Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Conti Lega, Zaia: “Se ci chiedono 49 milioni, il partito chiude”

"Rispetto la sentenza, ma c'è un tema di esercizio di democrazia, se tutto fosse applicato alla lettera stiamo parlando della chiusura di un partito"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

VENEZIA – “Rispetto la sentenza, ma c’è un tema di esercizio di democrazia, se tutto fosse applicato alla lettera stiamo parlando della chiusura di un partito“. Lo afferma il governatore del Veneto Luca Zaia, oggi a Tgcom 24, facendo riferimento alla decisione della Cassazione di disporre il sequestro di 49 milioni di euro dai conti della Lega.

“Sono una cifra paurosa”, continua il governatore, “non vorrei che i cittadini pensassero che i partiti navigano nell’oro mentre questi si autofinanziano: paghiamo le tessere e facciamo i versamenti”.

Ed entrando nel merito della sentenza, ci sono “in ballo questioni contestabili, come la vicenda di Bossi e Belsito, ma mi fermerei lì. Pensare che da questo, per tutta un’architettura dell’accusa, si arrivi a una contabilità di 49 milioni mal spesi o spariti la vedo molto dura”, conclude Zaia.

Leggi anche:

Conti Lega, il Carroccio chiede incontro a Mattarella

Magistrati a Salvini: “Nessun attacco alla democrazia”

Lega: “Dalla Cassazione attacco alla democrazia”

Lega, Cassazione: “Sequestrare soldi”. Salvini: “E’ sentenza politica”

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»