Arrestato a Trapani il figlio del boss Tano Badalamenti: era a casa di sua madre

Leonardo Badalamenti ha 60 anni: su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale dal Brasile
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PALERMO – Nei primi anni Ottanta si era rifugiato in Brasile insieme alla famiglia d’origine (compreso il padre Gaetano) per scampare alla guerra di mafia scatenata dai Corleonesi di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella per il controllo di Cosa nostra. Questa notte Leonardo Badalamenti- figlio di don Tano, storico boss di Cinisi riconosciuto mandante dell’omicidio di Peppino Impastato– è stato arrestato a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, nell’abitazione della madre. Sul suo conto pende un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria di San Paolo del Brasile, dove si era ricostruito una falsa identità come uomo d’affari ed è finito sotto indagine per droga e truffe a istituti bancari.

A quanto pare l’uomo non era troppo preoccupato di starsene nascosto: la scorsa settimana, ha raccontato stamani su Facebook il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, Badalamenti si era infatti protagonista di un eclatante raid in una villa confiscata al padre, morto nel 2004, e affidata al Comune di Cinisi. Era andato lì spadroneggiando alla luce di un provvedimento (non definitivo) della corte d’assise di Palermo che ha restituito quel bene alla famiglia Badalamenti. Sono intervenuti i Carabinieri.

L’uomo, 60 anni, è stato arrestato dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo e ora, in attesa dell’estradizione in Brasile, si trova nel carcere di Palermo. L’arresto è avvenuto in collaborazione con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip) e la polizia brasiliana. Per le autorità del Paese sudamericano era latitante dal 2017: in quell’anno era stato spiccato nei suoi confronti un ordine di arresto da parte della magistratura di Barra Funda per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica. 

IN BRASILE SI ERA CREATO NUOVA IDENTITÀ

Il figlio di don Tano Badalamenti, che nel 2009 era già stato arrestato in Brasile dal Ros dei carabinieri nell’operazione ‘Mixer-Centopassi’, nel Paese sudamericano viveva con una nuova identità: risultava infatti un uomo d’affari, Carlos Massetti, ed era indagato anche come presunto capo di una organizzazione con ramificazioni internazionali impegnata, tra il 2003 e il 2004, nella negoziazione di titoli di debito pubblico emessi dal Venezuela mediante l’intermediazione di un funzionario corrotto di quel Banco Centrale: i titoli di credito sarebbero stati destinati a garantire aperture di linee di credito in istituti bancari esteri.

L’uomo è stato accusato anche di aver tentato una truffa in danno delle filiali della ‘Hong Kong Shanghai Bank’, della ‘Lehman Brothers’ e di un’altra banca d’affari britannica, la ‘HSBC’, per un importo di diverse centinaia di milioni di dollari americani. Badalamenti, in attesa delle procedure di estradizione in Brasile, è stato rinchiuso in carcere a Palermo.

SINDACO CINISI: NON ABBASSARE LA GUARDIA

“La vicenda di Leonardo Badalamenti è un monito per tutti: in Sicilia non bisogna abbassare la guardia, anche contro linguaggi e comportamenti”. Lo afferma Giangiacomo Palazzolo, sindaco di Cinisi (Palermo), e responsabile nazionale legalità di Azione, commentando l’arresto da parte della Dia di Palermo del figlio del boss Gaetano.

“Venerdì scorso il figlio di don Tano si era reso protagonista di un eclatante raid in una villa confiscata al padre, morto nel 2004, e affidata al Comune di Cinisi“, racconta Palazzolo: “Mi sono dovuto misurare come primo cittadino con un atteggiamento violento e fuori da ogni regola, sembrava uno di quei film dove ad un certo punto i boss tornano dall’estero e dicono ‘adesso ci riprendiamo quello che è nostro‘. Mi sono opposto con forza e grazie all’intervento dei carabinieri abbiamo fermato questa prevaricazione che aveva anche la pretesa di essere fatta in nome della legge. Non è mio costume commentare gli arresti – continua Palazzolo – tuttavia credo sia importante sottolineare che in Sicilia non ci possiamo permettere leggerezze e tolleranza rispetto a certi comportamenti. Non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo combattere la criminalità ma anche atteggiamenti e comportamenti violenti, prepotenti e intimidatori che sono espressione di una cultura mafiosa che purtroppo è dura a morire”.

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5 Agosto 2020
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