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Terzo attacco in 48 ore in Afghanistan, il presidente Ghani vola in Iran

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Continuano gli scontri tra le forze armate e i talebani. A Kandahar i miliziani avrebbero catturato e ucciso 800-900 persone
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ROMA – Un nuovo attacco si è registrato nel tardo pomeriggio di ieri a Kabul: un ordigno è esploso nella capitale nei pressi del ministero dei Martiri e dei disabili, provocando tre feriti. Si tratta del terzo attacco da lunedì, quando nella serata un’autobomba è esplosa davanti alla residenza privata del ministro della Difesa, causando otto vittime. Un’altra esplosione si è registrata poco dopo sempre nella capitale. Solo l’assalto all’abitazione del ministro è stato rivendicato dalla milizia ribelle dei talebani, che intanto sta conducendo un’efferata battaglia nelle regioni del sud contro l’esercito regolare per riconquistare il Paese.

Nella serata di ieri Majid Akhund, vice-presidente del consiglio provinciale di Helmand, ha fatto sapere che i talebani hanno preso il controllo di nove dei dieci distretti della provincia. Gli scontri proseguono in particolare a Lashkar-Gah, capoluogo della provincia, dove le forze armate hanno chiesto alla popolazione di abbandonare al più presto la città: “Non lasceremo i talebani in vita, lo so che è dura ma lo facciamo per il vostro futuro” ha spiegato Sami Sadat, il generale responsabile della provincia di Helmand.


Il conflitto coinvolge anche la città di Kandahar, dove secondo l’ex capo della polizia e membro del Consiglio nazionale di riconciliazione (High Council of the National Reconciliation, Hcnr) Tadin Khan, citato dall’agenzia Tolo News, i miliziani avrebbero catturato e ucciso a sangue freddo tra le 800 e le 900 persone. Anche l’ong Human Rights Watch sostiene di aver ricevuto testimonianze di uccisioni ed esecuzioni sommarie, che riguarderebbero in particolare persone che i talebani riterrebbero collegate alle autorità di governo. Secondo Tolo News, i leader dei talebani hanno negato tali accuse.

Le violenze nel paese centro asiatico sono riprese da quando, l’1 maggio scorso, Washington ha avviato il ritiro delle proprie forze militari, che sarà completato a fine mese. Nei giorni scorsi il presidente Ashraf Ghani ha criticato “la precipitosa” partenza delle truppe americane, accusando gli Stati Uniti del rapido deterioramento della situazione securitaria nel Paese.


Come confermano varie fonti di stampa concordanti, Ghani oggi è volato in Iran per prendere parte alla cerimonia di insediamento del neoeletto presidente Ebrahim Raisi a Teheran. Ad accompagnarlo, il secondo vice-presidente Mohammad Sarwar Danesh e il ministro degli Esteri Mohammad Haneef Atmar. Il viaggio sarà occasione per rilanciare la cooperazione bilaterale e affrontare il tema della sicurezza, confermando quel riavvicinamento di Teheran nell’area che, invece, secondo gli analisti politici, la presenza statunitense aveva contribuito ad ostacolare.

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