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Giustizia, Ferri: “Dai tribunali risposte inadeguate alle vittime di violenza”

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La docente di Filosofia e Logica del diritto, di Diritto internazionale e della Ue interviene sul tema della violenza contro donne e bambine e dei procedimenti civili per l'affido
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ROMA – Violenza contro donne e bambini, procedimenti civili per l’affido dei minori e cambiamenti introdotti dalla Riforma Cartabia. Rita Ferri, docente che si occupa di Filosofia e Logica del diritto, di Diritto internazionale e della Ue ha approfondito le questioni in un’intervista per l’agenzia Dire.


-Professoressa, lei si occupa di Filosofia e Logica del diritto, di Diritto internazionale e della Ue, con particolare attenzione al tema della violenza contro donne e minorenni. Cosa può dire in merito alle risorse utilizzate in contrasto alla violenza sulle donne?


“L’Eige (European institute for gender equality) ha pubblicato i risultati di uno studio che riguarda le risorse utilizzate per il contrasto alla violenza sulle donne. La violenza di genere costa all’Ue 366 miliardi di euro all’anno. Il costo maggiore deriva dall’impatto fisico ed emotivo (56 %), seguito dai servizi di Giustizia penale (21 %) e dalla perdita di produzione economica (14 %). La spesa per servizi di sostegno come i rifugi costituisce solo lo 0,4 % del costo della violenza di genere. Particolarmente in Italia, la carenza di rifugi e la mancanza di risposte immediate ed efficaci sono solo due tra gli aspetti che interessano le vittime. Esiste un problema di qualità dei servizi e di qualità della preparazione che, per contro, dovrebbe essere tesa all’efficacia della funzione di tutela di donne e minorenni, rivolta alla loro ‘liberazione’ ed emancipazione, soprattutto sul piano economico. Dunque si tratta di un problema di carenza nella progettazione di regole e modalità di approccio che dovrebbero essere dettate dalle leggi e dall’indirizzo esecutivo e di controllo amministrativo tenendo conto dell’efficacia dei servizi. Fondamentale resta la necessità di comprendere e valutare i bisogni delle vittime e la qualità dei servizi erogati direttamente da chi ne è fruitore, senza intermediazioni”.


Ferri aggiunge: “È da rivedere la qualità di chi opera nell’ambito dei servizi a favore delle vittime di violenza, dettando, da parte del legislatore o dell’amministrazione, chiare finalità e controlli di qualità, incentivando e tenendo conto delle valutazioni ottenute dai fruitori dei servizi: le vittime appunto. Mi occupo di questo tema da molti anni – espone la docente – lo faccio da sempre secondo un’ottica internazionale e, particolarmente, secondo la prospettiva dettata dall’Unione europea. Per questo posso affermare che le carenze italiane, purtroppo, non consistono solo nel numero inadeguato di centri antiviolenza. Il problema è molto più complesso e riguarda vari aspetti”.


Studiando gli atti processuali “oramai da quasi un ventennio – continua l’esperta – appaiono chiari i deficit istituzionali a partire dalle risposte provenienti dall’ambito giudiziario, in cui si mostra, ancora troppo spesso, una incongruenza tra diritto applicabile e giudizio. Ascoltando poi direttamente dalla voce delle vittime quanto appartiene alla loro viva quotidiana esperienza, si può avere chiara la percezione delle cattive risposte fornite – sul piano amministrativo e giudiziario – per quanto attiene all’assistenza, alla tutela e all’emancipazione delle vittime.


“In tema di violenza istituzionalizzata e di vittimizzazione secondaria – afferma Ferri – così come indicato nell’articolo 29 della Convenzione d’Istanbul, l’European institute for gender equality e la Grevio puntano il dito su giudici, avvocati, assistenti sociali, consulenti, mostrando sempre più attenzione tanto alla qualità dell’applicazione della legge in sede giudiziaria, quanto alla qualità del controllo e riscontro dei servizi da parte delle amministrazioni che effondono denaro pubblico. Per tutti valga il caso emblematico attuale di Laura Massaro“.


