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VIDEO | Usa, il ceo del ‘New York Times’: “Bene Rousseau, ma non è l’equivalente delle elezioni”

ROMA – La politica italiana? Caotica come quella anglosassone. La piattaforma Rousseau? Un buon esperimento, ma guai a confonderlo con le elezioni democratiche. Quanto al futuro del giornalismo, bisogna scommettere sugli abbonamenti ai contenuti online delle testate, cercando di rafforzare sempre di più il seguito di lettori. Di questo è convinto Mark Thompson, amministratore delegato del ‘New York Times’, testata che vanta quasi 3 milioni di abbonati. La ‘Dire’ lo incontra a Roma, presso il Centro Studi americani, che gli ha conferito il premio ‘Pair 2019’ nella categoria ‘Scienze umane’. 

“L’Italia, nel giornalismo, vanta un’incredibile tradizione” dice Thompson. “I quotidiani italiani sono tra i più conosciuti al mondo, i suoi cronisti sono leggendari, è un’eredità incredibile”. Tuttavia, prosegue l’esperto, non solo in America ma “anche in tanti Paesi europei si sta affrontando una rivoluzione sanguinosa, dal momento che le persone sono passate dalla carta stampata al digitale, e i facili guadagni che i giornali facevano con la pubblicità si sono ridotti sempre di più”. Lo sa bene Thompson che, nato a Londra e formatosi dai gesuiti, vanta una lunga carriera iniziata alla ‘Bbc’ come apprendista di produzione, per diventare, 23 anni dopo, direttore esecutivo dell’emittente. Appena insediatosi affermò che per lui, valeva un unico principio: “il lettore non va ingannato“. 

Nel 2012 – dopo una breve parentesi in ‘Channel 4’ – diventa amministratore delegato del ‘New York Times’ in un momento delicato per i quotidiani, che non reggono la concorrenza di internet. In pochi anni, gli abbonamenti online schizzeranno, e nel 2018 il ‘Nyt’ ha toccato quota 2,9 milioni di iscrizioni al quotidiano online. Il segreto? “lavorare bene per garantirti un enorme seguito e tanti nuovi abbonati ai tuoi prodotti digitali” risponde Thompson. Convinto che “La sopravvivenza dipende da questo”. 

Quanto alla politica, secondo l’Ad del ‘New York Times’ la Penisola “ha molte cose in comune con quella del Regno Unito e degli Stati Uniti: si tratta di Paesi molto divisi, i cui governanti sono un mix di tecnocrati, politici affermati e populisti, cercare di trovare una maggioranza stabile in questo quadro è molto complesso”. In Italia, dice ancora l’Ad alla ‘Dire’, a poche ora dalla proclamazione del ‘Conte Bis’, “c’è stato un genuino tentativo di formare un governo, mentre nel mio Paese stiamo affrontando i giorni più drammatici degli ultimi 100 anni, poiché Boris Johnson sta provando – fallendo – a portare a termine la Brexit”. 

La formazione del nuovo governo Pd-5 Stelle è stata possibile anche grazie all’utilizzo della piattaforma Rousseau. Cosa ne pensa? “Rousseau- ha risposto Mark Thompson- non è l’equivalente delle elezioni, che sono ben strutturate e accuratamente organizzate. Però è un bene sperimentare. In passato ci sarebbe stato un gruppo di uomini – solamente uomini – riuniti in una stanza piena di fumo di sigarette, che avrebbero cercato di trovare tra loro un accordo politico. Ogni tentativo di consultare i membri del proprio partito, o la volontà degli elettori, sarebbe sembrato sicuramente un buon piano”. Tuttavia, avverte il giornalista, “non dobbiamo confondere i risultati dei sondaggi dall’espressione chiara del sì e del no, così come avviene nelle elezioni democratiche”. La democrazia dunque è condannata? “No, credo sia piuttosto un tentativo pratico di trovare una nuova coalizione. E’ un obiettivo a cui tendono la maggior parte dei Paesi occidentali: il fatto che i politici cerchino di trovare una compromesso ha senso per me”.

Mark Thompson è autore del libro ‘La fine del dibattito pubblico. Come la retorica sta distruggendo la lingua della democrazia’, in Italia edito da Feltrinelli.

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5 Settembre 2019
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