NEWS:

Imprese, Livolsi: “La Cina è un’opportunità di crescita e sviluppo per le aziende, non un pericolo”

Ad affrontare questo tema quanto mai attuale, in particolare per i rapporti tra Italia e Cina, è Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.

Pubblicato:05-10-2023 11:48
Ultimo aggiornamento:18-10-2023 17:48
Autore:

Ubaldo Livolsi
FacebookLinkedInXEmailWhatsApp

A cura di Angelica Bianco

MILANO – “Le economie nazionali rappresentano un ecosistema complesso. Oggi, rispetto al passato, non esiste più una autonomia industriale assoluta. Ogni filiera produttiva ha più attori interconnessi tra di loro e in percentuale significativa questi attori sono stranieri. Nessuno Stato è industrialmente indipendente“. Ad affrontare questo tema quanto mai attuale, in particolare per i rapporti tra Italia e Cina, è Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A.

Nei momenti di crisi come quello che stiamo attraversando– spiega- si enfatizza la paura della dipendenza da Paesi stranieri, come se questa non fosse invece una realtà acquisita dal mondo industriale, che l’affronta trasformando però la paura della dipendenza come sfida per la creazione di una supply chain strategica e duratura. In una recente ricerca realizzata da Confindustria Lombardia e Assolombarda, in collaborazione con Sace e Ispi e con il coinvolgimento di tutte le associazioni territoriali del sistema confindustriale lombardo, emerge come ‘… l’incertezza derivante dal contesto geopolitico e dalle grandi transizioni tecnologiche e ambientali, così come la reperibilità di risorse umane e materiali, sono i macro-trend che le imprese ritengono come più influenti sulle loro strategie di internazionalizzazione nel medio-lungo termine…’. Per questi motivi, ‘come rappresentanti degli imprenditori, abbiamo la convinzione che sia sempre più importante che la geopolitica entri in fabbrica, che si torni a parlare e confrontarsi sui temi di attualità internazionale, per supportare gli imprenditori, attraverso la conoscenza, a prendere le decisioni più corrette e lungimiranti. Questo anche alla luce del crescente peso che l’export sta acquisendo non solo per le singole aziende ma soprattutto per il Pil italiano… (fonte: Confindustria Lombardia – Report Internazionalizzazione Imprese Lombarde)'”.


La Cina in particolare– continua quindi Livolsi- affronta una nuova ripresa dopo il Covid, in un quadro geopolitico complesso e la sua ripresa attività e crescita industriale vengono percepite come un pericolo per la comunità internazionale e non invece come opportunità di crescita e sviluppo delle nostre imprese. Questo tema va affrontato senza pregiudizi, ma con adeguati strumenti legislativi e legali che proteggano le nostre aziende senza penalizzare le collaborazioni esistenti e quelle prospettiche con un mercato di sbocco e produttivo come quello cinese. ‘Per quanto concerne la tutela legale, sono stati fatti notevoli passi avanti nell’ultimo decennio, sono state modificate alcune leggi chiave, c’è più attenzione all’indipendenza dei giudici ed esiste una maggiore certezza del diritto: le entità dei risarcimenti sono ancora basse, ma c’è efficacia nei provvedimenti anti-contraffazione… (Fonte: Seyfarth Shaw Llp – Evento ‘La Cina riparte’)’. Viviamo in un sistema di regole articolate- sottolinea ancora Livolsi- che sono validi strumenti di garanzia. Una economia forte non ha paura di confrontarsi con le differenze culturali, organizzative e di management che esistono sempre quando si creano opportunità di sviluppo congiunto tra imprese italiane e in questo caso imprese cinesi. La Cina è un Paese che evolve la propria struttura produttiva e ha bisogno in questa evoluzione delle nostre imprese, come le nostre imprese hanno bisogno di equity per crescere e consolidarsi, senza per questo perdere la propria identità”.

Cita ancora Livolsi: “‘Bilanciare queste considerazioni con la necessità di preservare le opportunità per le imprese europee, che ovviamente necessitano di capitale e canali per potersi espandere nei mercati globali, è una sfida complessa che i governi europei si troveranno ad affrontare sempre più regolarmente. La Germania è la prima destinazione degli investitori cinesi, nel 2021 ha modificato ed esteso il proprio regime di controllo per proteggere tecnologie critiche ma ha introdotto una regola di ‘de minimis’ volta a facilitare proprio i round di finanziamento nelle imprese: acquisizioni di meno del 20 per cento dei diritti di voto sono esentate dell’obbligo di notifica a meno che l’azienda in questione non operi in settori particolarmente sensibili, come il comparto della difesa (Fonte: Wired Italia)'”. E poi: “‘Nonostante le tensioni tra Usa e Cina, l’Europa risulta, agli occhi degli investitori asiatici e statunitensi, come una meta attrattiva e sicura per l’M&A e in particolare l’Italia è in seconda posizione per opportunità di deal nella Comunità Europea nei prossimi 12 mesi, in particolare nei settori della tecnologia e dell’energia… (Fonte: Mergermarket M&A Forum Italy)'”.

La Via della Seta nasce come strumento di avvicinamento tra i nostri Paesi– conclude quindi Livolsi- dentro un sistema di tutele e garanzie che va consolidato. Ed è uno strumento che, nei cambiamenti che spesso contraddistinguono i grandi progetti internazionali, può essere modificato, migliorato e reso più attuale ai mutati scenari internazionali. Un obiettivo comune è mantenere una Via delle Seta delle imprese che ha sempre nella storia millenaria dei nostri Paesi caratterizzato le nostre relazioni e che aiuterà le nostre imprese a ottenere risultati importanti per la nostra economia e di conseguenza per il benessere della nostra società”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it


California Consumer Privacy Act (CCPA) Opt-Out IconLe tue preferenze relative alla privacy