Foto: quirinale.it
ROMA – A ottant’anni dalla firma dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente Federale della Repubblica d’Austria Alexander Van der Bellen si sono incontrati a Merano dove hanno preso parte alla cerimonia della “Giornata dell’Autonomia” che si è svolta al Kurhaus. La celebrazione si è aperta con l’esecuzione degli Inni nazionali austriaco e italiano e con il discorso del Presidente della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione autonoma del Trentino-Alto Adige, Arno Kompatscher.
LE PAROLE DI MATTARELLA
“L’intesa di Parigi fu il risultato della lungimirante volontà di due statisti che dinanzi alla immane tragedia del secondo conflitto mondiale seppero individuare una soluzione innovativa e coraggiosa alla questione dell’Alto Adige/Südtirol”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia dell’80°anniversario della firma dell’Accordo di Parigi – Giornata dell’Autonomia 2026 a Merano. E aggiunge: “Le due giovani Repubbliche – rinata con l’indipendenza quella austriaca e istituita dal referendum quella italiana – vollero con saggezza, invece, affermare, con l’accordo, un principio opposto. Principio ribadito nella Costituzione Italiana:non si è ‘allogeni’, stranieri, a casa propria. Sono diritti scolpiti all’art.3 della nostra Carta”.
A proposito dell’Intesa di Parigi Il capo dello Stato ricorda: “Come naturale, visioni diverse ispiravano le relative posizioni. Ne emerse non un banale compromesso, bensì un modello che viene tuttora invocato in Europa in situazioni di difficile composizione. I due leader condividevano la convinzione che fosse indispensabile salvaguardare le minoranze di lingua tedesca e ladina presenti nella regione, tutelandone le identità, garantendo la serena coabitazione di ciascuna delle popolazioni che vivevano il territorio. Non fu una scelta facile: interveniva in ambiti territoriali oggetto di contesa durante la Prima guerra mondiale, regolati solo con il Trattato di Saint Germain del 1919 e oggetto successivamente di gravi politiche etniche forzate da parte del fascismo e del nazismo. Giunte persino alle opzioni del 1939, previste dagli accordi Mussolini-Hitler, che prevedevano la migrazione in Germania dei cittadini di cultura tedesca. La pretesa era quella di fare arbitrariamente coincidere confini geo-politici e confini etnici, condizionando i diritti dei cittadini presenti sui territori alla identità culturale di cui erano portatori”.
MATTARELLA: ALTO ADIGE/SUDTIROL UN MODELLO , AUTONOMIA PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE
“Gli esempi di collaborazione ambiziosa e concreta, ottanta anni dopo la firma dell’Accordo di Parigi, riaffermano la validità del modello sviluppato in Alto Adige/Sudtirol, il suo successo, la sua esemplarità a livello internazionale e il valore dell’autonomia per questi territori”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Merano per l’anniversario dell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946 che portò all’autonomia del Trentino-Alto Adige. “Un patrimonio condiviso – aggiunge – prezioso per i nostri due Paesi e per l’Europa, da salvaguardare e promuovere con costanza e con determinazione, come dimostrato anche dalla recente legge costituzionale con nuove norme sullo Statuto di autonomia. La Repubblica è riconoscente alle popolazioni di queste terre per il contributo che hanno dato e forniscono al progresso del nostro Paese e della comune vita europea”.
MATTARELLA: I CONFINI NON SONO UN OSTACOLO, LA DIVERSITÀ È PROGRESSO
“Desidero ricordare con riconoscenza l’azione di Silvius Magnago e Alcide Berloffa. Il modello derivante da quel metodo, internazionalmente apprezzato, di soluzione delle controversie e di protezione delle minoranze etniche e linguistiche, fa oggi dell’Alto Adige/Südtirol un esempio di convivenza. Quanti – nelle istituzioni o semplici cittadini attivi nelle rispettive comunità – concorsero al superamento delle divergenze e alla costruzione di un futuro pacifico per queste terre, dettero un impulso vigoroso anche al progetto europeo. Con l’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea, in quello stesso 1995 che coincise con l’entrata in vigore di Schengen, si aprì una fase nuova di spazio comune, di dialogo, di promozione dei diritti, di cultura condivisa che trae beneficio dalle diversità e ne fa leva di progresso”, ha spiegato Ma. Mattarella conclude: “La scelta di partecipare insieme alla costruzione dell’Unione Europea – comunità di valori – sancisce in modo netto il rifiuto delle ideologie totalitarie che avevano tristemente segnato la storia del Novecento. In questa prospettiva, come già auspicava lo stesso De Gasperi, i confini, da storici ostacoli naturali o artificiali, sono divenuti punti di incontro tra terre e popoli desiderosi di vivere in armonia e prosperare insieme”.
