ROMA – Un’intervista realizzata nel carcere di Bollate: il capo della Banda della Uno Bianca Roberto Savi è stato intervistato da Francesca Fagnani e la sua intervista andrà in onda questa sera, martedì 5 maggio, dalle 21.20 su Rai 2 (e on demand su RaiPlay). La trasmissione, che diffonde alcune clip di anticipazione, parla di “un’intervista intensa e complessa, con rivelazioni che potrebbero riaprire anche i processi, come da tempo chiedono i familiari delle vittime, convinti che la verità giudiziaria accertata non coincida pienamente con quella storica”. Roberto Savi, il più spietato dei componenti della banda della Uno Bianca, compirà 72 anni fra due settimane e parla per la prima volta dopo 32 anni. Come prevedibile, la decisione di intervistarlo (e di mandare il colloqui in tv) sta sollevando polemiche. Nella scorsa edizione di Belve venne intervistata Eva Mikula, ex compagna di Fabio Savi, fratello di Roberto. La banda della Uno Bianca, composta da ex poliziotti e guidata da Roberto Savi e dal fratello, commise decine di rapine e omicidi tra la fine degli anni ’80 e metà degli anni ’90, uccidendo 24 persone.
LA RIVELAZIONE SUI FATTI DI BOLOGNA
Durante l’intervista, si legge nel comunicato di Belve, Savi “rilegge uno dei fatti di sangue più controversi della storia della Uno Bianca: l’omicidio nell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio del 1991, in cui furono uccisi la titolare Licia Ansaloni e il suo collaboratore, l’ex carabiniere Pietro Capolungo”. Savi, rispondendo alle domande di Fagnani, dice che “non si trattò di una rapina”, come invece stabilito dalle sentenze: “Ma va la, la rapina… Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient’altro che pistole in quella casa” è la rilevazione di Savi. “Qual era il motivo?”, chiede Fagnani. “Lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?” svela Savi. E rivela che quella è stata una delle azioni che alla banda veniva chiesta dagli ‘apparati’. “Ogni tanto venivamo chiamati: “Facciamo così, e facevamo così”, racconta l’ex poliziotto.
“CI HANNO GARANTITO PROTEZIONE. POI CI HANNO FATTO PRENDERE”
“Com’è stato possibile?” affonda ancora Fagnani, “che per sette anni siete andati avanti senza essere scoperti? Come mai non vi hanno preso? Non le sembrava strano?”. “Un po’ sì”, risponde Savi con un sorriso beffardo. “C’è stata una copertura della rete investigativa?”, incalza la giornalista. E il criminale rivela: “Sono subentrati personaggi non delinquenti che ci hanno garantito protezione. Ci sentivamo sicuri di muoverci”, racconta, aggiungendo un importante dettaglio legato alla sua frequente presenza a Roma in quegli anni: “Tutte le settimane, passavo due o tre giorni a Roma”. “Con chi parlava?”, incalza Fagnani. “Eh, con chi parlavo…”, risponde Savi sardonico e prosegue “Andavo giù per parlare con loro”. “Loro chi? I Servizi?”, chiede la giornalista. “Ma sì (…) Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere”.
LE INTERVISTE DI BELVE CRIME
L’intervista a Roberto Savi fa parte della serie ‘Belve Crime’, in cui vengono fatti parlare “colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini per esplorare il lato oscuro dell’animo umano”. In questa stessa serie, in una precedente edizione ,venne intervistato Massimo Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirsario.
Le altre interviste di Belve Crime sono a Katharina Miroslawa e Rina Bussone.
La storia di ciascun ospite verrà introdotta da Elisa True Crime, youtuber e podcaster che presenterà il protagonista e la sua vicenda.





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