marzo, viale Piceno, via dei Mille, viale Abruzzi, piazzale Loreto e corso Buenos Aires fino in piazza Oberdan, “dove la manifestazione dovrà concludersi”.

La decisione nasce dopo una mattinata di “ripetuti incontri”, nel corso dei quali i promotori dei cortei ‘No Pass’ si sono presentati in via Fatebenefratelli per discutere appunto della manifestazione (preannunciata via e-mail mercoledì scorso). Il percorso proposto in settimana dagli organizzatori è stato infatti ritenuto non adeguato alla gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura, e i manifestanti avevano risposto con un comunicato piuttosto duro diffuso ieri. “Il nostro gesto distensivo- avevano detto i ‘no green pass’ riferendosi al preavviso comunicato- dev’essere stato mal interpetato da Fatebenefratelli, ovvero come un segnale di debolezza”.

Infatti, “oltre a definire irricevibile il nostro percorso nonostante il corteo sia già passato precedentemente e più volte in tutte le vie e davanti a tutti i luoghi sensibili indicati nel preavviso”, il questore “ha ritenuto di comminare un daspo di sei mesi dall’intera città di Milano a un manifestante pacifico“. Addirittura, i ‘No Pass’ parlavano di “scorrettezze” nei loro confronti e di un accordo, quello proposto, “umiliante”.

Le richieste degli organizzatori includevano il passaggio davanti al Duomo (accordato), il transito in Corso buenos Aires (anche questo ha ricevuto il via libera dalla Questura) e la presenza di almeno due obiettivi sensibili, tra cui la redazione di ‘Libero’, l’Università Statale e la sede della Regione Lombardia. Tuttavia, dopo lo strappo, le posizioni della Questura si sono irrigidite.

“Nonostante le opinabili dichiarazioni dei promotori succedutesi nei giorni scorsi- scrivono oggi da via Fatebenfratelli- con toni non in linea con una corretta interlocuzione con le istituzioni, il paziente lavoro della Questura aveva portato a ridefinire un percorso plausibile che manteneva il passaggio nei paraggi di alcuni punti indicati dai manifestanti”, con il transito in piazza Duomo.

L’obiettivo, come spiegano dalla centrale di Polizia, “era quello di dare alla manifestazione un’adeguata visibilità“, salvaguardando allo stesso tempo “gli obiettivi sensibili”, come redazioni dei giornali e sedi dei sindacati, e “mitigando i pesanti disagi” inflitti ai cittadini e commercianti di Milano da 15 sabati consecutivi. Ma dopo il fermo rifiuto dei manifestanti, il questore si è visto costretto a imporre un percorso.

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