Galli: “Spero che il Dpcm non sia tardivo, risultati in tre settimane”

L'infettivologo ammonisce: "'Dobbiamo convivere con il virus' dicevano i tecnici, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Convivere con il virus non significa fare quello che si faceva prima"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Il nuovo Dpcm spero che non sia un provvedimento tardivo e che non sia preludio a qualcosa di più deciso e ancora più marcato”. Lo ha detto il professor Massimo Galli, responsabile del reparto di malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, intervenendo al Forum Sistema Salute in corso a Firenze.

LEGGI ANCHE: Conte: “Rt a 1,7, rischio per terapie intensive. Non abbiamo alternative”. Ecco la divisione in fasce

Dovremmo vedere dei risultati tangibili entro 2-3 settimane– ha proseguito- li vedremo non subito ma dopo un consistente numero di giorni, perché quello che stiamo sopportando ora è già in cammino, non cancelliamo con un provvedimento le infezioni in corso: è una scommessa a tre settimane. Se in queste tre settimane vediamo una iniziale riduzione del fenomeno, forse non ci siamo giocati il Natale”.

LEGGI ANCHE: Speranza: “Contagi aumentati in modo imponente, no a polemiche”

Però, ha ammonito l’infettivologo, serve un cambio di mentalità: “Abbiamo già visto un errore colossale: abbiamo fatto un grande sacrificio, c’è stato un massacro economico, poi c’è stata la fine del lockdown e la riapertura. ‘Dobbiamo convivere con il virus’ dicevano i tecnici, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Convivere con il virus non significa fare quello che si faceva prima quando non c’era, vuol dire rispettare un insieme di regole anche molto fastidiose. È il caso di fare una programmazione e introiettarla da subito”. Infine Galli non si è detto contrario “in linea di principio”, al fatto che “ci possa essere una differenziazione tra le regioni, può avere un senso”, ha concluso.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

5 Novembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»