TRENTINO. MATTARELLA: VALORI DEMOCRATICI E DIPLOMAZIA VINSERO SULLE CONTRAPPOSIZIONI
“La approvazione da parte dall’Assemblea costituente italiana dello Statuto della Regione Trentino Alto-Adige/Südtirol avrebbe avviato il percorso di pieno riconoscimento delle autonomie speciali per i territori in essa ricompresi, definito, nel 1992, con la nuova ampia, adeguata condizione di autonomia. Come abbiamo già avuto modo di ricordare, con il presidente Van der Bellen, proprio qui a Merano nove anni fa, quella efficace soluzione individuata nel ’92 con il pacchetto e poi con lo Statuto nuovo trovò il riconoscimento di una piena e conclusiva composizione della vertenza in sede Onu”. Mattarella continua: “Superata l’odiosa pulizia etnica attuata con le opzioni, nel nuovo cammino non sono mancate -ne siamo tutti consapevoli- difficoltà, incomprensioni, se non diffidenze, superate grazie all’intento di costruire una storia comune. Si è trattato della vittoria della diplomazia sulle contrapposizioni, dei valori democratici sulla forza, della prevalenza di quanti, società civili, forze politiche antinaziste e antifasciste, si adoperarono tenacemente fin dall’inizio per una soluzione pacifica e costruttiva”.
Nel suo intervento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella continua: “La saggia legislazione, aperta al rispetto delle persone e delle comunità, che, nel febbraio 1948, favorì le ri-opzioni verso l’Italia di quanti – in base agli accordi del 1939 tra i due regimi – avevano scelto il Reich tedesco, fu strumento che permise di ridare l’autentica consistenza numerica al gruppo linguistico tedesco in Alto Adige/Südtirol, conferma che il trasferimento verso il Reich non era stata aspirazione delle popolazioni di questa terra. Un riconoscimento esplicito della bontà del processo venne, il 31 dicembre 1948, da Karl Gruber – allora, com’è noto, Ministro degli Esteri d’Austria – che considerò felicemente risolta una delle questioni più importanti dell’Alto-Adige/Südtirol. Nel contesto del dopoguerra, con l’occupazione di Germania e Austria da parte degli Alleati, il rischio che si profilava per gli optanti poteva essere quello di rimanere in una sorta di limbo, senza cittadinanza. Questi territori furono preservati dalla tragedia che investì altre nazioni, con riallocazione forzata delle popolazioni, fenomeno che, secondo gli storici, riguardò, in Europa, circa 20 milioni di persone costrette a lasciare le loro case. Subirono questa sorte tanti polacchi, tanti tedeschi, tanti ungheresi, tanti cechi e slovacchi. Riguardò anche l’Italia, con i territori assegnati alla Jugoslavia e il doloroso esodo delle popolazioni giuliano-dalmate”.
MATTARELLA: REPUBBLICA E AUTONOMIE HANNO ACCOMPAGNATO SVILUPPO DEMOCRAZIA ITALIANA
“Il 1946 fu in Italia l’anno della Repubblica e, mentre ne celebriamo l’80° anniversario, celebriamo contemporaneamente l’Accordo di Parigi: due eventi uniti da un vincolo stretto. Repubblica e autonomie hanno accompagnato lo sviluppo della democrazia italiana in questi decenni. La Repubblica Italiana, fin dal suo sorgere, ha ritenuto che valorizzare le specificità delle comunità collocate alle frontiere fosse un arricchimento dei valori di convivenza della nostra civiltà. Condizione che l’Unione Europea ha saputo far crescere ulteriormente, dando sempre maggiore spessore alla nostra comune cultura”, ha detto Mattarella.




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