Aifi compie 60 anni ed è pronta a nuove sfide, a partire dal fisioterapista di comunità

L'8 giugno l'Associazione italiana fisioterapisti festeggia il suo compleanno e lancia i progetti per il futuro: introdurre modelli innovativi "per incidere in ambito di sostenibilità"
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ROMA – Sessanta anni di lotte per la professione, traguardi e successi. Aifi, l’Associazione italiana fisioterapisti, l’8 giugno festeggia il suo compleanno in un momento di grande trasformazione e cambiamenti non solo legislativi, ma anche della propria realtà interna. Due, infatti, le grandi sfide da cui ripartire per il futuro: il passaggio da associazione maggiormente rappresentativa dei fisioterapisti ad associazione tecnico-scientifica– già riconosciuta con decreto ministeriale lo scorso anno- e il fisioterapista di comunità.

“Ripartiamo dalla consapevolezza di avere radici fortissime, per cui continuiamo a essere grati ai fondatori di Aifi quando questa professione era sconosciuta al mondo”, ha evidenziato Mauro Tavarnelli. Il presidente dell’associazione ha parlato nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati, organizzata in vista dell’evento di sabato: alla residenza di Ripetta a Roma si discuterà dei ‘60 anni di Aifi. Valori, coerenza e prospettive tra passato, presente e futuro‘.

“La nostra è una storia lunga e forte che ha un presente molto intenso e impegnativo”. Il riferimento è alla situazione di stallo che riguarda l’approvazione dei decreti attuativi della legge 3/2018 sul riordino delle professioni sanitarie. “Questa assenza ci sta generando disagi in quanto siamo in una condizione in cui abbiamo l’Ordine ma non gli albi delle singole professioni. Fino a settembre – come previsto dalla normativa – Aifi sarà ancora una AMR ma siamo in piena transizione verso il nuovo status di ATS”, ha ricordato Tavarnelli. “In questa nuova veste continueremo a essere utili e a disposizione della categoria per contribuire allo sviluppo di linee guida”. Ma anche e soprattutto “per incidere in ambito di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale- ha sottolineato Tavarnelli- con l’introduzione di modelli innovativi”. Tra questi, il fisioterapista di comunità e la presenza della nostra figura nelle Case della Salute sono quelli in fase più avanzata, in quanto alcune Regioni stanno adottando modelli atti ad avvicinare le cure alla cittadinanza, soprattutto considerando l’invecchiamento della popolazione e la conseguente necessità di gestire le polipatologie legate alla cronicità.

“Quando diciamo che sarebbe importante avere una presa in carico diretta del paziente da parte del fisioterapista, non è per togliere lavoro a qualcun altro ma per snellire il processo. Ovviamente parliamo di situazioni di disabilità lieve o transitoria che però rappresentano la gran parte delle problematiche quotidiane, ad esempio nel caso del mal di schiena. C’è bisogno di innovare anche in questo senso, perché è incredibile nel 2019 passare una notte in pronto soccorso per una distorsione alla caviglia e appesantire un ambiente deputato solo a particolari condizioni di gravità”. La soluzione individuata è quella di portare avanti la tematica “a livello regionale, come stiamo facendo, visti i livelli di competenza in materia di Salute presenti nel nostro paese”.

Alla conferenza hanno preso parte anche i deputati del Pd, Elena Carnevali e Vito De Filippo, che in qualità di relatrice della legge 3/2018 ed ex sottosegretario alla Salute, hanno seguito da vicino l’iter parlamentare della legge sul Riordino delle professioni.

Coinvolgendo il fisioterapista nelle attività di prevenzione si aprono delle praterie– ha spiegato Carnevali- Arriveremo comunque a questa innovazione, per via legislativa o per via indotta, e penso che la sperimentazione di alcuni modelli già attiva in alcune regioni dà la garanzia di godere di autonomia e di non sovrapporre il fisioterapista ad altre professioni”.

Riguardo all’iter della legge, “sarebbe un peccato mortale se, dopo aver condotto una battaglia faticosa e impegnativa, l’assenza dei decreti attuativi bloccasse il passaggio verso l’Ordine professionale”.

Per De Filippo “c’è ancora un lungo tratto da fare ma conoscendo la vostra forza- ha detto rivolto al presidente Tavarnelli- sono convinto che saprete tenere botta anche in futuro. Vi ascolteremo e sapremo cogliere suggerimenti e spunti, assicurandovi supporto. Vi auguriamo un futuro altrettanto luminoso e decisivo per la vostra professione”. Presente alla conferenza anche il consulente Aran, Francesco Saverio Proia, per il quale “i mesi passano e non vorrei che si restasse nel guado del mostro plurialbo senza l’autogoverno delle singole professioni. La sfida per il futuro sarà insistere sul fisioterapista di comunità e di prossimità, anche alla luce delle pluripatologie croniche e dei nuovi bisogni di salute per una popolazione sempre più anziana”. Innovare, dunque, è la parola d’ordine. Anche se significa “scardinare sistemi- ha concluso Tavarnelli- Siamo in un momento di ‘work in progress’ che spero arrivi rapidamente a conclusione”. Intanto l’8 giugno sarà un momento di festa tra passato e futuro.

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5 Giugno 2019
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