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Firenze, tensione al presidio dopo la morte del giovane rider: contestati Giani e Cgil

Una ventina di antagonisti sono intervenuti alla protesta e se la sono presa con il governatore e con i sindacalisti

Pubblicato:05-10-2022 20:10
Ultimo aggiornamento:05-10-2022 21:17
Canale: Firenze
Autore:
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FIRENZE – La piazza di Firenze per dire no al cottimo, a un lavoro senza tutele, mal pagato, quella convocata dalla Cgil dopo la morte di un giovane rider, il 26enne Sebastian Galassi, cede il passo alla contestazione politica. Quella rivolta prima al sindacato, poi al governatore toscano, Eugenio Giani.

In piazza Sant’Ambrogio, poco prima del rompete le righe, una ventina di antagonisti contesta la Cgil, colpevole “di discutere e parlare con Meloni e i fascisti”. Subito dopo lo stesso drappello si ‘butta’ su Giani: “Vattene, questa piazza non è vostra. Non fare passerelle, vai a lavorare. I contratti li avete precarizzati voi, il tuo partito al governo. Dicci dov’è la differenza tra voi e Meloni?”, urlano al presidente della Regione Toscana.


Giani prova a parlare, a difendersi. E c’è chi, come l’assessore all’Ambiente del Comune di Firenze, Andrea Giorgio, cerca di portarlo via. Ma il governatore resta e ascolta. Tenta di dire la sua, ma le urla sono troppe e si allontana. Nel frattempo si arrabbiano i sindacalisti della Cgil: “I lavoratori, i rider, sono qui in presidio con noi. Non sono a urlare con voi“. Come dire, “hanno scelto da che parte stare”. E i rider nel giorno della rabbia per un loro compagno travolto da un suv, nelle ore in cui tornano a chiedere diritti dopo una nuova tragedia, si siedono sui gradini del piccolo sagrato di Sant’Ambrogio e assistono, attoniti, allo ‘spettacolo’ di una piazza spaccata.

Prima delle contestazioni i colleghi di Sebastian hanno adagiato sul sagrato uno striscione con la scritta “Non si può morire per una consegna”, per poi appoggiarvi sopra i borsoni con cui portano il cibo.
C’erano circa 200 persone per portare la propria solidarietà ai lavoratori.

Non troppe per la verità, perché alla fine l’algoritmo vince anche sulla protesta: “Chi fa il rider ha bisogno di lavorare. Non essendo tutelato il diritto allo sciopero, l’algoritmo lo calcola come un’assenza. Perdi punteggio e nei giorni seguenti riceverai meno consegne. E per una persona che riesce a stento ad arrivare a fine mese questo è molto pericoloso”, spiega Andrea Pratovecchi, rider e sindacalista della Nidil Cgil.

Fa lo studente di economia e con le consegne si paga l’affitto. “Ho cominciato a lavorare pensando di potermi sostenere da solo. Ma non puoi farlo se non lavori 10-12 ore al giorno. Se si vuole guadagnare circa 800-1.000 euro al mese ci vogliono 10-12 ore su strada”. Lo conferma anche Dani, ragazzo del Pakistan, da un paio di anni a Firenze. “Lavoriamo senza assicurazione, sotto il sole o la pioggia. A volte riesco a guadagnare una cinquantina di euro in un giorno, però dipende dalle ore” che pedala.

Per la Nidil Cgil “c’era bisogno di un momento di lutto e cordoglio, quanto successo è inaccettabile. Ringraziamo i tanti rider che hanno scioperato rischiando in proprio. Da Firenze il messaggio che parte oggi è forte: basta cottimo, basta morire per una consegna. Non si può andare avanti così. Chiediamo alle società aderenti ad Assodelivery di assumersi le proprie responsabilità, di riaprire i tavoli di confronto col sindacato e di garantire piene tutele ai propri rider, a partire da un modello retributivo che superi la paga a cottimo e assicuri un corretto inquadramento contrattuale, così come sancito dalle sentenze che in questi mesi sono state emesse da più tribunali”.

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