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Migranti, Anf: “La vicenda di Catania lo prova, la norma è pasticciata”

Di Marco: "Invece di inveire era meglio biasimare chi l'ha scritta"

Pubblicato:05-10-2023 13:35
Ultimo aggiornamento:05-10-2023 14:08
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migranti gb ruanda
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BOLOGNA – “Da giurista, avvocato, dico che la disperazione non la fermi con una legge“. Ciò detto, “invece di inveire contro il giudice di Catania, sarebbe stato meglio evitare di sollevare un polverone inutile e rivolgere il proprio biasimo nei confronti di chi aveva provveduto a redigere quella norma e riscriverla”: perchè il dispositivo che ha innescato lo scontro tra il Governo e la giudice di Catania sui migranti, che si è occupata dell’applicazione della norma ritenuta in contrasto col diritto eurounitario, deriva “da una norma pasticciata” su cui l’Associazione nazionale forense (Anf) da mesi segnalava l’urgenza di intervenire parlando di “vicenda incresciosa”.

La questione è quella che si è accesa attorno alla decisione di Iolanda Apostolico del Tribunale di Catania che non ha convalidato il fermo di tre migranti tunisini trattenuti nel Cpr di Pozzallo, disapplicando il decreto del governo che prevede il trattenimento dei richiedenti asilo nei Centri di permanenza in vista del rimpatrio.

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“Io non entro nel merito di ciò che quel giudice ha deciso e voglio prescindere dal ragionamento di chi vuole distribuire torti o ragioni. Il punto è che, se si fa una norma pasticciata e si costringe a soprassedere sul fatto che lo sia attraverso un’attività interpretativa, allora vuol dire che si è messo il potere ‘sbagliato’ nelle mani sbagliate e si va a chiedere ad un giudice di fare quello che non deve”, spiega il presidente di Anf, Giampaolo Di Marco. “Si mette il giudice nella condizione di dover risolvere e colmare mancanze di altri, ciò non va bene”, aggiunge: “Il giudice non avrebbe mai potuto dire di non poter adottare una decisione e, dunque, dovendo agire applicando una norma mal redatta, si ottiene questo risultato e tocca al magistrato rimediare alle carenze legislative. E si crea così un cortocircuito costituzionale”.

L’avvocato Di Marco prosegue con un esempio: e se il giudice di Catania si fosse espresso in senso favorevole allo spirito governativo della norma e poi in appello la decisione fosse stata ribaltata? “Si può dire che è contro il governo solo il secondo giudice? No, o tutti e due sbagliano o la norma è scritta male perché non consente chiarezza e costringe ad adottare diverse interpretazioni”. Inoltre, non regge neanche, secondo Di Marco, lamentare il fatto che i migranti possano avere un diritto di difesa in Tribunale: “Lo dice la legge, sono obbligati ad avere un avvocato. Obiettare su questo sarebbe come cancellare il diritto di difesa e le norme costituzionali che lo prevedono e disciplinano segnala il segretario dell’Associazione Nazionale Forense Giampaolo Di Marco”.

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