A Pantelleria sit-in di gestanti e neomamme davanti all’ospedale: “Basta disservizi”

Il presidio "non è una protesta. Siamo tutti i giorni davanti all'ospedale perché vogliamo un confronto con le istituzioni" per la riapertura del punto nascita
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ROMA – Sono passati sette mesi dalla chiusura del punto nascita dell’ospedale ‘Nagar’ di Pantelleria. È il 2 marzo, pochi giorni prima l’inizio del lockdown, quando le gestanti dell’isola del Canale di Sicilia, costrette a muoversi per partorire negli ospedali di Trapani o Palermo mentre correva l’hashtag #iorestoacasa, si organizzano nel comitato ‘Pantelleria vuole nascere’ lanciando una petizione accompagnata dallo slogan #perilmiopartoiononparto. Proprio loro, neomamme e gestanti, sono le principali animatrici di un presidio permanente davanti al nosocomio pantesco, iniziato il 2 settembre scorso per denunciare ancora una volta la sospensione delle attività della sala parto.

Dal 2 marzo non abbiamo più avuto alcuna risposta, nonostante le petizioni e le lettere- spiega all’Agenzia di stampa Dire la portavoce del Comitato, Annalucia Cardillo- E quindi abbiamo deciso di presidiare permanentemente davanti all’ospedale. Da lì abbiamo capito che le problematiche erano molte. Per questo stiamo stilando un documento condiviso con la cittadinanza su tutti i disservizi del nostro ospedale, servizi che c’erano e che nel giro di qualche mese sono stati sospesi o rimandati”.

Un caso su tutti, quello dei malati oncologici “costretti durante il lockdown a subire la stessa pressione delle gestanti e a raggiungere Palermo anche solo per farsi vidimare una ricetta dall’oncologo”. Difficilissimo anche “seguire le cure su Trapani. Visto che il collegamento diretto non c’era più- spiega- dovevano andare a Palermo per poi spostarsi su Trapani e tornare, un iter davvero svilente“. Qualcuno, addirittura, “è arrivato a sospendere le cure”, denuncia Annalucia. È il caso di “una persona ora ricoverata a Catania d’urgenza proprio perchè aveva sospeso le cure per problemi familiari”. In più, “anche se da settembre l’oncologo ha ripreso a venire”, queste figure “cambiano di settimana in settimana, non permettendo di instaurare un rapporto di fiducia e cura continuativo”. Stessa problematica che riguarda “lo psicologo e lo psichiatra: ogni settimana ce n’è uno diverso”.

A soffrirne di più, manco a dirlo, è la prevenzione. “Stiamo riscontrando problemi un po’ con tutti gli screening, come colonscopie e gastroscopie, sospese da quasi un anno- fa sapere la portavoce del comitato- Proprio ieri una donna mi raccontava che le hanno detto di tornare a novembre per prenotare una mammografia. Ma questi sono esami che dovrebbero avere ciascuno una propria scadenza, senza bisogno che qualcuno vada a richiederli a brutto muso. Poi ci avevamo promesso che il 21 settembre sarebbero iniziati i lavori di ammodernamento per il nuovo macchinario della Tac donato l’anno scorso da Armani, ma ancora non sono partiti”. E anche nel reparto di Ostetricia e Ginecologia “a parte le visite di routine e le ecografie, si fanno solo parti d’urgenza”, ormai ridotti all’osso.

L’ultimo, infatti, è stato a maggio proprio quello di Annalucia, che aveva scelto di dare alla luce il suo bimbo in casa “ma dopo troppe ore di travaglio mi sono fatta portare al punto nascita”.

Il presidio, però, “non è una protesta– ci tiene a precisare l’attivista- Siamo tutti i giorni dalle 10 alle 20 davanti all’ospedale perché vogliamo un confronto con le istituzioni, che hanno provato a zittirci fingendo di convocarci in assessorato lo scorso 15 settembre, chiedendo al nostro sindaco di portare una di noi lì, nonostante noi avessimo instaurato una corrispondenza con la segreteria dell’assessore alla Salute della Regione Sicilia Razza, che avrebbe potuto invitarci ufficialmente”.

Il comitato, intanto, pensa più in grande: “Stiamo cercando di costituirci in associazione per aiutare le donne con corsi di preparazione al parto e trovare convenzioni con alberghi e case per arginare il più possibile il disagio, in attesa che il problema venga risolto alla radice”, dice Annalucia, che pone l’accento sull’urgenza di trasformare almeno “il rimborso di 3mila euro garantito alle gestanti per le spese di spostamento e alloggio in Sicilia per il parto, in un anticipo. Siamo in contatto con chi a Castelvetrano sta animando il presidio davanti all’ospedale per la nostra stessa problematica- conclude Annalucia- Stanno raccogliendo le tessere elettorali per consegnarle al presidente della Repubblica Mattarella in segno di protesta. Partiremo anche noi con la raccolta- promette- questione di giorni”.

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5 Ottobre 2020
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