Governo, Pd chiama Conte ‘Cetto La Qualunque’: parapiglia in Senato

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Nell'aula di palazzo Madama, piena di senatori per il debutto del presidente del Consiglio, la tensione accumulata per un'ora esplode alla fine
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ROMA – “Che fai mi minacci? Ma vattene a fan…”. Alle fine qualche straccio è volato. Nell’aula di palazzo Madama, piena di senatori per il debutto del presidente del Consiglio, la tensione accumulata per un’ora esplode sulla fine. A seduta sospesa, mentre i senatori già stanno lasciando l’emiciclo. Protagonisti dello scontro sono Andrea Marcucci, del Pd, e Saverio De Bonis, del Movimento cinque stelle. Dalla tribuna è difficile capire cosa si dicano precisamente i due, ma le schermaglie tra democratici e pentestellati sono cominciate da più di qualche minuto. Soprattutto da quando Conte chiede a Pd e Fi di fare “opposizione costruttiva” e poi assicura che la partecipazione dei ministri ai lavori parlamentari. “Che gentile concessione”, sbotta qualcuno con ironia dai banchi del Pd. Anche da Forza Italia mugugnano, Paolo Romani è il più nervoso di tutti.

Dai banchi del Pd è Davide Faraone ad alzare la voce. Prepara anche un foglio, un minicartello che vorrebbe esporre, sul quale e’ scritto: “Cetto La Qualunque”. Una critica esplicita al premier Conte. Laura Bottici, senatrice del Movimento e questore del Senato, gli si avvicina e lo fa rientrare nei ranghi. Di piu’: lo avrebbe filmato, intimandogli di ritirare il cartello. Faraone abbozza. Qualche banco più in basso ci sono Marcucci e Simona Malpezzi che scalpitano. Bottici va a parlare anche con loro. Matteo Renzi, invece, segue il discorso di Conte in silenzio, ogni tanto frena anche i rumori di protesta che vengono dai banchi del suo partito. Marcucci affronta Bottici a brutto muso: “E quando eravate voi a esporre i cartelli?”, ricorda il capogruppo dem. Bottici replica con irruenza oratoria. Marcucci minaccia di deferirla. Quando la seduta finisce, mentre i senatori defluiscono e in tanti della maggioranza si avvicinano a Conte per stringergli la mano, Marcucci parte spedito verso i banchi del governo. Si rivolge, visibilmente arrabbiato, a Riccardo Fraccaro e Giulia Grillo. I tre però non si intendono. Marcucci è furibondo e continua a inveire rivolto ai Cinque stelle. Qui inizia, a distanza, lo scambio di battute con De Bonis. Che si conclude con Marcucci che esplode: “Che fai mi minacci? Ma vattene a fan…”. La tenzone si chiude con le scuse reciproche.

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