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In Africa resta la minaccia petrolio, ma cresce la tutela della biodiversità

I dati del rapporto sulle foreste realizzato dalla Commissione di dieci Paesi
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ROMA –  In Africa centrale aumenta la superficie delle aree protette e si rafforza la protezione della biodiversità, anche se la concessione di permessi all’industria petrolifera continua a essere fonte di preoccupazione. È quanto emerge dal rapporto pubblicato in questi giorni dall’osservatorio sulle foreste della regione della Commission des forêts d’Afrique centrale (Comifac). L’organismo è composto dai governi di dieci Paesi della regione e comprende all’interno del suo territorio la cosiddetta “foresta del Congo” la seconda più estesa al mondo dopo l’Amazzonia.

Stando al rapporto, i cui dati sono stati anche rilanciati dall’emittente Radio France Internationale (Rfi), le aree protette costituiscono ormai quasi il 15 per cento di tutto il territorio della regione e il cinque per cento della superficie della zona economica esclusiva marina dei Paesi dell’Africa centrale, con un’estensione totale di 799mila chilometri quadrati in 206 diverse zone. Circa la metà di tutto questo areale ha iniziato a essere tutelato negli ultimi 20 anni, circa un quinto negli ultimi dieci. Un’estensione del genere permette ai Paesi della Comifac di avvicinarsi ai cosiddetti Obiettivi di Aichi del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, concordati dieci anni fa nel corso di una conferenza internazionale nell’omonima prefettura del Giappone e ratificati a oggi da 196 Paesi.

 Il dossier evidenzia anche degli elementi critici. Stando ai dati riferiti da Rfi, infatti, circa un quarto del territorio delle aree protette è già stato destinato a permessi di sfruttamento per l’esplorazione petrolifera, mentre un altro quarto è stato promesso. Circa un decimo di tutto il territorio preso in esame dal rapporto, che ha visto al lavoro oltre 90 ricercatori, è già minacciato direttamente o indirettamente dai permessi per le attività minerarie.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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