Di Niola (Cna Roma): “Prossimo sindaco della Capitale deve sedere in Consiglio dei ministri”

Il segretario della Cna di Roma, intervistato dall'agenzia Dire, sulla situazione emergenziale in Italia, ha poi dichiarato: "Governo dia più risorse alle imprese e pensi a pace fiscale"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Il prossimo sindaco di Roma dovrà sedere nel Consiglio dei ministri. La richiesta arriva dal segretario della Cna capitolina, Stefano Di Niola, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Serve una persona in grado di relazionarsi in modo molto stretto con la politica nazionale, perché Roma è la Capitale d’Italia. Qui hanno sede tre tipologie diverse di ambasciate (Stato italiano, Vaticano e Fao), come tutte le Capitali Roma è il biglietto da visita dell’Italia verso l’estero e chiunque diventerà sindaco dovrà avere una forte relazione col governo, anche se questo dovesse cambiare colore ed essere meno ‘amico’ di quello che sarà lo schieramento che avrà proposto il futuro sindaco”.

Di Niola ha ricordato che “in Francia, il sindaco di Parigi siede nel Consiglio dei ministri. Questa norma è attivabile attraverso la legge su Roma Capitale, parzialmente realizzata. Questo deve essere un grande tema ma serve una persona che abbia ottime relazioni strutturali tra Campidoglio e palazzo Chigi”. Anche perché nei prossimi anni Roma sarà il centro di eventi globali, come il Giubileo del 2025, il bimillenario della morte di Cristo nel 2033, oltre alla possibilità di ospitare l’Expo del 2030. “Auspico la candidatura per l’Expo perché devono essere fatte delle cose per rilanciare l’intero impianto cittadino, oltre che quello della Regione e di tutto lo Stato- ha concluso Di Niola- Lo abbiamo visto con l’Expo di Milano, é stato un traino non solo per la città o la Lombardia ma quell’evento è stato connesso all’intera nazione. La stessa cosa deve e può succedere per Roma”.

CNA ROMA: “GOVERNO DIA PIÙ RISORSE A IMPRESE E PENSI A PACE FISCALE” 


Tranquillizzati dall’utilizzo dell’Agenzia delle Entrate come tramite per fare arrivare i “ristori” alle attività colpite dal Covid, ma preoccupati per i pochi fondi stanziati dal Governo per fronteggiare l’emergenza economica scatenata dalla pandemia. Gli artigiani della Capitale fanno giungere il loro grido d’allarme attraverso il segretario della Cna di Roma, Stefano Di Niola, intervistato dall’agenzia Dire.

“Quello che ha detto Conte è molto rassicurante anche perché abbiamo avuto già contezza con le precedenti misure, quelle stabilite nei mesi passati, che, a differenza delle problematiche sulla cassa integrazione e altri strumenti, il meccanismo dei ristori previsto attraverso l’agenzia delle Entrate ha funzionato in termini di facilità, garanzia del risultato e tempistica. Di questi tempi le imprese fanno affidamento sui tempi, perché concedere questi fondi oggi piuttosto che tra quattro mesi fa una differenza sostanziale tra le sopravvivenza di queste imprese o le loro chiusure. In più, se i tempi non fossero rispettati non ci sarebbero divieti ai licenziamenti che resisterebbero alle chiusure”. Quindi il meccanismo convince ma sono le quote stanziate a preoccupare: “Bisognerà intensificare le quantità di risorse messe a disposizione delle imprese perché sono troppo poche, in particolare per quelle che sono nei centri delle nostre città”, ha spiegato Di Niola che pensa “a risorse date a fondo perduto sulla questione degli affitti, che è il tema dei temi. Qualunque attività di un artigiano o di un imprenditore che lavora in un capannone non suo ma anche di un ristoratore o un albergatore, quelle strutture in locali non di proprietà sono gravemente appesantite dal costo degli affitti in assenza di ricavi”.

La Cna chiede anche “un fondo perduto per il fatturato perso che sia adeguato. Abbiamo visto l’intensità proposta dal Governo, è superiore rispetto alle misure precedenti ma andrà potenziata. Vediamo se nelle misure attualmente in discussione a Palazzo Chigi ci sarà questa possibilità”. Inoltre, secondo Di Niola “andrebbe prevista una differenziazione di contributi tra chi è in una zona di un colore piuttosto che in un altro. È vero che Roma attualmente si trova in una zona gialla e i nostri imprenditori faranno di tutto per fare rispettare le regole ed evitare altri contagi in modo da non passare nella zona arancione o rossa ma se questo avvenisse e poi ne dovessimo uscire andrebbero appunto previste delle differenziazioni”. Infine “serve una riflessione sulla pace fiscale– ha concluso Di Niola- La maggior parte delle imprese colpite è del ramo dei servizi e quando ricominceranno a lavorare non avranno risorse per pagare il fisco perché dovranno pagare affitti arretrati, dipendenti, materiali e scorte di magazzino. Quindi una riflessione sulla necessità di una almeno parziale pace fiscale va attuata”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

5 Novembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»