-In Italia si stanno facendo passi in avanti?


“Spesso si è trattato di affermazioni d’intenti sul piano teorico, carenti sul piano programmatico complessivo e su quello applicativo. In tema di risarcimento, per esempio, nonostante i tanti fondi devoluti dall’Unione europea, non pare che sia presente un interesse concreto per le vittime, bensì parrebbe meglio per i ‘centri di potere’. Al contrario di altri Paesi ove esiste un rapporto diretto e immediatamente efficace tra vittime e istituzioni pubbliche di assistenza, nessun conto si tiene in Italia anche del fatto che la necessità primaria di donne e minorenni vittime di violenza è di tipo economico. Molte delle donne che hanno denunziato le violenze domestiche e che poi sono finite triturate dalla macchina della malagiustizia, osteggiate in ambito giudiziario e sovente mal difese dai propri avvocati, hanno subito la perdita del lavoro, danni consistenti alla salute, la perdita della casa abitativa. Dunque, oltre ai danni determinati loro dalla violenza domestica e da quella prodotta da chi opera all’interno delle istituzioni, devono far fronte a problematiche economiche gravissime, con relativa perdita dei rapporti sociali e tanto altro. Per questa ragione, il risarcimento per i danni prodotti in sede istituzionale è una necessità fondamentale nella immediatezza, oltre che precisato come dovere dalla Convenzione d’Istanbul. Voglio al riguardo ricordare il tema dei prelevamenti forzati dei minorenni dalla casa materna e i traumi provocati per l’allontanamento violento in età precoce dalla figura care-giver. Molti di questi casi avvengono in totale assenza di una ragione di Diritto che giustifichi il grave provvedimento di ablazione: tutt’altro”.


Ferri prosegue: “Egualmente, voglio menzionare la terapia psicologica imposta su minorenne, illegittimamente obbligata da alcuni provvedimenti giudiziari al fine di costringere il bambino all’accettazione della figura genitoriale che sanamente rifiuta perché violenta e/o pedofila – come accade in alcuni casi anche laddove vi sia un procedimento penale ancora aperto o condanne – e i relativi danni irreversibili sull’equilibrio psico-fisico e sui comportamenti futuri. In sede giudiziaria – ribadisce la docente – tanto le denunce nei confronti dei giudici, quanto quelle verso assistenti sociali, Ctu, tutori, curatori, evidenziano il dato di una profonda crisi nell’osservanza in indagine o in giudizio del principio d’isonomia. Medesimo discorso è da farsi per quanto concerne l’ambito civilistico del risarcimento per responsabilità dei danni subiti e subendi. Dunque, al di là degli slogan enunciati – riferisce la Ferri – sul piano pratico dell’applicazione del Diritto e sul piano amministrativo della qualità dei servizi erogati, ancora molta strada è da percorrere”.


Secondo la docente “un’importante eccezione tuttavia deve essere segnalata perché, in sede legislativa, la senatrice Fiammetta Modena insieme alle colleghe Anna Rossomando e Julia Unterberger hanno senza dubbio inciso profondamente nel processo civile compiendo, senza alcun clamore e utilizzo mediatico ma con abilità in materia giuridica, una rivoluzione, trovando nella ministra Cartabia un’ottima alleata. Si tratta dell’emendamento a firma prima della senatrice Modena – conclude la professoressa Ferri – che ha introdotto alla riforma del processo civile il ‘Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie‘. Al tribunale saranno trasferite le competenze civili, penali e di sorveglianza del tribunale per i minorenni e tutte le materie riguardanti la famiglia, le separazioni o il divorzio. Soppresso il Tribunale per i minorenni, sarà istituito un unico tribunale composto dalla sezione distrettuale istituita presso ciascuna sede di Corte di Appello o di sezione di Corte d’Appello, e dalle sezioni circondariali costituite presso ogni sede di Tribunale Ordinario”.

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