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Al Forum Angi è stato firmato il ‘manifesto per un’Italia competitiva’

Allo Young Innovators Business Forum a Milano i leader di governo, imprese e startup uniti per il futuro

Pubblicato:05-06-2024 17:02
Ultimo aggiornamento:05-06-2024 17:02
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ROMA – Lo Young Innovators Business Forum (YIBF) si è concluso con grande successo presso l’Auditorium Testori di Milano. L’evento ha riunito leader di governo, imprese e startup per discutere il futuro dell’innovazione. Relatori di spicco hanno animato una serie di tavole rotonde e panel di discussione su una varietà di argomenti relativi all’open innovation, l’intelligenza artificiale, la competitività e l’importanza di una maggiore armonizzazione delle normative a sostegno della crescita del comparto imprese e ricerca&sviluppo.

Al centro dei dibattiti è emersa la necessità di creare un ecosistema aperto e collaborativo che favorisca la crescita di startup e imprese innovative. Durante l’evento è stato presentato il Manifesto per un’Italia competitiva all’insegna dell’Open Innovation, una roadmap per accelerare il processo di innovazione nel Paese. In particolare, il Manifesto delinea una serie di proposte concrete per favorire l’innovazione in Italia, tra cui: aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al fine di aumentare gli investimenti pubblici e privati in questo settore; creazione di un ecosistema aperto e collaborativo volto a favorire la collaborazione tra grandi aziende, startup e università è essenziale per accelerare lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi; sviluppo di competenze digitali per rafforzare l’insegnamento delle competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) nelle scuole e di promuovere la formazione continua per i lavoratori; sburocratizzazione atta a velocizzare la pubblica amministrazione e semplificare le normative per rendere più facile la crescita delle imprese votate al digitale; promozione dell’open innovation per le imprese atte ad adottare pratiche di open innovation, come la collaborazione tra startup, grandi aziende, università e centri di ricerca.

Il Manifesto per un’Italia Competitiva rappresenta un passo importante verso un futuro in cui l’Italia possa essere protagonista dell’innovazione a livello globale. Con l’impegno di tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni alle imprese, dalle università alle startup, l’Italia può cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale e costruire un futuro più prospero e sostenibile. “Quella del Manifesto- sottolinea il sottosegretario Bitonci- è la mission del nostro ministero che con la nuova denominazione punta a creare innovazione e nuove imprese. Sui diversi settori innovativi abbiamo un’idea precisa, l’UE deve indicare gli obiettivi lasciando liberi gli Stati membri di raggiungerli autonomamente, ognuno secondo le proprie eccellenze nazionali. Importante è la neutralità tecnologica secondo cui fissati gli obiettivi e i parametri sono le nostre eccellenze a intraprendere liberamente la propria strada“.


A commentare il manifesto anche startupper di successo, economisti e istituti di ricerca. Federica Pasini, Ceo e co-Founder di Hacking Talents commenta: “Sono nel mondo delle startup da più di 10 anni e tutti i punti del manifesto sono essenziali. Di particolare rilevanza sono i punti 3 e 7 del manifesto: infatti, manca una mentalità di sistema che veda il coinvolgimento di più attori, piccoli e grandi; inoltre è fondamentale avere capitale di rischio e il mindset giusto per innovare e approcciarsi al rischio. Credo che l’elemento decisivo sia il mettere a sistema queste risorse ed energie e l’assenza di investimenti”. Segue Manila Di Giovanni, Ceo e Founder di D-World che dice: “Purtroppo, la maggior parte degli investimenti vengono fatti negli Stati Uniti e in Cina. Le migliori risorse in Europa si stanno spostando verso orizzonti più favorevoli all’innovazione, noi scontiamo un importante ritardo in questo senso. Poi c’è un tema fondamentale dell’innovazione, quando ci sono startup innovative devono fare i conti con normative nazionali diverse, frammentate, lente, che devono essere poi implementate con tempistiche lunghissime. Bisogna poi velocizzare i tempi: la regolamentazione è un problema per l’innovazione”.

Dal mondo imprese, Flavio Arzarello, Public Policy Manager, Economic and Regulatory policy, Italy presso Meta evidenzia: “Completamento del mercato unico digitale, armonizzazione della regolamentazione tra i ventisette Stati Membri e un rapporto di partnership sull’intelligenza artificiale tra UE e aziende tech americane attorno a valori comuni”. Sono queste le priorità individuate da Flavio Arzarello, responsabile degli Affari economici e regolatori di Meta per l’Italia che è intervenuto allo Young innovators business forum in corso a Milano. Secondo Meta “l’Europa ha la possibilità di recuperare il ritardo accumulato se nei prossimi 5 anni arriverà a un quadro normativo armonizzato che accompagni e non ostacoli l’innovazione“. In questa direzione Arzarello ha proposto di accompagnare a ogni nuova proposta di legislazione una “valutazione di impatto sulla competitività attraverso una rigorosa analisi economica”.

Infine, interviene sul tema Cesare Pozzi, Docente di Economia Applicata Luiss: “Spesso si regola eccessivamente, c’è quasi una naturale tendenza a regolare troppo che l’Europa ha pienamente assunto mentre non bisogna farsi prendere la mano troppo con le regole. L’Europa non riesce più a innovare: pensiamo ancora di essere leader, di guidare le trasformazioni ma forse dovremmo fare un bagno di umiltà e pensare ad innovare“. Mentre per Carlo Stagnaro, Research and Studies Director Istituto Bruno Leoni: “Quello che abbiamo alle spalle è un quinquennio in cui l’UE ha fatto molto, forse troppo. Si è guardato con sospetto qualsiasi innovazione, e anche l’agire di alcuni soggetti particolarmente importanti. Questo ha portato a tanti regolamenti, normative, che ora stanno iniziando a generare i veri effetti. La prossima legislatura forse dovrebbe concentrarsi sul correggere alcune cose, sul disfarsene altre. Bisogna forse capire una cosa, che è più importante essere leader nell’innovazione piuttosto che nella regolamentazione. È più importante essere leader nell’innovazione che nella regolamentazione“.

Conclude Eleonora Faina, Direttore Generale Anitec Assinform che puntualizza così: “L’Europa potrebbe fare un po’ meno. Si pensi che l’AI Act sono 400 pagine, difficile applicarlo tutto. Difficile anche per le PMI orientarsi in questo mondo molto complesso per loro. La compliance richiede costi e le PMI devono decidere dove investire, in compliance o in innovazione? Troppe imprese fanno compliance e poche fanno innovazione“.

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