lunedì 12 Ottobre 2026

La guerra del Manchester City al Fair Play Finanziario: fa causa alla Premier League

Vuole far saltare l'impianto di regole finanziarie che è accusato di aver infranto. Il Telegraph: "E' in ballo la sopravvivenza del campionato inglese"

ROMA – Il Manchester City non vuole solo dominare la Premier, vuole avere il potere di farla fallire. Ed è così che è passato al contrattacco legale: ha fatto causa alla lega, per far saltare tutto l’impianto di regole finanziarie che è accusato di aver infranto. Il City vuole abbattere il sistema, conquistarlo definitivamente. Il Times ha lanciato la bomba: porta il campionato in tribunale per eliminare i controlli sul valore degli accordi commerciali stretti dai club con entità dello stesso Stato da cui provengono i proprietario. Si chiamano tecnicamente transazioni con parti correlate (Apt). Senza quel muro di controlli non può esserci fair play finanziario, e a cascata viene giù tutto.

“Il calcio inglese è in una battaglia per la sopravvivenza contro un club di proprietà dei reali di Abu Dhabi, che cerca di mandare tutti gli altri nell’oblio”, scrive il Telegraph. Dall’acquisizione del 2008 da parte di Abu Dhabi, i ricavi commerciali del City sono aumentati da 26 milioni di euro (ultima stagione prima della vendita), a 399 milioni di euro nell’ultimo audit di Deloitte. Il City in pratica vuole eliminare la supervisione sugli affari dei club con enti di Stato come con Etihad per il City, o Sela e altri dall’Arabia Saudita per il Newcastle. Cadrebbero le regole di Fair Play della Premier, le cosiddette regole di profitto e sostenibilità (Psr) che hanno portato a detrazioni di punti per Everton e Nottingham Forest. Significa che club come il City non avrebbero più alcun limite, potrebbero comprare giocatori semplicemente per toglierli ad altri.

Si tratta di una contromossa del City alle 115 imputazioni per violazioni delle regole finanziarie di cui il club deve rispondere. Fra queste c’è appunto anche la possibilità che il City abbia beneficiato di ricavi da sponsorizzazioni gonfiate grazie all’intervento diretto della proprietà del club, usando aziende con sede in Qatar per nascondere finanziamenti diretti e aggirare così le norme.

“Vogliono smantellare la dinamica che ha reso la Premier League meno iniqua e più vincente delle altre leghe europee”, scrive ancora il Telegraph. Ma “trascinare in tribunale la Premier League e gli altri club provoca danni incommensurabili”. Perché “senza incertezza non c’è interesse, e senza interesse non ci sono gli accordi di trasmissione su cui la Premier League ha costruito il proprio potere”.

Non c’è solo il City, scrive il Times. C’è almeno un altro club pronto ad appoggiarli. Perché “il soft power della ricchezza derivante dai combustibili fossili del Medio Oriente si estende anche ad altri proprietari di altri club, e sarà interessante vedere come risponderanno”.

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