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Daniele Orazi, l’agente delle star internazionali: “A Venezia porto le giovani promesse del cinema”

Marinelli, Bellucci, Gianniotti, Foglietta, Poésy, Rohrwacher e Garrel: questi sono solo alcuni degli interpreti della DO Cinema. Ma il vero 'cuore pulsante' sono i nuovi talenti scoperti in giro per l'Italia. L’intervista a Daniele Orazi

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ROMA – È l’agente di star nazionali e internazionali (come Luca Marinelli, Monica Bellucci, Anna Foglietta, Cleménce Poésy, Alba Rohrwacher e Louis Garrel) ma ciò che lo fa sentire vivo sono i giovani talenti. Lui è Daniele Orazi, il fondatore della talent factory DO Cinema. Sempre al fianco della nuova generazione, Orazi ha lanciato quest’anno ‘We DO powered by DO Cinema’, la sezione dedicata ai talenti emergenti e ne parla in una intervista con l’agenzia Dire. Se le nuove promesse del cinema e della tv non vanno da lui, è lui a viaggiare in lungo e in largo per lo Stivale, insieme al suo team, alla scoperta del talento. Sono 25 i ragazzi scelti per #WeDo, raccontati fin dalla prima audizione in un documentario di prossima uscita. Oltre dieci di loro andranno alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia: tre giorni in laguna durante cui vivranno come le grandi star che sbarcano al Lido per promuovere un film.

Qualche mese fa sei andato, insieme al tuo team, in giro per l’Italia alla ricerca di talenti per #WeDo, la branca della tua agenzia DO Cinema dedicata ai nuovi talenti. Che esperienza è stata?

“È stata un’esperienza emozionante. Mai mi sarei immaginato di trovare così tanto talento sommerso. Se si va a cercare il talento si trovano tante belle sorprese, senza aspettare che in ufficio arrivino le proposte. Ci sono molti giovani che non ti vengono a cercare, alcuni non sanno dell’esistenza dell’agente. Durante un tour in giro per l’Italia, da Milano a Napoli, abbiamo scelto 25 ragazzi. La fase della scelta è sempre difficile e, spesso, imbarazzante. Ma i risultati ci hanno dato ragione: molti di loro hanno iniziato subito a lavorare”.

– Cosa trasmetti ai ragazzi e alle ragazze?

“Cerco di trasmettere la disciplina. Molti di loro provengono da formazioni accademiche, quindi sono già abituati a seguire regole e a darsi dei ritmi. Io sono molto esigente. Per me è importante anche il rispetto per le persone, non solo per quelle che lavorano con il talent ma anche verso quelle che si incontrano sul set, come registi, costumisti, truccatori, elettricisti e chi ti porta il caffè. Sì, l’attore è quello che appare ma dietro c’è chi gli permette di apparire. I ragazzi devono rispettare il lavoro di tutti, loro sono un ingranaggio del sistema. Importante è anche insegnare ad accettare i ‘no’. Questo lavoro ti mette costantemente davanti al fallimento ed è fondamentale imparare dalle ‘porte in faccia’. Noi cerchiamo sempre di motivare i ‘no’, dopo aver ricevuto i feedback da registi, produttori o casting director. Sta diventando difficile ottenerli a causa dei loro ritmi serrati, però noi ci impegniamo per averli. Ci aiutano a capire meglio gli errori e chi rappresentiamo”.

– In Italia sei uno dei pochissimi se non l’unico a investire sui giovani talenti. Cosa ti spinge a farlo?

“Per me è un investimento, io sono un imprenditore e voglio investire. Io do un un’opportunità a loro ma anche per me è un arricchimento: assorbo la loro energia, incontrarli mi aiuta a rinnovare l’entusiasmo per il lavoro che faccio. Mantenere alta l’attenzione sul giovane talento e fare scouting aiuta a rinnovarmi nel lavoro, ad avere stimoli nuovi, a rimanere aggiornato e mi dà l’energia per occuparmi delle star (nazionali e internazionali, ndr) che seguo”.

– Alcuni dei talenti di #WeDo verranno con te alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia.

“Verranno alla Mostra del Cinema di Venezia dodici o tredici ragazzi, che verranno scelti da Campari, lo sponsor che ci aiuta ad ospitarli per tre giorni. Sarà una sorta di seminario, durante cui possono capire come funzionano i grandi festival e come muoversi quando dovranno promuovere un film in un contesto del genere. Per loro un programma giornaliero fittissimo, tra shooting fotografici, trucco e parrucco, masterclass, interviste e red carpet, come se fossero delle star con un film da promuovere. Tutto questo per farli arrivare preparati a quel momento e per capire chi è in grado di sostenere certi ritmi. Loro si formano sul campo e noi capiamo qualcosa in più su di loro”.

– Dalla prima pandemia a oggi in che situazione è la categoria agenti?

“Dalla pandemia abbiamo cercato di prendere qualcosa di buono. A casa isolati ci siamo uniti. Grazie alle riunioni via Zoom è nata una nuova associazione di agenti, l’ASA (Agenti Spettacolo Associati), che va di pari passo con la storica LARA (Libera Associazione Rappresentanti Artisti). Ci siamo attivati per portare avanti le nostre battaglie, prima fra tutte il riconoscimento della figura dell’agente. Rispetto ad altri Paesi, qui in Italia non siamo riconosciuti al livello legate in Italia. Tra le nostre battaglie c’è anche la tutela dei diritti degli attori e delle attrici: le piattaforme che vengono in Italia a produrre portano il protocollo americano cercando di adattarlo ai talenti italiani. Noi abbiamo una storia diversa e non possiamo adeguarci alla loro policy. Il nostro obiettivo è mettere dei paletti a questo protocollo, quello che va bene in America non può andare bene anche per l’Italia”.

– Oggi si può ancora sognare? O si può solo attraverso lo schermo?

“Sì, si può ancora sognare e ci si può ancora emozionare. Mi emoziono tantissimo quando lavoro con degli attori con i quali riesco a ottenere quello che io ho pensato per la loro carriera. Recentemente abbiamo portato un gruppo di giovanissimi attori al Festival Marateale 2022 per ‘Young Blood’, il primo contest sul mestiere dell’attore interamente dedicato ai talenti emergenti che ho lanciato insieme ad Alice nella Città, diretta da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli. Questo non ci ha portato contratti o denaro ma ci ha dato molto di più: la soddisfazione, l’emozione dei ragazzi e i riscontri positivi da parte della giuria. Vorremmo che questo contest diventi un format”.

– È in lavorazione un documentario sul tour che vi ha portato a scoprire i talenti della We DO. Ci puoi svelare qualcosa?

“Abbiamo deciso di realizzare questo documentario per far capire ai ragazzi che i sogni si possono realizzare. Il doc si struttura in 12 mesi di riprese, partendo dall’audizione per entrare nella mia agenzia. Loro si raccontano attraverso interviste. Adesso siamo a metà dell’opera, le riprese finiscono a dicembre e poi lo monteremo. Stiamo pensando a come diffonderlo, ci piacerebbe presentarlo a un festival. La volontà è quella di far capire come un giovane talento si trasforma nel corso dei mesi”.

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2022-08-05T15:48:14+02:00