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Dalla campana al calcio balilla, i giochi tradizionali italiani (e non solo) candidati a Patrimonio dell’Unesco

Le penisola capofila della candidatura, al Mibac la cerimonia di consegna della pergamena d'iscrizione

Pubblicato:05-09-2023 16:11
Ultimo aggiornamento:05-09-2023 16:12

biliardino
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ROMA – Dalla campana al calcio balilla, dalla corsa con le botti alla cuccagna, dalla morra al tiro alla fune fino al backgammon, alla capoeira e alle cerbottane. Da oggi gli sport e i giochi tradizionali italiani e non solo entrano ufficialmente a far parte del Registro delle buone pratiche di salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Con una cerimonia nella Sala Spadolini della sede di via del Collegio Romano del ministero della Cultura, infatti, è stata consegnata la pergamena d’iscrizione a firma del direttore generale dell’Organizzazione, Audrey Azoulay, al programma ‘Tocatì’ (in veneto ‘tocca a te’), ideato su iniziativa dell’Italia – alla sua prima candidatura – che, a partire dall’omonimo festival che ogni anno si tiene a Verona, si è resa capofila di un’azione condivisa di salvaguardia di sport e giochi tradizionali insieme a Belgio, Croazia, Cipro e Francia. All’evento era presente il sottosegretario di Stato con delega Unesco, Gianmarco Mazzi, i rappresentanti diplomatici e istituzionali dei Paesi coinvolti nel programma, tra i quali l’ambasciatore di Cipro in Italia, Yiorgos Christofides, il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, la delegata del presidente della Regione Veneto, Fausta Bressani e il presidente dell’Aga – Associazione Giochi Antichi, Giorgio Paolo Avigo.

Oggi, ha detto Mazzi aprendo l’evento, “celebriamo un momento molto significativo che ha visto l’Italia condurre un programma insieme a Paesi amici e partner verso un traguardo importante. Per questo abbiamo voluto celebrare oggi l’iscrizione di Tocatì nel Registro buone pratiche della Convenzione, che assume un particolare significato per le generazioni più giovani che ormai sono quasi esclusivamente orientate sulla tecnologia, dimenticando così una forma di gioco che in realtà ha un grandissimo valore sociale e di aggregazione. Giusto quindi che l’Unesco abbia dato questo riconoscimento”, ha commentato il sottosegretario.

Per Tommasi, sindaco della città che ha dato vita al festival del Tocatì, “è un grande orgoglio rappresentare Verona, la sua storia, il Tocatì e le persone che l’hanno portato fino a qui. È un orgoglio essere stati capofila di questa candidatura, per noi è molto significativo e si tratta del nostro secondo riconoscimento Unesco”.


L’immaterialità, ha sottolineato il primo cittadino, “si basa sulle persone e sulle tradizioni che si tramandano tra cittadini, e in questo il Tocatì ha una particolarità, quella di far superare una delle barriere più alte tra le nostre comunità: quella intergenerazionale. Il dialogo appare sempre più complicato, ma il Tocatì aiuta a far tornare bimbi i nostri adulti e trasmette ai giovani di oggi quello che provavano i nostri nonni e nonne”.

Ora, ha concluso Tommasi, “è partita questa avventura che per noi è anche una grande responsabilità: il prossimo 16 e 17 settembre (l’edizione del ventennale del Tocatì a Verona, ndr) sarà davvero diverso ritrovarsi al festival. Tutto questo è la dimostrazione che le cose più belle nascono traguardando diverse amministrazioni e andando oltre i colori politici”.

Questo riconoscimento, per Avigo, “è un traguardo ma anche l’inizio di un lavoro molto più importante che ci aspetta: non è un momento di arrivo, ma una ripartenza con maggior forza ed entusiasmo. Un riconoscimento dovuto al lavoro fatto ma anche a una criticità, debolezza e delicatezza che ci obbliga a una salvaguardia delle nostre attività: stiamo lavorando infatti su una tematica che molto spesso è in difficoltà, ancora di più dopo la pandemia, e sono convinto che questo riconoscimento permetterà un lavoro molto più sinergico con le istituzioni locali, nazionali e dei vari Paesi amici che ci hanno accompagnato a questo traguardo. Ora tocca a tutti noi portare avanti il progetto”, ha chiosato il presidente dell’Associazione Giochi Antichi. 

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