BOLOGNA – “Ci ritroveremo in tv un pluriomicida che biascica cose che fanno solamente male e non aggiungono e non aiutano in niente il percorso verso la verità e la giustizia“. I familiari delle vittime della banda della Uno Bianca sono rimasti sconcertati dalla notizia dell’intervista a Roberto Savi realizzata nella carcere di Bollate dalla trasmissione Belve, che andrà in onda questa sera. “Siamo indignati, riteniamo inopportuna la cosa, che si commenta anche da sola. Noi familiari da anni faticosamente chiediamo di arrivare alla piena verità, invece questa persona sbaglia palcoscenico. Se avesse qualcosa di reale da dire, dopo 32 anni di totale silenzio, avrebbe ben altri a cui rivolgersi. C’è un ‘indagine ancora in corso presso la Procura di Bologna e quindi qualcosa di serio andrebbe detto in quel contesto, non certamente in un palcoscenico televisivo“. A parlare è Alberto Capolungo, presidente dell’associazione delle vittime della Uno Bianca – la banda composta da ex poliziotti che commise decine di rapine e omicidi tra la fine degli anni ’80 e metà degli anni ’90, uccidendo 24 persone-, che commenta la notizia dell’intervista a Roberto Savi, che andrà in onda questa sera a Belve, li ha colti di sorpresa (“Nessuno ci ha avvisato, nè il magistrato di sorveglianza che ha concesso il permesso nè la redazione di Belve“) e li ha lasciati arrabbiati e interdetti. “Io avrò 4 minuti a disposizione per parlare alla Camera in occasione della Giornata in ricordo delle vittime di stragi e terrorismo, il 9 maggio. A Roberto Savi, invece, viene concesso ben altro palcoscenico e audience, in prima serata in televisione”.
“SU MIO PADRE BUGIE, MA QUALI SERVIZI, AVEVA L’ORTO DEI PENSIONATI”
Nell’intervista, Savi parla nello specifico di un episodio, la rapina di via Volturno a Bologna, dove venne assaltata un’armeria e in cui morì l’ex carabiniere Pietro Capolungo, padre di Alberto Capolungo. E dice, oggi, che non fu una rapina, non gli servivano pistole, ma che si trattò di una spedizione commissionata da qualcuno alla banda proprio per togliere di mezzo Capolungo, che avrebbe fatto parte in passato di un organo dei servizi segreti dell’Arma. “Savi dice cose che non sono vere– replica amareggiato Capolungo- mio padre era in pensione, faceva l’orto dei pensionati a Castel Maggiore, la sua esistenza è facilmente ricostruibile, sia quella lavorativa nei Carabinieri, prima alla caserma di via dei Bersaglieri e poi al Nucleo traduzioni del tribunale, e poi quella da pensionato. Mio padre era quanto di più lontano possibile dai servizi segreti“.
“HANNO SEMPRE DETTO DI AVER AGITO PER SOLDI”
E le altre affermazioni di Savi? L’appoggio e la protezione di qualcuno dei Servizi? “Quello che dice qualifica già il personaggio. Da quello che ho sentito, una breve anteprima, Savi dice cose senza costrutto, cose che sembra aver letto sui giornali di terza mano di anni fa. I sospetti sul coinvolgimento di servizi segreti? Quante volte è venuto fuori? Ma, anzi, lui e il fratello Fabio hanno sempre detto che non era vero e che lo facevano solo per i soldi. Non è questo il modo di aiutare i percorso della giustizia. Ora viene a dire che agivano su indicazione dei servizi. Stiamo ascoltando del fumo che vien ancora sparso su questa vicenda che di fumo non ne ha proprio bisogno”.
“QUALCUNO POTEVA AVVERTIRCI”
In attesa di ascoltare l’intervista integrale, Capolugno su sfoga anche sulla questione di non essere stato in alcun modo avvertito. “Questo è un altro degli aspetti fastidiosi della vicenda”, dice. “Eventualmente un magistrato di sorveglianza poteva dirci di aver rilasciato questo permesso“, afferma. “So che altri giornalisti si erano rivolti in passato ai magistrati per avere la possibilità di intervistarlo, non so se fosse stato Roberto Savi a rifiutare oppure un magistrato avesse negato. Resta il fatto che io lo sono venuto a sapere ieri pomeriggio da una giornalista di un quotidiano e non dalla redazione di Belve. È stato molto spiacevole. Se fai una trasmissione del genere, per semplice gentilezza o educazione, si poteva pensare di avvertire i familiari delle vittime. Alcuni di noi rischiano di vedere l’intervista in tv senza sapere prima nulla. E tutti noi ci ritroveremo in tv un pluriomicida che biascica cose che fanno solamente male e non aggiungono e non aiutano in niente il percorso verso la verità e la giustizia”.
“UN’OPERAZIONE SOSPETTA”
Questa intervista per i familiari delle vittime è sbagliato. Di più, è qualcosa di molto ambiguo. “Mi chiedo come mai ci sia questa operazione, che per noi è altamente negativa e anche sospetta. C’è da chiedersi perchè dopo 32 anni va a dire queste cose in tv”, commenta Capolungo. “Proprio quest’anno sono stato invitato a parlare al Senato, nella giornata delle vittime. Avrò 4 minuti per ricordare la nostra terribile vicenda. Ma a Savi viene data un’altra fascia oraria e ben altra audience e flusso mediatico”.





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