Abel Ferrara a Venezia77 presenta ‘Sportin’ Life’: arte, cinema e lockdown a Roma

Il regista ha presentato il suo ultimo documentario e ricevuto il premio Jaeger-LeCoultre
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VENEZIA – ‘Un documentario che racconta come si fa un documentario’. E’ ‘Sportin’ Life’ di Abel Ferrara, ultimo lavoro dell’anticonformista regista newyokese, che racconta il rapporto del cineasta con il suo lavoro, i collaboratori storici come, Willem Dafoe, la sua musica e la famiglia (composta dalla sua compagna Cristina Chiriac e la loro figlia, la piccola Anna). Iniziato a girare durante l’ultimo Festival di Berlino, al quale Ferrara e Dafoe hanno partecipato per presentare il loro film ‘Siberia’, il documentario si e’ imbattuto nell’emergenza Coronavirus, scoppiata durante le riprese e diventata parte integrante di un racconto, che da personale si e’ fatto collettivo e universale. In quei giorni Ferrara si trovava a Roma, dove vive ormai da tempo, e della quale nel documentario si intravedono degli scorci notturni. “Rischio di incriminarmi rispondendo a questa domanda”, ha dichiarato Ferrara, sorridendo, all’agenzia di stampa Dire in conferenza stampa al Lido di Venezia, alla richiesta di informazioni sulle riprese effettuate durante il lockdown e di come il regista avesse affrontato questo periodo di reclusione forzata. Ferrara ha raccontato di aver rispettato i protocolli di sicurezza, uscendo solo per fare la spesa o per recarsi nello studio di montaggio, che si trova a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, e di aver filmato durante quelle occasioni. Durante il lockdown mi sono sentito “grato di avere un lavoro e un luogo dove lavorare. Anna (la figlia ndr) non andava a scuola e questo ci ha permesso di condividere un tempo speciale. Mi e’ mancato andare a prendere il caffe’, stare con i ragazzi (la troupe ndr.), fare delle proiezioni, ma la situazione era quella che era quindi ci siamo arrangiati”. “Abel e’ stato molto tranquillo- ha dichiarato Chiriac in conferenza stampa ricordando quei giorni-. Tutti mi chiedevano di lui perche’ e’ un po’ maniaco dell’igiene e dei batteri. E’ stato tranquillo perche’ lavorava sul documentario”.

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Ferrara ha anche parlato della pandemia negli Stati Uniti, argomento trattato anche in ‘Sportin’ Life’. “Per capire veramente la politica di un luogo, devi provenire da li’. Nessuno capisce Trump come me, perche’ e’ cresciuto nel mio stesso periodo, parla come parlo io. Io capivo come un americano concepiva la pandemia. Per qualche motivo gli Stati Uniti sono come il palcoscenico a cui gli altri guardano in prospettiva la situazione. Come presidente lui sembra quasi un personaggio di Shakespeare con cui misurarsi”, ha dichiarato. Il regista ha quindi confessato di essersi divertito a fare il reporter in questa occasione e di sognare di realizzare un film senza sceneggiatura, di volere uscire di strada a filmare semplicemente e vedere cio’ che viene fuori.

Nel caso di ‘Sportin’ life’ non potendo filmare liberamente a causa del lockdown, Ferrara ha utilizzato molto materiale dei suoi precedenti lavori e per raccontare la pandemia si e’ affidato a immagini e video ripresi da tv e internet che tratteggiano e intervallano il racconto, la cui colonna sonora spesso si poggia su esecuzioni live di Ferrara alla chitarra che si esibisce il pubblico. 

‘Sportin’ Life’ fa parte di un progetto artistico internazionale, curato dal direttore creativo di Yves Saint Laurent, Anthony Vaccarello. Abel Ferrara oggi alla Mostra del cinema, oltre a presentare il documentario (fuori concorso alla kermesse) ha ricevuto il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker, “dedicato a una personalita’ che abbia segnato in modo particolarmente originale il cinema contemporaneo”. 

(Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC, ph Giorgio Zucchiatti)

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5 Settembre 2020
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