Aumenta l’occupazione, ma solo per gli uomini: le donne perdono il lavoro

Sono tornati a crescere anche i dati sull'occupazione degli indipendenti
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ROMA – “A luglio il numero degli occupati ha continuato a crescere, raggiungendo il livello di 23.063 migliaia di unità (+0,3% rispetto a giugno, 59 mila individui in più). Tale aumento è stato determinato esclusivamente dalla componente maschile (+0,6%, 86 mila unità in più) mentre l’occupazione femminile si è ridotta dello 0,3% (-28 mila unità)”. Lo comunica l’Istat nella nota mensile sull’andamento economia italiana.

Inoltre “a luglio la crescita dei lavoratori dipendenti (+0,2%, +42 mila unità) ha interessato sia i lavoratori permanenti (+0,2%, +23 mila unità) sia quelli a termine (+0,7%, +19 mila unità). Anche gli indipendenti sono tornati a crescere (+0,3%, +17 mila unità). Il tasso di occupazione è salito al 58% (+0,1%) con un aumento per tutte le classi di età a esclusione di quella 35-49 anni per cui rimane stabile”.

DRAGO (UNICUSANO):  BISOGNA CAMBIARE PASSO

Il ruolo delle donne nei consigli d’amministrazione, e in generale nel mondo del lavoro: questo l’argomento trattato a #genitorisidiventa su Radio Cusano Campus, con Carlo Drago, docente di Statistica dell’Università Niccolò Cusano, autore di ricerche sull’argomento. “Siamo ben lontani dalle best practice europee- ha dichiarato- La ricerca nasce da una questione ben riconosciuta e dibattuta nella letteratura scientifica riguardante il ruolo delle donne in società, e soprattutto sulla loro condizione nel mercato del lavoro. La discussione non dovrebbe essere relativa al mondo dei consigli di amministrazione, ma dovrebbe riguardare anche temi relativi agli studi di genere, in generale. In particolare, laddove le politiche pubbliche nel corso degli anni abbiano cercato di incrementare il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro, molto rimane ancora da fare. Il tasso di occupazione femminile risulta essere particolarmente basso per l’Italia, andando a confrontare lo stesso con l’Europa. Un ulteriore problema è poi quello relativo alla carriera: esistono ancora molti ostacoli in Italia che impediscono alle donne di progredire in carriera oltre un certo livello. Ad esempio per ambire a posizioni direttive”.

L’insoddisfazione diffusa delle mamme conferma le incapacità del mercato del lavoro italiano di permettere, a queste stesse, di poter assolvere a più ruoli contemporaneamente

In relazione alla questione relativa al fatto che le donne non possano sempre garantirsi un percorso professionale di livello, Drago ha fatto sapere che “non c’è la controprova che non sia per questioni strettamente curriculari, bisogna capire se e quanto il gap di genere dipenda da fattori strutturali del mercato del lavoro e delle professioni. Questa discriminazione viene definita in letteratura ‘soffitto di cristallo’, dunque il gap di genere salariale, o l’avanzamento di carriera dipenderebbe da ragioni di genere. Il gap di genere può riguardare ad esempio le posizioni dirigenziali d’impresa. Lo studio delle community e del ruolo delle donne, nel network dei consigli di amministrazione, mostra che queste stesse tendono ad avere un ruolo marginale. E’ possibile formulare un’ipotesi di associazione delle marginalità delle donne dentro la rete, e la crescita della loro posizione professionale, in primo stipendiale. Questo è coerente con la questione dei ruoli nei consigli di amministrazione in Italia”.

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