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Intervista al generale Mori: “Regeni mandato allo sbaraglio” GUARDA IL VIDEO

Al centro del colloquio i temi caldi di questi giorni: oltre a Regeni, dal caso Turchia fino al problema della sicurezza in Italia e al ruolo dei servizi segreti
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ROMA  – Il direttore dell’Agenzia DIRE Nico Perrone ha intervistato il Generale Mario Mori.

Al centro del colloquio i temi caldi di questi giorni concitati: dal caso Regeni al tentato colpo di Stato in Turchia, fino al problema della sicurezza in Italia e al ruolo dei servizi segreti.

Fondatore dei Ros dei Carabinieri, il Generale Mori è stato ufficiale  nel controspionaggio del Sid italiano negli anni Settanta, dopo essersi formato nei nuclei speciali antiterrorismo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mori sarebbe poi diventato direttore del Sisde e Prefetto della Repubblica Italiana.


“NOSTRO SISTEMA SICUREZZA ALL’ALTEZZA”

Via libera dal governo italiano all’uso delle basi italiane per i bombardamenti in Libia. Problemi di sicurezza per l’Italia? “La storia, gli interessi che abbiamo… è chiaro che dovevamo prendere parte” dice il generale Mario Mori, già comandante dei Ros dei Carabinieri e direttore del Sisde nella videointervista rilasciata alla Dire. “Queste iniziative, naturalmente, oltre a impegni di natura militare e politica comportano anche operazioni di intelligence, che sicuramente sono state attivate. Come sarà potenziata l’attività di controllo su attività potenzialmente pericolose per il nostro Paese. Per la verità la situazione di questi ultimi due anni è tale- aggiunge Mori- che le attivazioni ci sono già state, il sistema di controllo è in piedi”. Il sistema italiano è in grado di fronteggiare questo tipo di terrorismo che si è visto in azione? “Il sistema italiano è all’altezza, le forze di polizia italiana sono ai massimi livelli delle forze europee, per me siamo i primi. Perché siamo stati ripetutamente sperimentati sia dal terrorismo interno poi dalla criminalità organizzata e infine dal terrorismo internazionale- spiega Mori- abbiamo una formazione, una struttura investigativa in grado di controllare l’attività, siamo un pochino più deboli sull’intelligence. Le continue polemiche, spesso artificiose, l’hanno indebolito… per fare intelligence bisogna essere sostenuti, non solo dal mondo politico, ma anche dalla pubblica opinione, e questa per molti anni non c’è stata”.


REGENI MANDATO ALLO SBARAGLIO, LONGA MANUS SERVIZI INGLESI

Perché l’università di Cambridge non collabora con le autorità italiane per fare luce sulla morte del suo ricercatore Giulio Regeni? “Il giovane Regeni è stato mandato allo sbaraglio, mandare un ragazzo, seppur preparato come lui, nella bocca del leone… perché la situazione dell’Egitto è veramente pesante, è stato un azzardo” risponde Mario Mori, già comandante del Ros dei Carabinieri e direttore del Sisde, nella videointervista alla Dire. “E’ stato un azzardo, un azzardo che è un po’ nella storia del mondo inglese. I servizi inglesi lavorano così, cercano nelle università, nelle imprese, le persone che possono muoversi liberamente nel mondo per stabilire dei contatti e delle collaborazioni, sollecitando delle analisi, delle valutazioni- dice Mori- Fatte da persone certamente volute, gente che si muove conoscendo quelle realtà. Questa possibilità di acquisire così informazioni sul campo è una caratteristica dei servizi inglesi”. Magari Regeni non lo sapeva… “Certo, suo malgrado, è stato strumentalizzato, pensava di fare qualcosa di veramente significativo ma dietro c’era una longa manus”, prosegue Mori. Si saprà la verità? “Per me il fatto che sia ricomparso il corpo di Regeni è sintomatico… in genere i corpi non si trovano più: Se è stato fatto riapparire subito è perché c’era qualcuno che aveva interesse. Oggi nei servizi egiziani ci sono più correnti in contrasto tra loro, la verità uscirà fuori quando una corrente vincerà sulle altre, ma non penso che sarà la verità assoluta” conclude Mori.


 “TRE I MIGLIORI SERVIZI SEGRETI AL MONDO, FRANCESE PIÙ CATTIVO”

“Ho scritto un libro sui servizi segreti perché sento dire troppe sciocchezze, se ne parla male ma sono indispensabili, per chi vuole avere un ruolo nella vita internazionale”. Così Mario Mori, già comandante del Ros dei Carabinieri e direttore del Sisde, nella videointervista alla Dire suol suo libro ‘Servizi Segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence’ edito da Grisk (www.grisk.it). Per quanto riguarda i servizi segreti più efficienti “nel mondo sono tre: il Mossad, perché Israele lotta per la sua esistenza ogni giorno, e quindi non fanno sconti a nessuno e lo sanno far bene; quelli inglesi per la loro storia imperiale; terzo, il servizio russo, non ci sarà più l’Urss ma agiscono sempre con quella impostazione aggressiva. Quello francese è il più cattivo“. La ricerca informativa di per sé, scrive Mori nel libro, “non è né buona né cattiva, ma è un’attività utile da un punto di vista tecnico a garantire esclusivamente gli interessi dello Stato. I metodi che si vogliono adottare per raggiungere i gradi di conoscenza ritenuti necessari, sono lasciati invece alle considerazioni di chi ha il potere di determinarli, siano essi espressione di una concezione democratica ovvero di un regime illiberale”. Quanto alle critiche che accompagnano sempre le attività dei servizi segreti, per Mori “provengono da valutazioni non professionali, che mettono in primo piano soltanto gli aspetti segreti e misteriosi della materia”. Questo approccio, scrive ancora Mori “è derivato soprattutto dalla natura del vasto e diffuso campo d’azione proprio dell’intelligence, che intercetta e può condizionare in maniera diretta ambiti e assetti vitali di ogni nazione. Motivo per cui la sua attività è gioco forza riservata e talvolta comporta decisioni e iniziative che si discostano dai limiti del legalmente consentito e si giustificano solo con le ragioni della sopravvivenza dello Stato dal quale essa dipende”. Nel libro di Mori, oltre a una sintetica descrizione di norme e strutture, troviamo anche le attività e caratteristiche dei Servizi Segreti di alcune delle nazioni al centro delle vicende mondiali.


TURCHIA, “PRIMA COLPO DI STATO, POI GOVERNATO DA ERDOGAN”

“Il colpo di stato in Turchia c’è stato, organizzato da qualche entità che mirava a cacciare Erdogan, ma lo stesso Erdogan attraverso le sue strutture ha recepito che cosa stava accadendo e quindi ha potuto ‘parare’, come si dice, prendendo le contromisure”: lo dice Mario Mori, già comandante dei Ros dei carabinieri e direttore del Sisde, nella videointervista alla Dire. “Erdogan ora ha fatto una scelta di campo, ha capito che con il suo modo di concepire la politica è troppo difficile entrare in Europa- dice Mori- ha scelto altri orizzonti, seguendo il sogno che fu dell’impero Ottomano e quindi ha spostato l’attenzione verso il Medio Oriente, dove ha un ruolo di potenza regionale. Sfrutterà anche l’alleanza con la Russia, perché possono avere degli interessi comuni almeno per un tratto di strada”. Quanto al colpo di stato in Turchia, prosegue Mori “io penso che Erdogan già qualche giorno prima sapesse cosa si stava muovendo”, e ciò è confermato dalla reazione, “con le liste di proscrizioni, così immediate e così cospicue” che “fanno pensare che in 24-36 ore non è facile farle”.

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