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Uk, gli inglesi che combattono l’Is con i curdi: “May incapace”

A parlare sono i britannici arruolati volontariamente nella milizia curda dell'Ypg, che combattono ogni giorno i jihadisti del Califfato in Siria e Iraq
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ROMA – Theresa May non è in grado di combattere lo Stato islamico (Is), invece Jeremy Corbyn sì. Parola dei britannici arruolati volontariamente nella milizia curda dell’Ypg, che i jihadisti del Califfato li combattono ogni giorno in Siria e in Iraq. Combattenti internazionalisti, riferisce il quotidiano ‘The Independent’, che ne ha raccolto le testimonianze. Convinti che abbia ragione il candidato laburista, che dopo il terzo attacco terroristico subito in pochi mesi ha ricordato i tagli alla polizia imposti dalla premier May quando era ministro dell’Interno, e quindi le ha chiesto di dimettersi. “Giovedì si vota- ha detto Corbyn- non c’è momento migliore per occuparsi di questo problema”.

Solo Jeremy Corbyn sa come fermare l’Isis” hanno detto i combattenti anti-Is: “Attraverso una politica estera fondata sul taglio alla radice ai fondi e alle forniture grazie alle quali si sostengono. Solo lui ha condannato apertamente la repressione in atto contro i curdi in Medio Oriente, in un momento così cruciale, con le Forze democratiche siriane a guida curda sul punto di sconfiggere lo Stato islamico nella sua ‘capitale’ Raqqa”. I combattenti britannici hanno poi accusato May di essere corresponsabile degli ultimi attentati, in quanto avrebbe permesso a individui sospettati di jihadismo di compiere viaggi in Libia durante la guerra civile – ivi compreso Salman Abedi, l’attentatore di Manchester – nonché di aver consentito la vendita di armi ai Paesi che sostengono gli islamisti sul palcoscenico siriano. “Più a lungo Theresa May resta premier, meno al sicuro saremo sia in Siria che nel Regno Unito“, il loro affondo finale. La milizia britannica si batte anche per i valori del socialismo e per questo è nota come Brigata Bob Crow, in memoria del noto leader sindacale. Tre combattenti hanno già perso la vita, mentre altri, una volta rientrati in patria, sono stati indagati.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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